Vai al contenuto

Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.

Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e scrive. E viceversa. Per saperne di più, clic.

  • Venerdì 7 agosto a Valcava (Bergamo): lo sci d’antan, la celeberrima funivia, la “montagna dei milanesi”. Clic.
  • Sabato 8 agosto sulla Costa del Palio (Bergamo): storie e geografie del Palio, luogo affascinante e emblematico. Clic.
  • Venerdì 4 settembre a Oliveto Lario (Lecco): la DOL dei Tre Signori o Dorsale Orobica Lecchese, tra i più bei trekking lombardi.
  • Sabato 5 settembre a Chiesa Valmalenco (Sondrio): “Valmaleggo” e Alt[R]o Festival insieme, e un libro notevolissimo.

Altri incontri seguiranno successivamente; seguite il blog per rimanere aggiornati al riguardo.

CEMENTIFICAZIONE SELVAGGIA A BRUNICO (MA È L’HOTEL DEL SINDACO!)

L’Hotel Heinz di Plan De Corones, fino a oggi con 70 posti letto, li raddoppierà a 140 trasformandosi in una vera e propria cittadella turistica di quattro piani fuori terra e tre interrati con area wellness, piscine, negozi, bar, ristoranti, pub con 700 posti a sedere. La costruzione prevede l’abbattimento di decine di alberi, la trasformazione di circa 1.330 metri quadrati di bosco e un fabbisogno stimato in circa 60 mila litri di acqua potabile al giorno. Tutto quanto senza “VIA”, la Valutazione d’Impatto Ambientale. Come può essere possibile? Be’, semplice: il comproprietario dell’Hotel è Bruno Wolf, il sindaco di Brunico, che fino a oggi ha scaltramente saputo evitare i conflitti d’interesse in gioco. Ma, grazie all’intervento di un combattivo avvocato, ora sul progetto e sui tanti ricorsi si dovrà pronunciare inevitabilmente il TAR.


L’ALLENZA STRATEGICA TRA SVIZZERA E ITALIA CHE ATTRAVERSA LE ALPI

Quando si parla di rapporti tra Italia e Svizzera, il dibattito si concentra spesso su frontalieri, fiscalità o trasporti e a volte su antagonismi nazionali(stici) più o meno polemici. Meno visibile, ma altrettanto strategico, è il legame energetico tra i due Paesi: un’alleanza silenziosa, fatta di cavi ad alta tensione, accordi di solidarietà, scambi quotidiani di grandi quantità di elettricità che hanno le Alpi come contesto emblematico e ambientalmente problematico. È un’alleanza vitale per entrambi i paesi: l’Italia è storicamente un grande paese consumatore e continua a dipendere significativamente dalle importazioni, in primis dalla Svizzera; di contro la Confederazione ha bisogno dell’energia italiana nei periodi di calo produttivo, soprattutto invernali.


SUL SOMMEILLER, A 3000 METRI, NEL TRAFFICO COME IN TANGENZIALE

Su “L’AltraMontagna” Vanda Bonardo, Presidente di Cipra Italia e responsabile di Legambiente Alpi, racconta la propria recente esperienza ciclistica lungo la strada del Colle del Sommeiller, una delle più alte d’Europa, invasa da mezzi motorizzati d’ogni sorta. «Una scena surreale e malinconica, un episodio emblematico, un caso reale che racconta il contrasto tra vecchi modelli di fruizione e il futuro delle Alpi che cambiano. Davvero immaginiamo che il futuro della montagna sia questo? Un luogo dove si sale per consumare un panorama che sta svanendo, contribuendo, metro dopo metro, alla sua scomparsa? La domanda non riguarda soltanto il traffico, le moto o i fuoristrada. Riguarda il nostro modo di stare nei luoghi».


I CORPI E LE VOCI CHE CREANO PAESAGGI SONORI

L’1 e 2 agosto prossimi a Berbenno, sulle Prealpi bergamasche, si terrà un workshop di ricerca vocale estremamente affascinante, dal titolo “Tra la casa e la pioggia” e condotto da Michela Benaglia e Beatrice Arrigoni. Il laboratorio attraversa la voce come strumento di ricerca e di ascolto, capace di far affiorare memorie e forme identitarie dell’abitare. A partire da frammenti sonori, ricordi e percezioni legate alla casa che ospita il laboratorio, le persone partecipanti saranno guidate nella costruzione di forme vocali essenziali: timbri, richiami, note, respiri, che attraverso pratiche vocali, corporee e registrazioni situate, daranno forma a mappe e paesaggi sonori condivisi. Per altre info e iscrizioni (entro domani 30 luglio!) cliccate sulle locandine lì sopra.


