Le montagne che resistono, al Rifugio Guido Muzio

C’è quel ben noto modo di dire popolare che parla di «prendere due piccioni con una fava», lo conoscete certamente. Be’, qui si può trarne una versione ben più intrigante: prendere due narratori con un rifugio! Uno musicale, Diego Meggiolaro, l’altro letterario, Enrico Camanni, entrambi al Rifugio Guido Muzio, nella spettacolare Valle Orco lungo la strada che sale al Colle del Nivolet.

Camanni è sempre un personaggio estremamente affascinante da ascoltare, che racconti dei suoi libri o di altre cose di montagna, ma non posso che pensare che le sue parole accompagnate dalla chitarra di Meggiolaro creeranno una narrazione veramente “speciale” e sicuramente, a suo modo, rivoluzionaria.

Se potete, andateci; nell’immagine della locandina lì sopra trovate le info necessarie. Sarà senza dubbio una gran bella esperienza.

Il coronavirus e la teoria della relatività

Ringrazio di cuore Toni Farina, membro del Consiglio Direttivo del Parco Nazionale Gran Paradiso e storico esponente di Mountain Wilderness Italia, per avermi concesso l’assenso alla pubblicazione di questo illuminante testo, tratto dalla sua pagina Facebook: parole essenziali ma alquanto potenti per questi tempi “eccezionali” in senso negativo, e per territori che eccezionali lo sono sempre, in senso positivo.
La foto è tratta dal corredo di immagini dell’articolo su Facebook.
Buona rapida lettura e buone
prolungate riflessioni!

Noasca, il corona virus e la teoria della relatività

Mi è capitato sui social (e non solo) di polemizzare amichevolmente con gli abitanti delle “terre alte” sul tema “si vive meglio in pianura o in montagna”. Sempre in modo leggero e costruttivo, anche perché il tema a mio parere è abbastanza sterile. E più che altro tutto è (abbastanza) relativo.
Insomma, la relatività non è (solo) una teoria.
Ci pensavo ieri osservando dalla pianura lo straordinario arco di montagne che, complice la giornata super-limpida, si offriva alla vista e alla vita.
Una meraviglia, ma allo stesso tempo una beffa.
Una (sopportabile) sofferenza per noi ammalati di montagna.
Guardare ma non toccare, è però la regola, sancita da un decreto. Regola valida per bimbi e adulti.
Soprattutto adulti…
E allora mi sono venuti in mente i (pochi) abitanti di Noasca, per i quali la regola “non uscire dal proprio comune” assume una valenza particolare. Certo diversa dagli abitanti dei borghi di pianura. Valenza che li accomuna agli abitanti di Locana e Ceresole e, in genere, alla gran parte dei comuni di montagna.
Ma Noasca ha un privilegio (se così si può definire): il territorio del comune si spinge sulla cima del Gran Paradiso.
Da 1000 a 4000 metri!
Noasca. Non offre l’impatto visivo della real Ceresole, con le dentate e scintillanti vette di carducciana memoria. Al contrario, se ne sta lì infossata nella valle, con aggettanti scudi di gneiss che incombono sul campanile.
E quella cascata che pare arrivare da chissà quali altezze.
Da chissà quali mondi.
E suggerisce viaggi. Noaschetta, Ciamosseretto, Roc… Fortunati gli abitanti di Noasca.
Relativo?