Elena Ferrante chi?

frantumaglia-keme-u1090762750531ml-1024x576lastampa-itÈ l’argomento letterario (beh, per così dire) del momento, quello sullo svelamento della vera identità di Elena Ferrante da parte del giornalista del Sole 24 Ore Claudio Gatti, con un’indagine degna d’una serie poliziesca americana che ha fomentato tanto feroci polemiche quanto condiscendenti difesequesto articolo de Il Post riassume il tutto in modo adeguato.

Al solito, me ne sto fuori dal polverone parecchio manicheo (in perfetto stile italico, d’altronde) levatosi in questi giorni sulla vicenda. Piuttosto, mi viene da riflettere su come tale indagine così mirata intorno alla reale identità d’un autore letterario di successo mi pare ancora una volta poggiarsi su un distorto principio che sembra “regolare” da decenni il panorama editoriale nazionale (non solo quello, in realtà, ma forse più il nostro che altri) nonché il relativo mercato e, in un circolo vizioso, i gusti dei lettori – stortura che ho più volte denunciato, qui sul blog e altrove: il fatto che il grande pubblico conosca i nomi di molti affermati scrittori ma non conosca affatto i libri che hanno scritto. Una illogicità bella e buona, assolutamente paradossale ovvero il frutto di una banalizzazione molto mediatica e molto commerciale (o consumistica) della produzione editoriale la quale, piegata alle leggi dell’imperante mezzo televisivo, deve costruire “personaggi” anche quando questi decidano liberamente di non essere tali – come nel caso di un autore che decida di nascondersi dietro uno pseudonimo. Ribadisco: non entro nel merito dell’iniziativa di Gatti in quanto giusta/sbagliata, corretta/scorretta o quant’altro. Discuto invece quel solito principio – distorto, appunto – che veicola la conoscenza della letteratura presso il pubblico contemporaneo alla notorietà (prettamente mediatica) degli scrittori piuttosto che dei loro libri. E infatti, non serve dirlo, viviamo in un paese dal mercato editoriale asfittico i cui due terzi della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno, ma dobbiamo constatare iniziative come quella del giornalista del Sole 24 Ore messe in atto come se la questione sulla reale identità di Elena Ferrante concernesse gli interessi nazionali o dalla quale potesse dipendere il PIL!

Beh, a ‘sto punto cito un altro mio articolo pubblicato tempo fa, nel quale illustravo l’idea dello scrittore ceco Patrik Ouředník, rimbalzata a me tramite Paolo Nori  – un’idea che, posto quanto sopra, mi pare sempre più saggia e pragmatica: libri senza il nome dell’autore ma solo una sigla, come fosse una “targa”, così che l’editore e solo lui possa conoscere chi ne sia l’autore e corrispondergli i soldi in banca. Ovvero, una letteratura autentica dacché fatta di libri e di niente altro, o comunque con i libri prima di tutto e ogni altra cosa in secondo, terzo o sedicesimo piano. Perché a me lettore consapevole, in tutta sincerità, non frega nulla di sapere chi sia veramente Elena Ferrante o qualsivoglia altro autore misterioso. Mi interessa che i suoi libri mi divertano, mi intrighino, mi affascinino, mi facciano pensare, meditare, emozionare, crescere: e se un libro riesce a fare ciò, che l’abbia scritto Tizia, Caio, Sempronia, Pinco o Pallina, un premio Nobel o un quasi analfabeta, ai fini letterari e culturali è veramente quanto di meno importante ci possa essere.

In fondo, se domani scoprissimo che – lavorando di fantasia – Charles Baudelaire in realtà era una donna e si chiamava, per dire, Josephine Mangemerde, i suoi Fleurs du mal diverrebbero di colpo letteratura di quart’ordine?
No, ovviamente.
Ecco.

28 pensieri riguardo “Elena Ferrante chi?”

  1. Sai mi hai fatto riflettere ad ampio spettro sulla questione del merito e dell’anonimato. Non so se conosci l’artista bristoliniano, ormai quasi universale, Banksy che ha fatto dell’anonimato, oltre e soprattutto del suo talento, la sua fortuna. Quando al popolo inglese è stato chiesto se fosse interessato a scoprirne l’identità, la risposta è stata un perentorio No, perché le opere dell’artista sono diventate famose e importanti perché parlano e veicolano un messaggio significativo e universale e non perché fatte da un persona che si chiama in un determinato modo. Il messaggio in quel caso è più importante del messaggero. Ma li sono in Inghilterra… qui invece si preferisce far chiacchiere da bar anziché valutare il solo talento senza preoccuparsi d’altro.

    1. FAAAAAAAAAAAAAAAABYYYYYYYYYYYYYYYY!!! 🙂
      Caspita se lo conosco, Bansky! Certo, lui è l’esempio perfetto dell’artista anonimo, l’importanza delle cui opere è tale proprio grazie a quell’anonimato: sarà pure mero marketing, ma certamente in questo modo i messaggi che vuole comunicare arrivano perfettamente al grande pubblico senza peraltro che l’artista stesso venga coinvolto nel relativo chiacchiericcio mediatico. Cosa furba tanto quanto intelligente, insomma.
      Sulla questione Elena Ferrante, beh… questione moooolto italiana, al solito. L’editoria va sempre peggio (basta vedere l’ultima indagine ISTAT in merito, uscita giusto qualche giorno fa), ma su cosa si impegna l’attenzione del pubblico? Su chi sia veramente un’autrice sotto falsa identità o sulla rivalità calcistica tra Milano e Torino su chi debba organizzare il “vero” Salone del Libro. Annamo’bbene! – direbbero a Roma! :/
      Grazie di cuore, Faby! 😉 🙂

      1. SPECCHIO RIFLESSO!
        😀
        (Ma l’hai poi scoperto chi è veramente Bansk… oh, no. Questa è una risposta non consona rispetto a quanto abbiamo dissertato fino a questo punto. Come non detto.)
        😀 🙂

      2. Grazieeeee! Vado subito a cercare ‘sto posto, “l’orecchio”, dove me lo dirai! 😀 😀 😀 😀 😀

      3. Finiremmo per ballare l’hully gully (o “alligalli”, come si diceva qui) come due fuori di testa. Quindi ci arresterebbero e ci sbatterebbero in prigione, in una cella piccola con un solo letto e ovviamente, dacché son cavaliere pure nei momenti peggiori, mi toccherebbe dormire in terra. Umpff! 😀 😉

      4. Considerato che ho il sedere meno grosso di Rose del Titanic, che con tutto quello spazio che aveva libero sulla porta non si è spostata di un mm per far posto al congelato Jack, e considerata la mia generosità, ti concederei di dormire sul letto con una barriera elettrificata posta nel mezzo 😂😂😂😂

      5. Ma quale ammirevole e nobilissima magnanimità, Faby! Sono commosso!
        E spero che lo sarà pure l’alligatore da cinque metri a digiuno da due mesi che certamente metterai lì in mezzo a noi, del quale non mi hai detto nulla perché ti piace farmi sempre le sorprese… vero? :O 😀 😛

      6. Eheheheh… sai, a me non sfugge mai niente!

        Uh?
        Oh, cribbio… ho perso il bus! Per un soffio, m’è sfugg…
        Ehm…
        😛
        😀
        🙂

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