Se il vero “diverso” (e inabile) è chi non legge libri (Nicolò Cafagna scripsit)

Nicolò Cafagna è giornalista freelance, blogger de Il Fatto Quotidiano e convive da sempre con una… francesina (tale “M.me Duchenne”). Qualche giorno ha pubblicato un articolo, nel suo blog su Il Fatto, in cui racconta di quanto sia bello leggere libri nonché, e soprattutto, di quanto possa essere a suo modo geniale saperli leggere, nel senso più “funzionale” della cosa. Con la sua sublime ironia e la capacità di farci vedere il mondo da un punto di vista diverso dall’ordinario e spesso ben più illuminante, Nicolò ha scritto – secondo me – uno degli articoli in sostegno della lettura più fenomenali che abbia mai letto. E il bello è che, in effetti, lo ha fatto indirettamente – il nocciolo della questione disquisita nel testo è un altro, legato alla sua “cara” francesina, appunto – tuttavia centrando il suddetto obiettivo con rara efficacia.
Insomma: chapeau!
Ringraziando di cuore Nicolò per avermi concesso il consenso alla pubblicazione, vi offro la prima parte del testo dell’articolo, invitandovi a leggere il divertente e, ripeto, illuminante resto qui, nel suo blog.
Buona lettura!

Disabilità e lettura, ecco come la distrofia di Duchenne rende un’impresa anche il girare pagina

Fino a qualche mese fa impazzava il panico mediatico per l’inesistente epidemia di meningite (i cui casi nel 2016 sono in diminuzione rispetto al biennio precedente, ma siate omertosi: io non ho scritto nulla al riguardo), ma nessuno si preoccupa di un’altra grave patologia che col cervello ha a che fare: l’ignoranza.

Quest’ultima, benché dati certi non vi siano, causa indirettamente più morti della stessa meningite e veicola il ceppo dei pregiudizi; diviene pandemica nelle dittature ed è necessario monitorarla quando viene sfruttata dai politici per ottenere consenso (ogni riferimento a Salvini è puramente casuale).

Eppure la cura per questa terribile malattia è stata scoperta diversi secoli fa, ma ad oggi meno della metà degli italiani legge almeno un libro all’anno (dosaggio minimo) e solo una persona su dieci ne assume uno al mese (terapia consigliata): si necessita un cambio di rotta, perché insieme possiamo sconfiggerla! Per questo ho deciso di vaccinarmi contro l’ignoranza: possiedo già la mia bella francesina – Miss distrofia di Duchenne, l’acerrima nemica del girare pagina, non vorrei aggiungere anche questa…

Immagino ora siate curiosi di sapere dove voglio andare a parare. Semplicemente voglio togliere il velo a questo mistero: come fa il francesino a leggere? Se questa attività per il bipede attivo è semplice quanto bere un bicchier d’acqua, per il transalpino è complicata quanto bere appunto un bicchier d’acqua. La lettura “indipendente”, infatti, va a braccetto con le conquiste della francesina stessa: più quest’ultima progredisce, più l’altra diviene una montagna da scalare. E io, per non essere da meno, quando avevo facoltà di girare pagina con nonchalance puntavo alla duplice patologia – francesina più ignoranza – dopodiché mi resi conto di volermi accontentare solo della prima. []

P.S.: qui potete leggere gli articoli pubblicati in Diverso da chi?, la rubrica curata da Nicolò Cafagna su Il Cittadino di Monza e Brianza.

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