Cederna, Zanzotto, Di Beaco: voci imperiture contro la distruzione delle montagne

Osservo con sgomento l’aggressione alla montagna con il cemento e la ferraglia di impianti di risalita costruiti rovinando paesaggi di millenario splendore […] in presenza dell’avidità e del cinismo di speculatori e costruttori, dell’ignoranza e della mancanza di sensibilità di tanti cittadini comuni, dell’assenza di cultura e di senso di responsabilità di molti politici.

[Antonio Cederna in La distruzione del paesaggio in Italia, Einaudi, 1975.]

L’aspetto più urtante, almeno visualmente, di come è cambiato il Veneto è l’aggressione al paesaggio. Alla scomparsa del mondo agricolo ha corrisposto una proliferazione edilizia inconsulta e casuale, con un’erosione anche fisica del territorio attraverso forme di degradazione macroscopica dell’ambiente. Ora, tutta questa bruttezza che sembra quasi calata dall’esterno sopra un paesaggio particolarmente delicato, “sottile” sia nella parte più selvatica come le Dolomiti, sia in quella più pettinata dall’agricoltura, non può non creare devastazioni nell’ambito sociologico e psicologico. Vivere in mezzo alla bruttezza non può non intaccare un certo tipo di sensibilità, ricca e vibrante, che ha sempre caratterizzato la tradizione veneta, alimentando impensabili fenomeni regressivi al limite del disagio mentale. Per esempio, aggressività, umori rancorosi, intolleranze e spietatezze mai viste, secondo la logica di sbrogliare la crisi sociale etnicizzandola. E così è successo perché, in realtà, quell’orrenda proliferazione edilizia è scaturita appunto dall’affievolirsi di antiche virtù.

[Andrea Zanzotto in In questo progresso scorsoio. Conversazione con Marzio Breda, Garzanti, 2009.]

Le montagne di adesso. Violentate e sporche. Invase come un supermarket, vendute come volgare merce, comperate e divorate con l’avidità di consumare tutto.

[Bianca di Beaco in Le montagne del ricordo, su “Liburnia”, annuario della sezione di Fiume del Club Alpino Italiano, 1982.]

Sono parole di tre grandi personaggi italiani che già decenni fa avevano intuito e denunciavano la distruzione e il degrado del territorio e delle montagne italiane sottoposte alla cementificazione più incontrollata, funzionale ai tornaconti di certa imprenditoria e della politica. Tre voci chiare e inequivocabili di tantissime altre che nel tempo, con altrettanta forza, hanno speso parole e opinioni similari, tentando di frenare il consumo del paesaggio e di sensibilizzare l’opinione pubblica al riguardo. E se nella società civile col tempo sta aumentando sempre più la consapevolezza circa la necessità di tutelare i territori naturali e non antropizzati da ulteriori assalti cementizi – al netto di una fetta ancora ampia di persone che invece decidono mantenere spento il cervello e lasciarsi irretire dalle lusinghe del turismo massificato più becero e insostenibile) – la politica continua a girarsi dall’altra parte promuovendo e spalleggiando la gran parte degli interventi e delle opere più impattanti, degradanti e distruttive per le montagne: le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, che guarda caso interessano i territori di origine di Cederna (la Valtellina) e di Zanzotto (le montagne venete), lo stanno dimostrando ampiamente.

[Lavori “olimpici” a Livigno: la montagna sempre più sventrata, modificata, resa artificiale. Foto di Savio Peri.]
Posto ciò, la domanda fondamentale che scaturisce da tale realtà di fatto è sempre quella: andiamo avanti così, facendo che presto i moniti come quelli sopra citati di figure pur così prestigiose diventino sentenze di condanna definitive, oppure finalmente chiediamo conto alla politica delle proprie azioni intimandole di agire non più per i propri interessi elettorali particolari ma finalmente per il bene autentico dei territori montani e delle comunità che li abitano, promuovendo in essi uno sviluppo socioeconomico organico e realmente sostenibile?

Sarebbe bene decidersi alla svelta, non potendo sapere se il punto di non ritorno sia già stato superato. Speriamo di no, ovviamente.

Fare i conti della serva (olimpica)

Secondo lo studio “L’Italia unisce il Mondo. Milano Cortina 2026: costruire ponti attraverso lo sport” della Banca Ifis, le Olimpiadi invernali avranno un ruolo cruciale per l’economia italiana. Il report ha infatti calcolato che l’impatto complessivo dei Giochi invernali sarà di circa 5,3 miliardi di euro, con benefici concreti sia nel breve che nel lungo periodo per i territori interessati.