I BOSCHI ITALIANI VANNO SEMPRE PIÙ IN FUMO

Il nuovo report di Legambiente “Italia in fumo” offre un quadro parecchio triste della situazione “incendi boschivi”: da inizio anno al 15 giugno 2026, in quelli che dovrebbero essere i mesi a bassa intensità e antecedenti all’avvio della stagione antincendio boschivo, sono ben 469 i roghi registrati segnando un aumento del 36,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (344 i roghi ad inizio 2025) e 9.545 gli ettari andati in fumo pari a 13.368 campi da calcio. Di questo passo a fine anno si potrebbe arrivare a superare il triste primato del 2025, un annus horribilis, che ha visto bruciare in tutto in Italia 96.517 ettari, quasi il doppio del 2024. Ormai non si tratta più di episodi straordinari, concentrati in poche settimane estive, ma come la manifestazione ricorrente di una fragilità territoriale ormai strutturale per la quale servono sempre maggiore prevenzione, cura dei territori, adattamento.

Cerchi qualcosa?

I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

Inserite il vostro indirizzo e-mail per iscrivervi a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Unisciti a 970 altri iscritti

Articoli più recenti

  • L’incendio doloso dei boschi, uno dei crimini peggiori in assoluto
  • Esplorando paesaggi straordinari e scoprendo le loro affascinanti storie: a Valcava venerdì 7 agosto, alla Costa del Palio sabato 8 agosto
  • A proposito di ghiacciai (nel bene e nel male)…
  • È giunto il momento di dichiarare finita l’era dello sci estivo sui ghiacciai
  • Ci mancava pure l’Heli fishing in montagna, come no!
  • Lasciare il cuore nel Vallone delle Cime Bianche, o lasciarci la dignità
  • Le nuove ciclovie montane tra “supercazzole” istituzionali, pareri autorevoli e domande ineluttabili (nonché un rifugio bellissimo!)
  • Piacere, «odiatore dello sci»!
  • In cammino per le Cime Bianche e per tutti noi
  • Il sacrificio di un (altro) lago alpino naturale agli affarismi dell’industria dello sci?

Archivi

CERCA NEL BLOG:

Tag: Gianluigi Melega

“I miei pensieri serviranno ai posteri per farne uso igienico” (Piero Manzoni dixit)

“Mi potrà servire a qualcosa: a farmi scrivere, forse a farmi sfogare, a poter fermare i miei pensieri su carta e ai miei posteri per farne uso igienico.”

(Piero Manzoni, Diari, 25 Marzo 1954)

In questi giorni sto leggendo una biografia di Piero Manzoni (questa, per intenderci), uno degli artisti italiani più grandi del Novecento, un passo – anzi, molti di più – avanti rispetto alla stragrande maggioranza dei suoi colleghi nonché del panorama artistico-culturale italiano del tempo, e per questo, tanto per cambiare, ignorato se non sbeffeggiato dallo stesso. Tipico atteggiamento italiano: sei un talento, sei un innovatore, sei un genio, possiedi AIF-PIERO-MANZONIautentiche doti e capacità fuori dal comune? Non c’è posto per te, e più cerchi di ottenerlo più verrai accusato d’essere un fuori di testa, un poco di buono o altro del genere. No comment, ovviamente, per non costringermi a superare di slancio ogni limite di scurrilità…
A breve pubblicherò qui nel blog la personale recensione del testo biografico che sto leggendo. Ora invece, per cominciare a onorare per bene la figura del grande artista lombardo, recupero e pubblico un vecchio pezzo di Gianluigi Melega, originariamente pubblicato nel 1992 sul Corriere della Sera, che racconta del celebre soggiorno di Manzoni in Danimarca, paese nel quale trovò un’accoglienza e un rispetto ben più grandi e consapevoli che in patria: elementi che resero quel soggiorno un momento irripetibile e significativo di grande creatività artistica e concettuale.

Manzoni1Manzoni e la fabbrica dei concetti
Artisti tra i telai. 30 anni fa nasceva in una cittadina danese un curioso esperimento di mecenatismo. l’ avventura di un camiciaio e di un “enfant prodige” dell’ avanguardia italiana: Piero Manzoni e le sue opere che anticiparono l’ arte concettuale.

