I libri hanno una “scadenza”?

Un libro può avere una “data di scadenza”, ovvero essere considerato passato?

A volte ascolto autori che presentano i loro nuovi libri e ho la vivida sensazione che a quelli precedenti si riferiscano come a qualcosa di sorpassato, di obsoleto, e non solo perché siano stati scritti quando essi fossero – comprensibilmente – meno esperti del mestiere letterario o perché trattino temi e storie non più “in voga” e nemmeno perché sia ovvio (e funzionale alle vendite) ritenere che il proprio libro “migliore” debba sempre essere l’ultimo, semmai perché sembra siano convinti (per accettazione piuttosto pedissequa d’un certo modus operandi pseudo-culturale contemporaneo) che solo il “nuovo” conta, il resto no, o conta molto meno.

Io credo invece che un buon libro non possa avere alcuna “scadenza”, dacché se un “buon libro” è tale, lo è in quanto dotato in primis d’un altrettanto (ovvero originario) buon valore letterario, prima che d’una storia accattivante o di altre similari peculiarità “commerciali”; e se è “buono” oggi, appena pubblicato, lo sarà anche tra cinque, dieci o cento anni. Un prodotto culturale atemporale, insomma, perché è la cultura, quando autentica e di valore, a non conoscere tempo, fase o epoca né tanto meno “mode”, e a sapere sempre dire, raccontare, comunicare, trasmettere, insegnare qualcosa a chiunque. Viceversa, scrivere qualcosa che possa/debba valere molto oggi, per determinate circostanze momentanee, per valere assai meno (o nulla) domani, è uno dei più gravi errori che un autore possa commettere: è come se si negasse alla fonte la genetica artistica della letteratura, oltre che il necessario valore culturale. In altro modo, è assoggettarsi a quella devianza meramente consumistica e anti-culturale che oggi troppo spesso, purtroppo, affligge certa produzione editoriale, la quale inevitabilmente avrà una “data di scadenza” perché di suo, fin da subito, è obiettivamente scadente.

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5 pensieri su “I libri hanno una “scadenza”?”

  1. Ero rimasta solo con la speranza post mortem, l’unica cosa che manteneva viva la mia voglia di scrivere. E tu, tu hai vanificato ogni mia aspettativa. Hai cancellato, inoltre, centinaia di tonnellate di carta stampata con un piccolo articolo, un breve trafiletto che, domani, sarà presto dimenticato. Però, però… sai che hai ragione? Oggi, davvero, scrivono tutti, proprio tutti. Pensa: persino sul muro del bagno del centro commerciale, qualcuno ha scritto:” scemo chi legge”. Bah, robaccia! Ciaoooo.

    1. A parte che “scemo chi legge” è uno dei romanzi brevi di maggior successo della storia della letteratura – fosse solo per la sua diffusione pubblica… 😀 Comunque, a me pare di non aver vanificato nulla, anzi, di aver scritto qualcosa che con le tue aspettative (letterarie) ci va a pennello. Non credi?

  2. hai centrato il problema. si producono tonnellate di carta e miliardi ci codici digitali – non pensare che il digitale non pesi e non produca inquinamento. Lo fa, lo fa – ma poi alla fine il 99% finisce in discarica come i prodotti ‘da leggere preferibilmente entro la tal data’

    1. Hai ragione, NWB… anche il digitale inquina. E in un modo per certi aspetti più subdolo, visto che è “immateriale”. C’è da rifletterci sopra – bravissimo ad averlo messo in luce. 🙂

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