Certi scrittori pur tanto celebrati mediaticamente e i loro libri “nuovi” – da anni sempre uguali eppure ogni volta presentati come “grandi novità”, appunto – mi fanno pensare a qualcuno che, dopo aver tenuto addosso gli stessi abiti per giorni e giorni senza curarsi dell’igiene personale, si fa una bella doccia, si profuma per benino, poi la sera esce indossando ancora quegli abiti. Sarà pure lavato e deodorato ma, inesorabilmente, la puzza non tarderà a farsi sentire.
In effetti accade ogni tanto di avere quel sentore di “già letto”, ma fa parte delle strategie di vendita; esistono lettori che non vogliono qualcosa di fresco, di nuovo e di diverso e così le case editrici preferiscono propinare un prodotto già collaudato e rassicurante, perché sfornato su standard precedentemente definiti in base a successi pregressi e commercialmente più sicuri. Personalmente mi tengo alla larga da questo tipo di letture… a me piace venire sorpresa, possibilmente in maniera positiva, quando leggo.
Domanda: sono “strategie di vendita”, o forse si tratta di incapacità delle redazioni editoriali contemporanee di coltivare la qualità letteraria, giocando tutto sulla quantità, sul “se vende lo pubblichiamo” anche quando si tratti di boiate assolute, sul seguire pedissequamente modelli importati dai media più bassamente nazional-popolari (la TV e oggi anche i social) pur di far quadrare i bilanci aziendali ma così vendendo libri come si venderebbero detersivi al supermercato?
(Ok, lo ammetto… è una domanda parecchio retorica, alla quale in effetti hai già risposto anche tu nel tuo commento.)
Grazie di cuore come sempre per le tue ottime osservazioni, Elena! 😉
…grazie a te per gli spunti di riflessione! E’ come dici… è triste, ma è così…le cose di qualità, quelle belle, son rese ancor più rare da una miope logica di profitto,.. per ora è così, tranne che in qualche raro caso…