Fare fronte comune in difesa dei luoghi che abitiamo

La giornata di ieri a Osio Sopra (Bergamo) dedicata al futuro dei nostri luoghi urbani e naturali nella crisi socio-ambientale in corso, alla quale ho avuto il piacere di partecipare in qualità di “moderatore” (ma ancor più di persona lì per conoscere e imparare cose interessanti) ha rappresentato un’altra bella e preziosa occasione di narrazione, dialogo, confronto, proposizione e, ultimo ma non ultimo, presa di coscienza civica sul mondo che abitiamo e su cosa vogliamo che sia da qui al domani.

Le esperienze delle “Creature del Don Bosco” sulla mobilitazione che ha fermato la distruzione del Parco Don Bosco di Bologna salvandolo dalla cementificazione selvaggia, di “I sollevamenti della terra” sulla vicenda dell’impianto di risalita al Corno alle Scale, sull’Appennino Tosco-Emiliano, ennesima opera sciistica che nasce già morta viste le quote (sotto i 1700 metri) alle quali viene realizzata, e del Collettivo “Terre Alt(r)e” sull’ormai famoso – e/o famigerato – collegamento sciistico tra Colere e Lizzola, narrate dai diretti protagonisti e messe in relazione grazie agli aspetti che li accomunano – perché tali progetti calati dall’alto sui territori senza alcuna interlocuzione con i loro abitanti si basano su dinamiche sempre uguali, in fondo – contribuiscono a creare quella rete civica soggetti che fa ciò che troppo spesso la politica amministrativa non fa: ragionare con buon senso e lungimiranza sul destino dei propri territori elaborando per essi le iniziative più consone ai luoghi e alle comunità che li abitano. Un movimento che mette in pratica quell’ecologia popolare (cit. Sarah Gainsforth) che non mira solo alla salvaguardia ambientale ma, ancor più, a costruire il paesaggio abitato per come lo identifica la sua stessa definizione: una relazione armoniosa tra elementi naturali e presenza antropica, per il quale non conta tanto ciò che si fa ma come lo si fa e quanto sia consono ai luoghi e alla quotidianità delle persone che vi abitano.

Ringrazio di cuore Michela Benaglia che mi ha coinvolto con la raccomandazione degli amici di “Terre Alt(r)e”, l’associazione “Libera la Festa” che ha organizzato la giornata e i ragazzi di Joe Koala che l’hanno ospitata nel loro bellissimo spazio verde.

Alla prossima – cioè, a domenica prossima 1 giugno a Oltre il Colle (sì, a breve ne saprete di più!)

C’è qualcosa di ancora più spaventoso di orsi e lupi, sulle nostre montagne

[Una delle foto che il fotografo Agostino Furno ha potuto scattare all’orso incontrato in Valfurva, tratta da www.ildolomiti.it.]
Il recente caso di incontro ravvicinato tra un uomo e un orso in Valtellina ha fatto subito agitare certi soggetti – anche istituzionali – particolarmente ansiosi che hanno paventato ricadute negative sul turismo. Al proposito s’è distinta la sindaca di Lovero, piccolo comune all’ingresso dell’alta valle, la quale sugli organi di informazione locale non ha esitato ad affermare che «se vogliamo una montagna viva, produttiva e accessibile, dobbiamo porci il problema del numero sostenibile di grandi carnivori. Un numero che, realisticamente, non può essere altro che il più prossimo possibile allo zero.»

«Realisticamente» lo sterminio di lupi e orsi, in pratica.

Be’, posto che in Trentino – territorio dell’orso per antonomasia, nelle Alpi italiane, posti anche i noti casi di cronaca – il turismo lo scorso anno è persino aumentato rispetto agli anni precedenti, prova che di ricadute negative sul turismo l’orso non ne genera affatto (anzi!), a leggere affermazioni così retrive come quelle della sindaca di Lovero mi viene da temere che il vero elemento repulsivo per l’immagine di un territorio, e dunque anche per la sua attrattività turistica, sia proprio un amministratore locale che dice cose talmente prive di buon senso e di logica scientifica e culturale. Cioè mancante di sensibilità e cura verso il proprio territorio del quale, temo, evidentemente non comprende appieno le peculiarità e le potenzialità.

Altro che l’orso!

Detto ciò, posso comprendere che si possano considerare ben elaborate strategie contenitive (non certo lo sterminio!) su base scientifica (non certo ideologico-politica!) della presenza dei grandi carnivori nei territori alpini antropizzati, soprattutto al fine di favorirne la convivenza (c-o-n-v-i-v-e-n-z-a!) con le attività agricole operanti in loco, ma parimenti ci sarebbero da attuare efficaci strategie culturali per contenere le sfrenatezze ideologiche di certi soggetti, soprattutto se istituzionali. È ormai evidente che il “problema” di orsi e lupi deriva soprattutto da queste figure, non dagli animali stessi.

Quindi, se qualcuno avesse voluto andare a Lovero magari sperando di osservare – da lontano e assumendo il comportamento corretto – qualche esemplare della fauna selvatica ma decidesse di non andarci dopo aver letto le parole della sindaca, mi dispiacerebbe ma lo capirei, ecco.

