Eduardo Mendoza, “Il Tempio delle Signore”

Eduardo Mendoza è uno dei più rinomati e apprezzati scrittori spagnoli contemporanei, considerato una sorta di memoria critica della Spagna contemporanea ovvero dalla caduta della dittatura di Franco fino a oggi: e per questa visione della realtà iberica Mendoza ha sicuramente eletto la città di Barcellona come modello, facendola divenire lo sfondo di molte delle sue opere. Il Tempio delle Signore (Feltrinelli, traduzione di Michela Finassi Parolo), a sua volta, è piuttosto peculiare del suo modo di scrivere, che utilizza uno stile comico/ironico, a tratti surreale e strampalato, per evidenziare e acuire certe peculiarità della Spagna contemporanea, denunciandone certe ipocrisie e al contempo sbeffeggiandole con il citato umorismo fondante la sua scrittura…

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Eduardo Mendoza, “Nessuna notizia di Gurb”

Qual è una delle cose più sfortunate che possa capitare a due esploratori extraterrestri in missione di scoperta di nuovi pianeti e nuove civiltà per l’Universo? Beh, senza dubbio atterrare sulla Terra, e dover avere a che fare con i suoi bizzarri, irrazionali, strampalati abitanti, doverci stare in mezzo, vivere tra di loro e adattarsi al loro strano e contorto modo di vita quotidiano. Per di più, uno dei due alieni, uscito per primo ad esplorare il pianeta e a prendere contatto con gli abitanti, ad un tratto non da’ più alcuna notizia di sé e sparisce nel nulla, costringendo l’altro ad assumere forma antropomorfa (i due extraterrestri sono in origine forme extracorporee fatte di intelletto puro) e andare alla sua ricerca, senza averne in verità troppa voglia.
Nessuna notizia di Gurb (edito da Feltrinelli con la traduzione di Gianni Guadalupi, e uscito in origine nel 1990), è certamente il romanzo di Eduardo Mendoza più follemente surreale che abbia mai letto. Ambientato nella Barcellona in caotico fermento per la preparazione delle Olimpiadi del 1992, e scritto in forma di precisissimo diario, suddiviso non solo per giorni ma pure per ore e minuti…

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Stefano Benni, “Bar Sport”

Tra le tante peculiarità tipicamente, culturalmente, convenzionalmente, nazional-popolanamente italiane, oltre ai soliti pizza spaghetti e mandolino e altro del genere, indubbiamente si può comprendere il bar. Che solitamente è quello sotto casa, quello vicino, quotidiano e familiare, che nulla ha a che vedere con – ad esempio – il pub in Irlanda o la birreria in Germania o che altro, luoghi simili nella tipologia commerciale ma dall’atmosfera certamente diversa. Il bar “italiano” è una sorta di ludica seconda casa, un luogo dove in fondo il consumare qualcosa (che poi solitamente è, nella maggior parte dei casi, il caffè o il bicchiere di vino/aperitivo) diventa secondario rispetto al passarci il tempo in diversi altri modi: chiacchiera perditempo, sfoglio quotidiani, visione TV (solitamente partita calcistica o evento sportivo), bighellonaggine competitiva… Un luogo “sociale” nel senso più scientifico del termine, senza dubbio, che sovente diventa pure un rifugio nel quale “nascondersi” o sfuggire da piatte vite quotidiane e da relative invincibili monotonie. Ed effettivamente quanti bar esistono, in Italia, che portano proprio quell’iconografico nome, “Bar Sport”?
Nel 1976 Bar Sport (oggi nell’Universale Economica Feltrinelli) fu non solo il debutto editoriale di Stefano Benni, e non soltanto la sua immediata consacrazione come (probabilmente) il migliore (a tutt’oggi) scrittore umorista italiano, ma fu appunto anche la consacrazione in ambito letterario di quello spazio conviviale, assurto a luogo simbolo come pochi altri di una intera, caratteristica società – quella identificabile con la già citata definizione di “nazional-popolare”…

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