La cittadina danese di Herning sta nel mezzo della penisola dello Jutland. E’ un paesaggio piatto, di basse colline ondulate, nero verde giallo e viola, di pini, erba ed erica. Non ci si passa per caso: bisogna proprio volerci andare. Fino a una quarantina di anni fa, nulla distingueva Herning da una qualsiasi piccola citta’ nordeuropea senza qualita’ . Poi, dalla campagna, arrivarono il camiciaio Aage Damgaard e sua moglie Birgit. Il camiciaio Damgaard era un piccolo industriale tessile con un’ idea fissa: che la gente comune come i dipendenti della sua fabbrica dovesse poter godere dell’ arte. E godere dell’ arte durante la giornata, sul posto di lavoro, mentre lavorava. Non solo: ma dovesse poter conoscere gli artisti, coloro il cui lavoro era creare, inventare, tradurre i sogni o le visioni in oggetti concreti. Il camiciaio Damgaard comincio’ a invitare degli artisti a Herning. Faceva con loro un accordo: li alloggiava in una luminosa mansarsa nell’ allora unico alto edificio di Herning; metteva a loro disposizione un atelier o uno spazio nella sua fabbrica di camicie, accanto ai telai, come preferissero; pagava per tutti i materiali che decidessero di usare e concordava con loro uno stipendio mensile per due o tre mesi (di solito cercava di dar loro uno stipendio pari allo stipendio medio dei dipendenti della sua fabbrica). In cambio chiedeva che gli artisti frequentassero la fabbrica, parlassero con i dipendenti del loro lavoro e lasciassero in fabbrica le opere che creavano durante il loro soggiorno. Erano condizioni che soltanto artisti giovani o artisti poveri accettavano. Oppure artisti famosi, a cui Damgaard offriva la possibilita’ di creare opere di grandi dimensioni. Herning comincio’ a figurare nelle cronache come una citta’ dove si faceva dell’ arte, dove l’ opera d’ arte entrava a far parte della vita quotidiana di tutti. Batuffoli e scatolette Nel 1960 e nel 1961 vennero invitati a Herning due artisti italiani ritenuti allora di grande avanguardia, Enrico Castellani e Piero Manzoni. In Italia avevano pochissimo mercato. E le opere con cui Manzoni traduceva in oggetti le sue teorie sull’ arte (batuffoli di cotone, uova sode da mangiare subito, linee, palloncini definiti “fiato d’ artista”, scatolette contenenti “merda d’ artista”, impronte digitali, ricevute con cui si certificava che il possessore era stato da lui “firmato” e che quindi era da considerare esso stesso un’ opera d’ arte, eccetera) venivano ritenute dalla quasi totalita’ del pubblico degli sberleffi, delle prese in giro di cui non cadere vittime. Manzoni sarebbe morto improvvisamente due anni dopo, il 6 febbraio 1963, nel suo studio a Milano. Per molto tempo le sue opere continuarono a essere apprezzate soltanto da pochi. Oggi e’ considerato uno dei piu’ coerenti e geniali anticipatori dell’ arte concettuale: allora, e per anni, nel migliore dei casi venne ritenuto dalla maggioranza un provocatore, nel peggiore, un buffone. Da qualche anno le opere di Manzoni si vendono alle aste internazionali per centinaia di milioni. E una sua grande retrospettiva, apertasi in estate a Herning e passata in autunno a Madrid, arrivata nell’ inverno scorso al Castello di Rivoli (Torino) ancora carica di provocazione e di “avanguardia” come trent’ anni fa (basti pensare che, dalle diverse collezioni mondiali, verranno esibite non meno di 25 delle 90 scatolette numerate di “merda d’ artista”): ma, appunto, trent’ anni fa lo shock non era temperato dalle valutazioni del mercato… Ora, a ulteriore conferma di una consacrazione oramai indiscussa, Vanni Scheiwiller pubblica il catalogo ragionato delle sue opere, a cura di Freddy Battino e Luca Palazzoli. Trent’ anni fa Manzoni arrivo’ a Herning un giorno di giugno. C’ era ad accoglierlo un pittore danese, Paul Gadegaard, che faceva da consulente artistico per il lungimirante camiciaio. Gadegaard poduceva pitture astratte molto colorate e ando’ incontro a Manzoni indossando una tuta da lavoro molto macchiata: “Ma, mio Dio, tu usi i colori!”, lo saluto’ inorridito Manzoni, che da anni produceva