Chi c’è al capezzale del comatoso Salone del Libro di Torino?

Cultora-SaloneTorinoSiamo sinceri: pensavamo (ovvero ci hanno fatto credere) che fosse forte, atletico e aitante, invece il Salone del Libro di Torino è un malato claudicante, parecchio deperito se non già in stato comatoso. Ed è una cosa parecchio brutta, sia chiaro, dacché, piaccia o meno, si sia guastato e volgarizzato oppure no, resta almeno in linea teorica l’evento dedicato ai libri e alla lettura più importante in Italia, e potenzialmente il più prestigioso nonché fruttuoso per il comparto stesso.
Bene (male): posto ciò, come rivela l’articolo di Federica Colantoni su Cultora (cliccate sull’immagine lì sopra per leggerne l’originale), chi si sta ora organizzando per cercare di portare i soccorsi, o quanto meno qualche utile aiuto, al suddetto malato grave torinese? Gli editori, ok, ma quali? Quei grandi gruppi editoriali che hanno biecamente lottizzato il Salone con i propri megastand-supermercato relegando i piccoli e gli indipendenti a (quasi) mere comparse? No. Non sono pervenuti, lorsignori. Sono soprattutto gli editori indipendenti, piccoli e medi, a mettersi per primi in azione e cercare di salvare il Salone: Instar Libri, Chiarelettere, Minimum Fax, Sellerio… Poi c’è Longanesi, nome già più affine alla grande editoria ma dotato di propria fama prestigiosa, mentre degli altri oligopolisti dominatori del mercato editoriale nostrano, al momento in cui scrivo queste mie note, non c’è traccia. Arriveranno, probabilmente, quando capiranno come mettersi di traverso e far passare tale iniziativa di salvataggio come proprio merito esclusivo… In ogni caso, al momento, chi si sta impegnando per salvare l’evento torinese è soprattutto quella parte di editoria che dall’evento stesso è stata non di rado presa a pesci in faccia. E chissà, nell’augurabile caso che il salvataggio vada a buon fine, se il Salone si ricorderà poi di ciò, o se tornerà inesorabilmente a genuflettersi al volere e alle pretese dei grandi editori – quelli che vorrebbero tenere alto il vessillo della lettura e della produzione letteraria nazionale ma che, negli ultimi lustri, non hanno fatto che danni, oltre a un sacco di libracci di infimo livello.

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