Arto Paasilinna, “I Veleni della Dolce Linnea”

Il “solito” Paasilinna, verrebbe da scrivere, concludendo qui la recensione in modo peraltro piuttosto significativo… Ma l’aggettivo solito spesso si veste di una accezione piuttosto negativa, indicando qualcosa che resta sempre uguale a sé stesso, dunque che facilmente induce monotonia, se non noia… Ma Arto Paasilinna, il più noto e probabilmente il più emblematico esponente della letteratura nordeuropea contemporanea, il termine “noia” l’ha da tempo espulso dal proprio universo letterario, e lo dimostra bene anche in questa personale ennesima lettura di un suo romanzo, I Veleni della Dolce Linnea, al solito edito da Iperborea (con traduzione di Helinä Kangas e Antonio Maiorca e postfazione di Goffredo Fofi): è la storia di una dolce e arzilla vecchietta che vorrebbe vivere in tutta tranquillità nella sua casetta di campagna gli ultimi anni di vita, ma che si ritrova perseguitata da tre sbandati guidati da un nipote nullafacente e lestofante, i quali ogni mese le sottraggono la pensione e le devastano casa…

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Arto Paasilinna, “L’allegra Apocalisse”

Certi romanzi, al di là della bontà letteraria che scaturisce dalla storia narrata e dallo stile con cui la narrano, accrescono il proprio valore anche sapendo prevedere certe cose del futuro prossimo al tempo narrativo, magari indirettamente ovvero senza avere tra i propri fini più o meno dichiarati quello della preveggenza. Il primo titolo del genere che mi balza in mente è 1984 di Orwell, ma sapete bene che se ne possono trovare a bizzeffe.
Bene: una delle prime cose che si potrebbero raccontare ovvero che balzano alla mente circa L’allegra Apocalisse, decimo romanzo dello scrittore finnico Arto Paasilinna pubblicato in Italia dalla insostituibile Iperborea (con traduzione di Nicola Rainò) è proprio questa: l’inopinata possibilità di leggere, nella trama assolutamente e classicamente paasilinniana del romanzo – un pentolone ribollente di umorismo, eventi bizzarri e surreali, personaggi eccentrici a dir poco, sguardi disincantati tanto quanto perspicaci sulle cose della quotidianità e molto altro – delle “profezie” che all’epoca della prima uscita del romanzo (1992) sembravano di certo ardite, ma che oggi risultano quasi prodigiose, e non poco inquietanti…

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Jørn Riel, “Una storia marittima”

Groenlandia, meraviglioso e desolato deserto di ghiaccio sferzato dai venti e spazzato dalle tempeste nevose, terra durissima nella quale la Natura pare dare il meglio di sé per imporre in modo incontrovertibile il proprio dominio sull’uomo, rendendo anche la più normale azione quotidiana una piccola/grande impresa, una prova di sopravvivenza da vincere a ogni costo. Bene: con chi lo visitereste un luogo del genere? Forse con una guida esperta, che vi garantisca sicurezza e competenza, forse con qualche indigeno, che vi assicuri di non smarrirvi tra i crepacci e il labirinto di fiordi… Per quanto mi riguarda, non vedrei invece l’ora di affidarmi a quella bizzarra, folle ma pure profondamente umana combriccola di cacciatori artici che anima le narrazioni di Una storia marittima, terzo volume (in ordine di pubblicazione in Italia ma pure di lettura dello scrivente) di una sorta di mini-serie ideata dallo scrittore danese Jørn Riel che comprende anche Safari Artico e La Vergine fredda, tutti quanti editi dalla (benemerita, lo dirò sempre!) Iperborea – nel caso del volume in esame con la traduzione di Maria Valeria D’Avino, che ne cura anche la postfazione…

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La madre dei cr…itici letterari è sempre incinta!

Birger è il marito defunto di Maj Britt. Per esperienza, io (che scrivo) so che alcuni desiderano che tali informazioni vengano loro ripetute più volte. Possono esserci svariati motivi per desiderarlo. Forse sono semplicemente un po’ ritardati, o magari hanno soltanto fretta e leggono il testo molto più velocemente di quanto non sarebbe l’ideale. I critici letterari (per esempio) appartengono a un gruppo particolarmente esposto a questo rischio, dovendo leggere in pochi mesi spropositate pile di libri e per giunta farsi pure un’opinione. Vuol dire un sacco di nomi, un sacco di trame e un sacco di stili tra cui districarsi. E soprattutto quando sono prevenuti e leggono un libro solo perché vogliono avere la conferma che l’autore scrive male, è facile che sorvolino un po’ sulla storia tanto da non ricordare bene il nome di questo o quel personaggio fittizio. Mi è stato addirittura raccontato di giornalisti che nelle riunioni di redazione chiedono di ricevere solo libri che sono abbastanza sicuri che non gli piaceranno. In certe persone la voglia di fare a pezzi un libro può essere irrefrenabile. Quasi un impulso erotico.

Chi ha scritto queste parole in un suo libro? Visto ciò che raccontano, e la situazione che rivelano, un qualche autore nostrano che abbia a cuore le sorti della buona letteratura e dunque – inevitabilmente? – in acredine chi dalle “poltrone del potere” la manipola e si eleva a suo dogmatico giudice?
No. Le potete leggere a pag.27 dell’edizione Iperborea di Volvo, del celebrato scrittore norvegese Erlend Loe – qui nel blog trovate le recensioni di alcune sue opere, nella pagina relativa.
Già. Ipse dixit.
Magra consolazione, peraltro, sapere che il morbo dell’infingardo critico letterario sia diffuso anche altrove, non solo dalle nostre parti…

Tommy Wieringa, “Joe Speedboat”

Bello! Quando qualcosa si merita un apprezzamento, è bene manifestarlo subito… Tommy Wieringa è uno dei più noti scrittori nederlandesi, e questo suo Joe Speedboat credo sia al momento l’unica opera pubblicata in Italia: merito ancora una volta della “venerabile” Iperborea (con traduzione dal nederlandese e postfazione di Elisabetta Svaluto Moreolo), che regala dunque al pubblico italiano una storia tanto leggera quanto ricca di numerose sfaccettature tematiche, in grado di piacere di sicuro a tanti…

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