Per le amiche e gli amici comaschi, lecchesi, lariani (e magari non solo per loro): domani sera, 4 settembre, avrò l’onore e il piacere di essere ospite, insieme all’amico e collega di penna Ruggero Meles, della Biblioteca di Oliveto Lario presso la sala dell’Oratorio di Limonta, in bella vista del ramo lecchese del Lago di Como e delle sue montagne, per presentare la«DOL DEI TRE SIGNORI», il meraviglioso itinerario che percorre la Dorsale Orobica Lecchese, da Bergamo fino a Morbegno.
Un cammino e un territorio di rara bellezza, ricco di tesori naturalistici, storici, artistici, culturali, sospeso prima sulla grande pianura lombarda e poi sui versanti tra il Lago di Como, le valli bergamasche e la Valtellina, con il Pizzo dei Tre Signori a fare da fulcro fondamentale e simbolo referenziale, che nel 2021 io, Ruggero e Sara Invernizzi abbiamo raccontato nell’omonima guida pubblicata da Moma Edizioni per il magazine “OROBIE” con uno stile tanto letterario quanto confidenziale, accompagnando il lettore/viandante alla scoperta delle innumerevoli emozionanti peculiarità che queste montagne sanno offrire.
D’altronde, a ben vedere, non appare affatto esagerato definire la DOL DEI TRE SIGNORIuno degli itinerari escursionistici più spettacolari delle Alpi italiane, non solo di quelle lombarde: per la varietà e la particolarità di ambienti, territori, paesaggi e valenze naturalistiche, poi per la ricchezza dei tesori artistici, culturali, storici che offre, per l’insuperabile gamma di panorami e orizzonti che regala e non ultimo, per il piacere e il divertimento che dona il suo tracciato vario e sempre agevole, mai troppo difficile o pericoloso, in alcuni tratti percorribile anche nei mesi invernali. Ed è un patrimonio che chi abita l’alta Lombardia ha la gran fortuna di ritrovarsi poco lontano dalla porta di casa: per tutto ciò la DOL DEI TRE SIGNORI merita di essere scoperta, conosciuta, apprezzata in tutto il suo valore oltre che, naturalmente, camminata a piacimento!
Dunque, appuntamento venerdì a Limonta, alle ore 21; l’ingresso è gratuito. Se siete della zona o nei paraggi, non mancate: sarà una serata che, me lo auguro, vi affascinerà profondamente.
Che cosa si fa in montagna, quando il cammino è difficile? Ci si lega in cordata.
Proporre appuntamenti culturali in montagna, al di fuori degli schemi turistici consueti, non è semplice, specie quando le risorse sono poche.
Per due estati, nel 2024 e nel 2025, la rassegna VALMALEGGO ha portato i libri e la letteratura in alta quota, nei rifugi della Valmalenco, a volte con grande fatica e sacrifici ma, pur nel suo piccolo, acquisendo i consensi sempre entusiasti di un pubblico che è salito numeroso nei vari rifugi che hanno ospitato gli appuntamenti ed è poi tornato a valle portando nel proprio zaino un po’ più di emozioni, di conoscenze, di suggestioni, di bellezza rispetto a prima.
Molte persone nelle ultime settimane ci hanno chiesto: «Ma quest’anno niente?»
Ebbene, non siamo morti.
Non abbiamo rinunciato.
Stavamo solo pensando al modo di andare avanti, perché crescendo bisogna migliorare.
Gli amici di Alt[R]o Festival Valmalenco, realtà tra le più affascinanti e coinvolgenti delle Alpi e ormai consolidata, ci hanno teso una mano, offrendoci di fare cordata. Noi e loro facciamo cose diverse e in momenti diversi dell’estate e dell’autunno, ma siamo accomunati da una stessa visione della montagna e dal desiderio di frequentarla in modo gentile, senza la rapacità distruttiva del turismo di massa.
