Lo sguardo di “Report” sulle Olimpiadi di Milano Cortina

La trasmissione di Rai3 “Report”, con la propria consueta capacità di narrazione fattuale e di conseguente approfondimento, domenica 11 gennaio ha dedicato un ampio servizio allo stato di fatto dei Giochi Olimpici invernali ormai imminenti, dal titolo “Milano-Cortina 2026: dalle Olimpiadi “a costo zero” al conto per lo Stato”. Chi non l’avesse visto lo può recuperare cliccando sull’immagine qui sopra, e va dato merito alla redazione di “Report” di aver costantemente dedicato un’adeguata attenzione al tema delle Olimpiadi: cosa che molti altri organi di informazione italiani non hanno fatto e che invece hanno fatto spesso quelli esteri, evidentemente più liberi di offrire tali notizie ai propri utenti.

Così il sito della trasmissione presenta il servizio:

Tra meno di un mese inizieranno le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, le attendiamo dal 2019, da quando l’Italia se l’è aggiudicate con un dossier di candidatura che prometteva Olimpiadi a costo zero. Il 90% degli impianti era già esistente, bisognava spendere pochi soldi per risistermali. Mentre le nuove opere, come il Villaggio olimpico di Milano e l’arena Santa Giulia per le gare olimpiche di hockey, sarebbero state realizzate con capitali privati. Ben presto però i privati hanno iniziato a chiedere un contributo pubblico per coprire gli extracosti. Com’è andata a finire?

Quello di “Report” è un approfondimento doveroso e inevitabile, visto come è andata l’organizzazione dell’evento olimpico e le innumerevoli problematiche – per non dire altro di più obiettivo e eloquente – che si sono palesate. Ovviamente la visione del servizio è altamente consigliata, così da potersi fare un’opinione il più possibile articolata di quanto è successo – e sta accadendo ancora – in merito alle «Olimpiadi invernali più sostenibili di sempre» (cit.).

Fare i conti della serva (olimpica)

Secondo lo studio “L’Italia unisce il Mondo. Milano Cortina 2026: costruire ponti attraverso lo sport” della Banca Ifis, le Olimpiadi invernali avranno un ruolo cruciale per l’economia italiana. Il report ha infatti calcolato che l’impatto complessivo dei Giochi invernali sarà di circa 5,3 miliardi di euro, con benefici concreti sia nel breve che nel lungo periodo per i territori interessati.

Bene, ottima cosa.

Tuttavia il cittadino consapevole ricorderà senza dubbio che la campagna di monitoraggio “Open Olympics 2026”, promossa da 20 realtà civiche locali e nazionali con il sostegno di una rete internazionale, ancora nel 2024 ha quantificato spese potenziali per oltre 5 miliardi e 720 milioni di Euro, suddivise in 1 miliardo e 600 milioni per la realizzazione dei Giochi, e 4 miliardi e 120 milioni per le opere connesse, di cui il 68% assorbite da 45 opere stradali.

Facendo «i conti della serva», 5,3 miliardi di “ricavi” meno 5,72 miliardi di spese (sostenute da denaro pubblico) fa, già ora, un disavanzo di 420 milioni di Euro. È un calcolo elementare, certo, ma inevitabilmente significativo.

Ecco, se «fare i conti della serva» significa che bisogna essere molto minuziosi e precisi nel conteggio dei soldi da spendere per poter giustificare in modo legittimo e attendibile le spese fatte, mi sa che la “serva olimpica” così minuziosa e credibile non lo è mica tanto!

Milano-Cortina 2026: un’altra medaglia d’oro nelle gare di inettitudine

[Il cantiere dell’Arena Santa Giulia lo scorso gennaio 2025. Immagine tratta da https://blog.urbanfile.org.]
Eccovi un ennesimo esempio che dimostra bene con quanta superficialità e incompetenza si stiano organizzando le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

A Milano, le società che si stanno occupando del progetto del PalaItalia di Santa Giulia (Rogoredo), dove verranno disputate le gare di hockey su ghiaccio, hanno fatto sapere che non faranno in tempo a costruire entro il prossimo febbraio le strade e le infrastrutture permanenti che serviranno per arrivarci. Dunque, il comune di Milano dovrà quindi investire più di 7 milioni di euro per la creazione di strade provvisorie che verranno usate solo per le Olimpiadi e poi smantellate. Una spesa che il comune non avrebbe dovuto sostenere (a favore di un impianto privato, per giunta), dal momento che nel 2019 era stata approvata una delibera che prevedeva che non fossero investiti fondi comunali per le Olimpiadi.

In altre parole: ulteriori soldi pubblici – miei e vostri, già – che verranno gettati al vento. Per cosa? Per queste Olimpiadi degli affarismi, della supponenza e dell’incompetenza? Anche no! – ci sarebbe da dire, se non fosse ormai troppo tardi e fossimo in un paese realmente democratico.

