Il potere (del dubbio)

Ma siamo proprio certi che il mondo, senza poteri, governi, gerarchie, autorità e quant’altro di simile, sarebbe veramente nel caos?

Se millenni addietro, quando si cominciava ad articolare la civiltà umana attraverso la nascita delle strutture di comando che tutt’oggi la caratterizzano, l’uomo si fosse reso conto per qualche prodigiosa illuminazione che tali strutture non fossero esattamente il meglio per il benessere futuro della civiltà e per il suo progresso, nel senso più pieno e alto del termine, oggi come saremmo messi? Peggio, o meglio? Ci saremmo già autodistrutti, o saremmo la civiltà più libera e avanzata di questa parte di Universo?

Tuttavia, il fine assoluto di una civiltà che si ritenga intelligente – e capace di dimostrarsi tale – non sarebbe quello di svincolarsi, col tempo, da qualsiasi forma teorica e pratica di autorità e di prevaricazione (anche quando “democratica”) della dignità umana derivante da quell’intelligenza?

Lo so. Sono domande a cui non ci può essere alcuna risposta effettiva ma che di contro, in aggiunta ad una lettura pur fugace della storia dell’uomo, lasciano inesorabilmente aperto il dubbio – ancor più osservando certe realtà di oggi, anno 2017. Ed è un dubbio necessario, io credo, per cercare di restare il più possibile liberi.

Capii che lo Stato era stupido, che era insicuro come una donna nubile in mezzo alle sue argenterie, e che non sapeva distinguere gli amici dai nemici; persi tutto il rispetto che mi era rimasto nei suoi confronti, e lo compatii.

(Henry David ThoreauLa disobbedienza civile, a cura di Franco Meli, traduzione di Laura Gentili, Casa Editrice SE, Milano, 1992.)

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4 pensieri riguardo “Il potere (del dubbio)”

  1. Ui che domanda difficile, dovremmo ricostruire un altro mondo, un modo di vivere e di pensare completamente nuovo, modificare le nostre condizioni di vita, siamo pieni di contraddizioni e conflitti, convinti che cambiamento sia necessariamente rivoluzione. Parliamo di sfruttamento e ingiustizia sociale ma incapaci di agire e/o reagire. Siamo forse come i lamentatori seriali di cui parlavi l’altro giorno? Ci vorrebbe un miracolo o magari ….. una legge per abolire lo “stato”

    1. Buongiorno, sublime Mary! 🙂
      Guarda, forse il sunto migliore sulla questione lo fece Thoreau già 150 anni fa: “Il migliore dei governi è quello che non governa affatto”, e ciò perché noi comuni cittadini saremo finalmente diventati veramente civili al punto da non avere bisogno di chi ci dica cosa sia giusto e cosa no. Per di più costruendo su tali imposizioni il proprio potere, quando in verità è l’esatto opposto: il potere di scelta primario è il nostro, e quanto più è sensato e consapevole tanto più è proficuo non solo per noi ma per l’intera società di cui facciamo parte.
      Grazie, Mary e mi raccomando: quando sei dalle mie parti suona il campanello! 😀 😉

    1. Anche per me, purtroppo. Come dico spesso, una volta mi ritenevo il più pessimista degli ottimisti, oggi sono diventato il più ottimista dei pessimisti. Sperando che la realtà dei fatti non mi faccia andare oltre.

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