Continueremo a fare cose diverse, manterremo i nostri nomi e le nostre caratteristiche: Alt[R]o Festival continuerà a suggerire cammini negli angoli nascosti, incontri e percorsi artistici, Valmaleggo a portare nei rifugi scrittori e traduttori. Però ci daremo una mano per gli aspetti organizzativi, perché fare rete è indispensabile.
(Ri)partiremo a pieno regime nell’estate 2027.
Tuttavia, per chi ha nostalgia di VALMALEGGO o per chi vuole conoscerci, abbiamo già un appuntamento a breve: non potevamo lasciar passare un’estate intera senza portare nemmeno un libro in Valmalenco.
Sabato 5 settembre, alle ore 18 presso il centro sportivo Pradasc di Lanzada, Marina Morpurgo e io dialogheremo con Max Cassani, autore di “Rialzati e cammina. Dieci storie di salvezza grazie alla montagna (e una playlist)”, edito da MonteRosa Edizioni. Un libro nel quale Cassani, senza attribuire ai luoghi poteri taumaturgici che non hanno, racconta come l’andar per monti – dal semplice camminare al raggiungere la vetta di un Ottomila – possa essere uno strumento valido per aiutarci a superare i disagi del vivere. Dieci storie, dieci persone che, grazie alla frequentazione della montagna, sono riuscite a superare i propri disagi e per le quali la montagna ha rappresentato spesso la risposta a una domanda di senso e sempre l’inizio di un percorso di rinascita.
L’incontro con Max Cassani sarà l’occasione per rivedersi e di parlare, oltre che del libro, dei programmi futuri. L’evento, con ingresso libero, si svolgerà a prescindere dalle condizioni meteo. Se potete e volete, se siete della zona o nei dintorni, magari ancora in vacanza, non mancate: sarà un incontro assolutamente interessante e, per molti versi, emozionante, ve lo assicuro.
Il primo appuntamento con l’Alt(r)o Festival Valmalenco è invece fissato per il fine settimana del 19-20 settembre. Il programma completo del festival lo trovate nel sito web, qui – ma tornerò prossimamente a parlarvene.
[Foto di Karl Egger da Pixabay.]Michele Comi, rinomata guida alpina della Valmalenco, prezioso educatore ambientale soprattutto negli ambiti montani e caro amico, già lo aveva proposto cinque estati fa – nel 2021 – sul sito web del Collettivo Vendül, denominandolo il “Patto del non racconto”: visitare un luogo di pregio ambientale, naturalistico e paesaggistico notevole, sia esso una montagna, una vetta, un bosco, una valle, un paese, qualsiasi ambito (ovviamente non solo alpestre) che ci doni belle sensazioni e esperienze profonde, ma poi evitando di raccontarlo sul web e sui social perché «Vi sono luoghi così rari e preziosi che meritano di non essere raccontati, se non per quello che suscitano in noi quando li attraversiamo».
E il “Patto” concerneva proprio nell’impegno formale di «non rivelare dettagli, descrizioni e informazioni dell’accesso e del percorso e di non divulgare e pubblicare alcuna immagine e/o video che ritraggono i luoghi attraversati. Pena l’esclusione con disonore e ignominia dal gruppo di esploratori erranti». L’obiettivo era (è) di privilegiare ad altro di più superficiale le emozioni percepite e le esperienze personali elaborate durante la permanenza (più o meno ludica e ricreativa) nei luoghi visitati perché «Più cediamo alla spettacolarizzazione, più rinunciamo a conoscere per davvero questi ultimi spazi selvaggi, ormai ridotti a piccoli scenari di “imprese” umane, troppo umane».