Milano-Cortina 2026: il gran florilegio di lodi e glorie che al riguardo ovunque sentiremo, da qui al prossimo febbraio, servirà solo a nascondere il disastro che verrà. Scommettiamo?

Milano-Cortina, Olimpiadi proprio trasparentissime, eh!

[Immagine tratta da www.simico.it.]
Se si visita il sito della Simico, la Società Infrastrutture Milano Cortina 2026 (quella che deve gestire la costruzione delle opere olimpiche, in pratica), nelle pagine dedicate alla “amministrazione trasparente” (e a “Open Milano Cortina 2026”, la piattaforma a ciò dedicata) si può leggere questo:

Open Milano Cortina 2026 rappresenta un elemento di legacy delle Olimpiadi invernali 2026: il suo obiettivo, infatti, non è solo quello di assicurare la trasparenza sul Piano delle Opere, ma anche quello di promuovere una cultura della trasparenza sostanziale – e quindi accessibile e fruibile a tutti – e della legalità in ambito di appalti e investimenti pubblici.

Ottime e importanti dichiarazioni, non c’è che dire.

Poi, se al Politecnico di Milano, che ha siglato una partnership di fornitura con Simico da cui sono derivati accordi e incarichi vari, si chiede conto al riguardo attraverso una specifica documentazione, ecco cosa si ottiene:

Ne scrive Duccio Facchini su “Altreconomia” in un articolo (l’ennesimo) molto significativo su come si stanno organizzando le Olimpiadi di Milano-Cortina – articolo la cui lettura è assai consigliata.

«Promuovere una cultura della trasparenza sostanziale – e quindi accessibile e fruibile a tutti», scrive Simico. Eh, proprio vero!

Ribadisco: Milano-Cortina 2026 sarebbe un’ottima occasione di rilancio e rinascita delle nostre montagne e dei territori ad esse collegati, invece si profila ogni giorno di più come la solita faccenda all’italiana: un gran casino dal quale difficilmente ne uscirà qualcosa di buono. Anzi, prepariamoci al peggio. Ecco.

Censure e compiacenze come nuove specialità olimpiche?

Giusto un  mese fa qui sul blog, cioè a un anno dall’inaugurazione delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, scrivevo le mie impressioni sull’atteggiamento via via sempre più compiacente della stampa, nazionale e soprattutto locale, nei confronti dell’evento olimpico e dei soggetti che sono a capo della sua organizzazione. Ciò in soldoni significa la presenza di sempre più numerosi articoli accomodanti, sugli organi di informazione, e sempre meno articoli critici. Cosa prevedibile per certi aspetti, deprecabile per tanti altri: un’informazione troppo compiacente è sempre sinonimo di libertà e democrazia in difficoltà.

È di qualche giorno fa invece la “censura” (viene difficile non definirla diversamente) ricevuta dal direttore di “Altraeconomia” Duccio Facchini dal Politecnico di Milano, il quale gli ha impedito di intervenire in occasione della Giornata mondiale dell’acqua con un intervento dal titolo “I consumi d’acqua delle Olimpiadi invernali” «perché non si può parlare in modo “polemico” dell’evento», nonostante l’intervento di Facchini si basasse sui dati resi pubblici nel Rapporto ambientale presentato dalla stessa Fondazione Milano-Cortina, uno dei soggetti che gestisce l’organizzazione dei Giochi.

Si tratta di due circostanze di simile sostanza che denotano la difficoltà in cui versa l’organizzazione delle Olimpiadi milanocortinesi, da cui deriva anche l’evidente, inevitabile incapacità di rispondere in maniera solida e credibile alle critiche che vengono espresse al riguardo. Molto semplicemente, se tutto stesse andando per il meglio non ci sarebbe motivo di evitare le critiche, che peraltro sarebbero deboli e facilmente smontabili. La strategia in atto, di compiacenze e censure coatte, rivela con tutta probabilità il contrario, d’altro non da oggi ma fin dall’inizio dell’iter organizzativo olimpico.

In ogni caso, posto anche ciò che ho appena scritto, le Olimpiadi di Milano-Cortina dell’anno prossimo saranno un successo ovviamente: i riflettori mondovisivi accesi abbaglieranno tutto e tutti, nel trionfo dei sorrisoni a trentadue denti, degli «hurrà!» urlati a squarciagola, degli incensamenti sparsi a destra e a manca come polvere al vento.

In verità, il vero successo delle Olimpiadi sarà nel caso da registrare dopo, negli anni successivi, a conti fatti, territori infrastrutturati e luci della ribalta spente. Lì si capirà se l’evento olimpico avrà giovato in qualche modo ai territori coinvolti e alle loro comunità, o se si manifesterà come un danno grave e degradante. Secondo voi come andrà a finire?