Il messaggio è il medium (a volte)

Vedete voi come certi messaggi, a volte, i quali vorrebbero promuovere una determinata cosa senza nessuna apparente possibilità di dubbi, per qualche loro piccolo o grande dettaglio possono finire per “promuovere” tutt’altro: ad esempio, nel caso personale di cui vi sto dicendo, un ricordo musicale di quasi trent’anni fa al quale si lega tutto un relativo mondo di memorie, immagini, reminiscenze e quant’altro che nulla ha a che fare con il messaggio del messaggio suddetto, appunto. In questo caso, dicevo, il cognome evidenziato nel messaggio lì sopra, ricevuto via mail nei giorni indicati, mi ha ricordato istantaneamente uno dei brani musicali più oscuri e inquietanti, se non terrorizzanti, che abbia mai ascoltato ovvero, in forza di queste sue peculiarità, un lavoro più legato alla performing art sonora che alla mera produzione di musica: Confesso tutto! dei Teatro Satanico, gruppo italiano di dark ambient sperimentale tra i più rinomati, che allora si faceva ancora chiamare “Teatro Satanico Charles Manson” (ma non si occupava e non si occupa di satanismo, come verrebbe da pensare) e che nel brano suddetto – che io ascoltai sulla compilation in audiocassetta (preistoria, già!) le cui copertine vedete qui sotto, la quale raccoglieva alcuni dei migliori esponenti della scena sperimentale di allora – nomina proprio un tal “giudice Candiani” in un testo, ribadisco, assolutamente inquietante ma, invero, volutamente provocatorio e potentemente teatrale.

Il brano in questione lo potete ascoltare cliccando qui.

Ecco. A volte un messaggio promozionale finisce per non promozionare ciò che vorrebbe ma ben altro, come detto, con buona pace di chi ne è protagonista: è un processo di apprendimento cognitivo assolutamente affascinante, questo. Ed è qualcosa che certamente procurerebbe una certa soddisfazione al caro professor McLuhan la cui celeberrima tesi, apparentemente sconfessata da questo episodio, in realtà da esso viene confermata in modo per così dire alternativo e, dunque, anche più emblematico.

P.S.: alla fine anche questo post è, a suo modo, ascrivibile alla rubrica domenicale “Ultrasuoni“, non credete?

 

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