Allora l’interno del “Patto” era appunto quello di non cadere nella banalizzazione delle esperienze importanti vissute in luoghi psicogeograficamente capaci di favorirle al fine di ricavarci il più compiuto e consapevole arricchimento del proprio bagaglio culturale e emotivo. Ma nel 2021 si era ancora in tempi di Covid e non era del tutto esploso il fenomeno dei travel influencers e dei content creator che hanno preso a sollecitare più o meno direttamente – ovvero più o meno consapevolmente – il turismo in certi luoghi resi sfondo dei loro contenuti social. Fenomeno che, appunto, oggi è deflagrato in tutta la sua virulenza con risultati viepiù negativi ormai stigmatizzati da molti anche perché ritenuti una delle cause principali del sovraturismo, o overtourism, nei luoghi montani.
Quanto sarebbe dunque importante sottoscrivere e osservare il “Patto del non racconto” oggi, quando milioni di persone decidono di spostarsi in base a ciò che vedono sui social e che li solletica (per come sanno solleticare, e sollecitare, gli algoritmi social) con, obiettivamente, molta ingenuità e un po’ di ottusità, finendo inesorabilmente per degradare tanto i luoghi che visitano quanto la loro stessa esperienza di visita? E come sarebbe bello se tutti questi turisti, viceversa, usassero sì il web e i suoi strumenti di ricerca sempre più avanzati ma in forza della propria curiosità, non di quella altrui – peraltro spesso ben finanziata dagli enti turistici e dai tour operator – ovvero per scoprire posti nuovi da visitare senza così finire ad ingolfare sempre gli stessi, come mandrie che cercano di stare tutte insieme in un recinto troppo stretto il quale finirà per esplodere, e magari scoprirne persino di più belli e affascinanti di quelli tanto rinomati e instagrammati (spoiler: ce ne sono a bizzeffe ovunque, in montagna, al mare, nelle aree interne, a volte in zone che nemmeno avrete mai sentito nominare).
E poi, coerentemente a questo “stile” di viaggio e di turismo, evitando di raccontare dove si è stati oppure facendolo senza troppi dettagli, come forma di salvaguardia sia dei luoghi tanto belli, rari e preziosi che si è scoperto e visitato, e sia della propria esperienza di visita in essi, per fare che le nozioni, le emozioni, le sensazioni, le percezioni raccolte durante il viaggio possano decantare al meglio nella propria mente e nell’animo e diventare conoscenza, cultura, relazione, senza nessuna banalizzazione o spettacolarizzazione social che invece inevitabilmente degraderebbe l’esperienza vissuta smaterializzandola in meri “oggetti virtuali di consumo” (foto, video, reel, post, eccetera) che, “deputati” a determinare l’unico valore riconosciuto di quell’esperienza, cioè quello misurato in visualizzazioni, condivisioni e “like”, durerebbero quanto possono durare sui social e nella mente di molti utenti, cioè qualche attimo e non di più.
Dunque, ora che siamo nel mese clou delle vacanze e la gran parte di noi se ne andrà per pochi o tanti giorni in viaggio verso mete vicine o lontane: se lo riscoprissimo e sottoscrivessimo, il “Patto del non racconto”? Se almeno stavolta, mentre andiamo a divertirci spensieratamente (non troppo, mi auguro) per mari e monti, provassimo a evitare «la riprovazione di nostra madre Terra» al contempo facendo del bene, in modo semplice ma efficace, ai luoghi visitati?
[La dorsale dell’Albenza e la zona di Valcava viste dalla vetta del Monte Tesoro.]Domani, venerdì 7 agosto, e poi sabato 8 vi accompagnerò, con le mie narrazioni, alla scoperta di due luoghi di grande fascino montano i cui paesaggi sono libri nei quali leggere storie interessanti e emblematiche che raccontano molto delle nostre montagne e di chi le ha vissute e frequentate nel tempo.
Venerdì 7 alle ore 21.00 a Valcava, nella serata dal titolo “Come eravamo”, vi racconterò la storia antropologica del Monte Albenza e quella turistica di Valcava con la sua celeberrima funivia, gioiello tecnologico inaugurato nel 1928, ai tempi la prima funivia della Lombardia e la terza in Italia, che ha fatto della zona la “montagna dei milanesi” e una delle primigenie stazioni turistiche di stampo moderno delle Alpi italiane.