Anche il Sasso Nero, in Valmalenco, rischia di essere devastato da una nuova (e assurda) seggiovia

[Veduta panoramica e “didattica” del Sasso Nero, tratta da www.paesidivaltellina.eu.]
Il Sasso Nero è una delle montagne più particolari della Valmalenco. Non è affatto tra le più alte (“solo” 2921 m mentre a poca distanza ci sono il Bernina e il Disgrazia con le loro alte quote e le più spettacolari imponenze morfologiche) ma ha un corpo parecchio articolato, poliedrico, con un’alternanza di pendii rocciosi e di ganda, canaloni di varia foggia, pianori erbosi, la cui sommità, facilmente raggiungibile, offre uno dei panorami più ampi e grandiosi della Valmalenco e delle Alpi lombarde, anche in forza della sua posizione centrale nell’arco dell’alta valle.

È una montagna (il cui oronimo deriva dal colore scuro delle sue rocce) poco appariscente rispetto a molte altre circostanti ma che offre bellezze e fascini notevoli, a volte inaspettati e per questo sorprendenti. E che rischiano di essere persi per sempre, visto che pure quassù si vuole imporre con la forza un nuovo impianto sciistico del comprensorio di Chiesa Valmalenco: una nuova seggiovia quadriposto «destinata al freeride, cioè allo sci fuoripista su neve fresca, in un versante dove la neve fresca, semplicemente, non c’è» come si legge in un comunicato di Mountain Wilderness Italia che trovate qui.

[Una porzione del rinomato panorama visibile dalla vetta del Sasso Nero, qui verso nord sulle cime più alte del Bernina. Immagine tratta da lemontagne.net.]
Ne scriverò anch’io a breve perché, da quanto se ne può ricavare, si palesa un ennesimo intervento illogico (come accennato, il versante sul quale verrebbe realizzato è rivolto a sud in pieno Sole e non potrà mai garantire quantità e qualità dell’innevamento, nonostante le quote) e assurdamente impattante sul paesaggio della montagna e sulla sua bellezza peculiare. Doti che, al solito, a quelli che propongono tali progetti – e che sovente si propongono come “valorizzatori” dei territori sui quali intervengono – non interessano nulla.

Nota finale al riguardo: sulla croce di vetta del Sasso Nero è posta una targa con la scritta «Quando uomini e montagne si incontrano, grandi cose accadono». Si tratta di una frase del celebre poeta inglese William Blake, che visse tra Settecento e Ottocento: parole che forse allora avevano un senso e un valore mentre oggi, in numerosi casi, quando le montagne e certi uomini s’incontrano accadono cose parecchio brutte. Purtroppo.

Il paesaggio è un libro che certi “analfabeti” non sanno (più) leggere

[Qualche primavera fa, sulle montagne sopra casa.]
Tantissime volte, durante i miei vagabondaggi montani, mi ritrovo ad osservare paesaggi e panorami di assoluta spettacolarità, epifanie di bellezza naturale che di colpo m’incantano e emozionano al punto da restare immobile ad ammirarle per lunghi istanti e ad ascoltare la narrazione universale del paesaggio che mi raccontano, con tutto ciò di sorprendente che sa svelare.

[Immagine di freepik.]
Invece qualcuno, di fronte a vedute così eccezionali, probabilmente penserebbe senza troppi indugi di piazzarci una panchina gigante, una passerella panoramica o qualche altro giocattolone simile. Che invece, nel caso, rivela quanto poco o nulla si percepisca e comprenda del paesaggio, e quanto invece lo si pensi uno spazio da riempire perché altrimenti vuoto di senso e di valore. Ma se non si sa leggere e comprendere il testo di un libro perché si è analfabeti, non si possono certo imputare colpe al libro al punto da volersene vendicare anche a scapito di chi lo sappia leggere!

[Foto tratta da www.percorsipanchinegigantivallidilanzo.it.]
Panchine giganti, passerelle panoramiche e amenità simili rappresentano da un lato una dichiarazione di mera ignoranza e dall’altro di rozza prepotenza nei confronti del paesaggio. Un’offesa alla sensibilità di chi sa apprezzare e comprendere la bellezza di certi luoghi imposta da chi quella sensibilità l’ha dimenticata o preferisce trascurarla. Inoltre, e soprattutto, un’offesa al paesaggio e al suo valore culturale che è patrimonio di tutti, non bisogna dimenticarlo. Un delitto, ribadisco una volta ancora, che va contrastato in ogni modo civile, innanzi tutto con l’intelligenza che il paesaggio stesso ci insegna, quella della Natura e della relazione armoniosa dell’uomo con essa.

Un grazie di cuore al Ministero per le Infrastrutture!

Bisogna ringraziare SENTITAMENTE il Ministero per Infrastrutture, e in particolar modo il “ministro” in carica, per aver tagliato del 70% le risorse destinate alla manutenzione delle strade provinciali – che in quanto tali servono soprattutto le aree rurali e montane – allo scopo di finanziare i costi del Ponte sullo Stretto di Messina, cavallo di battaglia del ministro e opera notoriamente fondamentalissima per le sorti del paese.

Grazie per questa ennesima manifestazione di attenzione per le aree interne e per le montagne italiane!

Posto ciò, non si può dunque che rinnovare anche la gratitudine per quegli enti pubblici, regioni in primis, che nel frattempo spendono centinaia di milioni per finanziare impianti sciistici e opere annesse in zone montane dove ormai non nevica più e fa troppo caldo per sciare, al fine di alimentare gli affarismi locali a scopo elettorale. Zone montane presso le quali nessuno più arriverà, ora, visto che le strade che vi giungono, private di manutenzione, saranno troppo dissestate per essere percorse in sicurezza!

Ma grazie di cuore, proprio!