Veneziafagìa

Anche così si divora il patrimonio culturale italiano, per di più in uno dei tesori assoluti di cui l’Italia dovrebbe vantarsi:

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Poi si dirà che tali mostri portano un sacco di denaro a Venezia e agli esercizi commerciali della città e potrà essere anche vero (come alcuni sostengono, mentre altri assicurano l’esatto contrario). Tuttavia, a mio modo di vedere, quando uno scempio è palesemente tale, rende insostenibile qualsiasi tornaconto, sempre e comunque. A meno che si voglia apporre su Venezia una data di scadenza, probabilmente prossima: ma lo si dica chiaramente, senza più vuote, insulse e ipocrite parole di senso opposto; e, in ogni caso, ogni persona di buon senso (civico e non solo) dovrebbe tenacemente opporsi a ciò.
Fosse per me, lo farei con dei buoni Mark 46, con salvataggio dei passeggeri effettuato dai gondolieri, ovviamente a pagamento. Ma suppongo che i soliti benpensanti – magari quelli del genere descritto da David Foster Wallace in questo suo celebre libro, parecchio in tema con quanto qui disquisito – non siano d’accordo.

Le foto dell’articolo fanno parte di Mostri a Venezia, l’esposizione delle immagini scattate Gianni Berengo Gardin – uno dei più grandi fotografi italiani – per documentare il quotidiano usurpante passaggio di mastodontiche navi da crociera nel Canale della Giudecca di Venezia, organizzata dal FAI-Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Fondazione Forma per la Fotografia e Contrasto, dall’11 Luglio al 28 Settembre prossimo presso Villa Necchi Campiglio, a Milano.
Cliccate QUI per visitare il sito web di Fondazione Forma e conoscere ogni dettaglio sulla mostra, su come visitarla e – aggiungo io – su come finalmente e definitivamente rendersi conto di quanto sia urgente e indispensabile fermare la Veneziafagìa dei mostri d’acciaio galleggianti.

David Foster Wallace, “Una cosa divertente che non farò mai più”

Sovente si ha l’impressione, nei casi di suicidio di personaggi pubblici e ovviamente tralasciando qualsiasi riflessione sulla mera tragicità di essi, che siano serviti a perpetrare e immortalare, nel vero senso della parola, la conoscenza di quei personaggi, facendo in modo che se ne parli più di quando erano vivi. Molte volte ciò è avvenuto senza reali meriti oggettivi e più per via della suggestione popolare; in altri casi – purtroppo e ribadisco: purtroppo! – le improvvise e tragiche dipartite hanno contribuito a dar modo di parlare pubblicamente di personaggi che, altrimenti, sarebbero rimasti nell’ombra o poco fuori, pur invece detenendo meriti assolutamente degni di essere considerati da pubblici ben più vasti. E’ d’altronde una considerazione ben nota, questa, tanto quanto amara: in certi casi solo la sempiterna presa suggestionante della morte sulla superficiale opinione pubblica sa donare quella celebrità che una vita intera di impegno e di lavoro non ha saputo dare…
David Foster Wallace è, a mio parere, un caso emblematico di quanto sopra esposto. Veramente non so quanto si sarebbe parlato di lui e dei suoi scritti – al grande pubblico al di fuori dei natii USA – senza il suo tragico e per certi versi inspiegabile suicidio. E infatti, ad esempio, tanto si è parlato e scritto di lui lo scorso febbraio, in occasione del suo “virtuale” cinquantesimo compleanno; in ogni caso, quando si parla di autori letterari forse più che in altri ambiti artistici, non bisogna mai scordare che sono i libri a parlare e parlarci di chi li ha scritti, e senza dubbio più per scelta personale che per quanto letto in giro, ho voluto che di David Foster Wallace mi potesse parlare Una cosa divertente che non farò mai più, da poco riedito da Minimum Fax con la traduzione di Gabriella D’Angelo e Francesco Piccolo…

Leggete la recensione completa di Una cosa divertente che non farò mai più cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!