Gli omofobi? Omofili!

Comunque mi pare del tutto palese che le frequenti manifestazioni di omofobia delle quali si legge sui media (e di chissà quante non si sa nulla) denotino in verità una omosessualità repressa in colui che se ne rende protagonista, la cui natura erompe inevitabilmente in tal paradossale modo. In pratica: l’omofobo vorrebbe manifestarsi per l’omosessuale che è ma non ne ha il coraggio, dunque odia quelli che invece il coraggio di manifestarsi per ciò che sono ce l’hanno e che, in tal modo, mettono in evidenza la sua pusillanimità. Un po’ come quello che – esempio casuale – non riesce a imparare a sciare e a vincere la relativa paura, così va in giro a dire che lo sci fa schifo e gli sciatori sono dei poveracci sfigati. Ecco.

Insomma, non ce l’hanno veramente con le persone LGBT e con le loro idee: ce l’hanno con loro stessi, con le loro inguaribili debolezze, poverini! E’ una specie di devianza maniacale di natura intimamente autolesionista ma con manifestazioni esteriori facinorose-aggressive. Una “psicosi”, in parole povere: una malattia che va curata, ecco. Magari a colpi di rossetto, cerone e canticchiando brani di Cristiano Malgioglio, eh!

Oscurantismo 2.0 (Se gli “immorali” sono ben più morali dei moralisti…)

Conosco molti furfanti che non fanno i moralisti, ma non conosco nessun moralista che non sia un furfante.

(Indro Montanelli)

Frontespizio dell’Indice dei libri proibiti, 1564. Dalla voce “Oscurantismo” di Wikipedia
Leggo di questa proposta di un “esponente politico” di Verona, contenuta in una mozione presentata in consiglio comunale, con la quale si vorrebbero segnalare in una sorta di elenco di proscrizione gli insegnati di scuola pubblica che dovessero affrontare in classe tematiche LGBT quand’esse risultino “in contrasto con i principi morali e religiosi” di anche un solo genitore di un alunno di quelle classi. Attenzione: trattare tematiche LGBT, non sostenere.
Per la cronaca, la mozione è stata approvata a maggioranza.

Leggo ciò, e subito mi viene in mente un’altra cosa letta qualche tempo, ovvero che in Iran, prima dell’avvento del regime degli Ayatollah, c’erano (tra le altre cose) alcuni tra i migliori musicisti jazz di tutta l’Asia – uno tra tutti il celeberrimo Vigen Derderian. Poi, appunto, vennero gli Ayatollah, e misero al bando – continuando a farlo tuttora – quei mirabili musicisti insieme a tanti altri artisti e intellettuali, perché ritenuti “in contrasto con i loro principi morali e religiosi”.

Verona, Italia, democrazia, libertà. Iran, regime, dittatura, repressione. E identici “principi”, già.

La realtà è che quando una comunità, sia essa uno stato o che altro, decide stoltamente di “scendere” dal corso del tempo e della storia – il quale avanza a prescindere, nel bene e nel male, e sta a chi è “a bordo” mutare l’eventuale male in altrettanto bene – è come se scendesse da un treno in corsa. Si farà del male, inevitabilmente, e la sua stupidità (palesemente dimostrata dal suo gesto) sarà tanto grande che avrà pure il coraggio di dare la colpa al terreno perché “è troppo duro”. Non solo: il corso del tempo e della storia sarà ormai fuggito via e se ne andrà sempre più avanti, relegando quella comunità sempre più indietro rispetto al presente e alla realtà delle cose, nel passato più oscuro e inerte, ovvero più succube e sottomesso. Proprio lì dove i principi morali e religiosi – da sempre imposti dall’alto – sono più importanti della libertà dell’individuo.