Bene, ottima cosa.

Tuttavia il cittadino consapevole ricorderà senza dubbio che la campagna di monitoraggio “Open Olympics 2026”, promossa da 20 realtà civiche locali e nazionali con il sostegno di una rete internazionale, ancora nel 2024 ha quantificato spese potenziali per oltre 5 miliardi e 720 milioni di Euro, suddivise in 1 miliardo e 600 milioni per la realizzazione dei Giochi, e 4 miliardi e 120 milioni per le opere connesse, di cui il 68% assorbite da 45 opere stradali.

Facendo «i conti della serva», 5,3 miliardi di “ricavi” meno 5,72 miliardi di spese (sostenute da denaro pubblico) fa, già ora, un disavanzo di 420 milioni di Euro. È un calcolo elementare, certo, ma inevitabilmente significativo.

Ecco, se «fare i conti della serva» significa che bisogna essere molto minuziosi e precisi nel conteggio dei soldi da spendere per poter giustificare in modo legittimo e attendibile le spese fatte, mi sa che la “serva olimpica” così minuziosa e credibile non lo è mica tanto!

Come diventare ricchisssssimi grazie alle Olimpiadi invernali

Misurare la neve per le prossime Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 sulle montagne lombarde?

Wow, bella storia… così ci si può fare pure qualche soldo – com’è giusto che sia, visto l’incarico professionale di alto profilo richiesto – grazie all’organizzazione olimpica!

Vediamo un po’ che dicono al riguardo i due avvisi:

Accidenti… QUANTI SOLDI, eh! Toccherà aprire un conto in Svizzera a quelli che verranno scelti!

P.S.: no, non è uno scherzo, il primo di aprile è lontano. È tutto vero, già.

Milano è (ancora) una “città alpina”?

Cari amici, vi pongo una domanda – definirlo “sondaggio” mi pare anche troppo – che rivolgo a tutti ma in particolar modo, inevitabilmente, ai milanesi:

MILANO SI PUÒ (ANCORA) CONSIDERARE UNA “CITTÀ ALPINA”?

Un tempo veniva ritenuta regolarmente tale: per la vicinanza geografica ai monti, per l’assidua frequentazione di essi da parte dei milanesi di città, per i conseguenti legami variamente sociali economici, culturali con i territori alpini e prealpini contigui, eccetera. Con le prossime Olimpiadi invernali si vorrebbe rimarcare, o reinventare (in maniera poco o tanto discutibile, non è questo il problema ora) quel legame: ma ci sta? Milano è ancora una città alpina, o non più? Oppure non lo è mai stata nemmeno prima?

Come sempre, grazie di cuore fin d’ora per le risposte e le considerazioni che vorrete esprimere.

Milano-Cortina 2026: un’altra medaglia d’oro nelle gare di inettitudine

[Il cantiere dell’Arena Santa Giulia lo scorso gennaio 2025. Immagine tratta da https://blog.urbanfile.org.]
Eccovi un ennesimo esempio che dimostra bene con quanta superficialità e incompetenza si stiano organizzando le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

A Milano, le società che si stanno occupando del progetto del PalaItalia di Santa Giulia (Rogoredo), dove verranno disputate le gare di hockey su ghiaccio, hanno fatto sapere che non faranno in tempo a costruire entro il prossimo febbraio le strade e le infrastrutture permanenti che serviranno per arrivarci. Dunque, il comune di Milano dovrà quindi investire più di 7 milioni di euro per la creazione di strade provvisorie che verranno usate solo per le Olimpiadi e poi smantellate. Una spesa che il comune non avrebbe dovuto sostenere (a favore di un impianto privato, per giunta), dal momento che nel 2019 era stata approvata una delibera che prevedeva che non fossero investiti fondi comunali per le Olimpiadi.

In altre parole: ulteriori soldi pubblici – miei e vostri, già – che verranno gettati al vento. Per cosa? Per queste Olimpiadi degli affarismi, della supponenza e dell’incompetenza? Anche no! – ci sarebbe da dire, se non fosse ormai troppo tardi e fossimo in un paese realmente democratico.

Milano-Cortina 2026: il gran florilegio di lodi e glorie che al riguardo ovunque sentiremo, da qui al prossimo febbraio, servirà solo a nascondere il disastro che verrà. Scommettiamo?