Sabato 8 alle ore 18.30 sulla Costa del Palio, nell’ambito di “Orizzonti Sonori. Festival tra Musica e Natura sul periplo della Valle Imagna”, vi illustrerò le bellezze del paesaggio e le specificità cultura del luogo, spettacolare dorsale montana sospesa tra numerose vallate orobiche all’ombra del Resegone da secoli snodo di genti, culture, saperi, tradizioni, narrazioni affascinanti e coinvolgenti sulle quali si è costruita molta della storia delle Prealpi lombarde.
[Veduta della Costa del Palio, con il Resegone sullo sfondo. Immagine tratta da https://trekntrip.it.]Vi aspetto, dunque, ad uno dei due appuntamenti o magari ad entrambi, vista la vicinanza delle località (peraltro bellissime da visitare anche al netto del sottoscritto, soprattutto in questi giorni di clima bollente): trovate tutti i dettagli del caso sulle rispettive locandine. Sarà un piacere “camminare” insieme lungo i sentieri di parole e racconti che vi proporrò esplorando i luoghi e loro vicende storiche e culturali.
[La conca glaciale del Vadret Pers, sotto le tre sommità del Piz Palü.]Il fotografo svizzero Jürg Kaufmann ha dato il via nel 2023 al progetto “Glaciers.Today“, per il quale, negli ultimi tre anni, ha scattato oltre 50.000 fotografie ad alta definizione del Piz Palü, del ghiacciaio del Morteratsch e del Pers, sul lato elvetico del massiccio del Bernina, una delle conche glaciali più imponenti e famose delle Alpi. Uno scatto ogni mezz’ora da tre anni, in pratica, sempre dalla stessa angolazione, sempre con l’obiettivo rivolto verso le montagne e i ghiacciai suddetti, che ora è diventato un sito web e un archivio pubblico nel quale è documentato giorno per giorno, stagione dopo stagione, tanto la bellezza assoluta del luogo quanto lo stato di salute dei suoi ghiacciai, emblematico per quelli di tutte le Alpi. Le immagini si possono navigare e ingrandire per goderne dell’elevata risoluzione, esplorando il luogo e constatandone in tempo reale le trasformazioni dovute ai cicli stagionali e, ancor più, agli effetti della crisi climatica.
«Sui social un’immagine dura in media un secondo e mezzo – dice Kaufmann, – Il cambiamento vero non si vede in così poco tempo, richiede pazienza. Per questo il valore del progetto cresce ad ogni scatto. Il ghiacciaio è come un termometro e dice sempre la verità». Kaufmann si definisce un cronista, non un attivista. Con le sue foto spera di risvegliare convinzione sul tema nelle persone di tutte le generazioni. «Stiamo vivendo un cambiamento di lungo periodo e adattarsi richiede una convinzione solida, non attivismo. La convinzione nasce dal voler capire un processo e, grazie alle immagini, rimane ancorata nelle persone in modo più profondo.»
[Ingrandimento sulla parte sommitale del Piz Bernina con la celeberrima Biancograt (o Crast’Alva), una delle vie di ghiaccio più note delle Alpi.]“Glaciers.Today” è un progetto importante, affascinante e necessario, il cui sito web vi invito a visitare e navigare. Tanto per capacitarsi di quanta bellezza naturale si possa trovare in alta montagna, quanto per comprendere l’estrema delicatezza degli ambienti glaciali, le criticità che oggi li caratterizzano e la necessità collettiva di salvaguardarli, individualmente e chiedendone in massa la tutela a qualsiasi soggetto istituzionale o meno preposto.
N.B.: le informazioni utilizzate per questo articolo le ho ricavate dal sito “GRI.media”; le immagini che vedete ovviamente ricavate da “Glaciers.Today”, sono di oggi, mercoledì 5 agosto 2026, ore 13.30.