soltanto opere bianche, quasi tutte chiamate “Achrome”. Manzoni lavorava molto. Oggi ci sono nella collezione del museo di Herning 37 sue opere e “mezza”: la “mezza” e’ un quadro messo insieme, a meta’ , da Manzoni e dallo svizzero Daniel Spoerri. Parlava poco con chi gli stava intorno per la difficolta’ di intendersi con la lingua: ma regalava sue opere ai dipendenti di Damgaard, che erano soprattutto operaie tessili, donne di Herning o delle campagne vicine. Regalava uova sode con l’ impronta del suo pollice, “Achromes” di cartone, linee. Le linee erano dei rotoli di carta bianca di diverso tipo, di diverse dimensioni e lunghezze, al centro dei quali Manzoni tracciava una striscia nera, per poi riarrotolarli e infilarli in cilindri di cartone che fungevano da custodia. Su ogni cilindro un’ etichetta in inglese e in francese precisava la lunghezza della linea e la data dell’ esecuzione. Il giorno che Manzoni arrivo’ , Damgaard era in viaggio all’ estero. Ma aveva lasciato detto, come sempre, che gli venissero messi a disposizione i materiali che avesse chiesto. Manzoni ando’ nella tipografia del giornale locale e mise in conto a Damgaard l’ acquisto di una bobina di carta da giornale. Poi si sedette per terra, davanti alla rotativa, con una specie di bottiglione di inchiostro, e comincio’ a tracciare una linea al centro della bobina, mentre questa veniva svolta lentamente da un rullo per essere riavvolta su un altro. Il risultato, un pesantissimo cilindro di lastre di piombo con la scritta “Contiene una linea lunga 7200 metri eseguita da Piero Manzoni il 4 luglio 1960”, e’ oggi ritenuto uno dei capolavori dell’ arte moderna. Ma secondo Knud Laursen, un pittore danese tradizionale che allora si guadagnava da vivere come redattore nel giornale di Herning, quando Damgaard, al ritorno, venne a sapere cosa era successo, la sua prima reazione fu: “Ah, va bene gli artisti, ma con questo basta!”. Dovette essere un’ irritazione passeggera. Perche’ l’ anno dopo, il 1961, Manzoni si autoinvito’ a Herning per una seconda stagione danese e, ancora una volta, riusci’ a stupire tutti. La testimonianza piu’ importante di quella sua seconda visita e’ un parallelepipedo di acciaio di 80x100x100 centimetri con la scritta in francese, capovolta: “Socle du Monde . Socle magic n. 3 de Piero Manzoni . 1961 . Hommage a’ Galileo”. Si tratta, come dice appunto l’ iscrizione, dello “zoccolo del mondo”, il sostegno su cui poggia idealmente tutto il globo: appoggiato per terra, capovolto, perche’ appunto e’ la terra a reggersi su esso, e non viceversa. Vegetali e minerali Secondo il critico Jean.Pierre Criqui si tratta di un’ opera fondamentale, “germinativa”, per l’ intera arte moderna. Secondo Germano Celant, il critico ialiano che piu’ ha studiato Manzoni e che ha curato il bel catalogo che accompagna la mostra itinerante, “…con lo ‘ ‘ Zoccolo del mondo’ ‘ il lavoro di Manzoni raggiunge i limiti della superficie terrestre e ogni cosa animale, vegetale e minerale e’ definitivamente trasformata in un’ opera d’ arte”. Aage Damgaard e’ morto qualche anno fa. Sua moglie Birgit vive in una grande fattoria alla periferia di Herning. Hanno chiuso le fabbriche di camicie (erano arrivate a essere sette), ne hanno trasformate alcune in museo, una in una scuola per operai tessili, e hanno donato tutto, comprese le collezioni di oltre 600 opere di arte moderna, alla citta’ . “Allora quasi tutti ci consideravano dei matti . racconta oggi la signora, che usa al visitatore italiano la cortesia di accompagnarlo al museo ., o addirittura degli imbecilli, che si facevano turlupinare da un ciarlatano: oggi incontro delle ex dipendenti che mi ringraziano per averle aiutate a familiarizzare con l’ arte, per essere state partecipi di un esperimento riconosciuto adesso come eccezionale”. Mi chiedo che cosa inventerebbe oggi Manzoni, con quel suo sorriso allegro e ironico che mi e’ capitato di conoscere bene (mi regalo’ un’ impronta digitale, visto che non volevo comperare i suoi quadri), per rovesciare, con un ideale zoccolo estetico, il successo di pubblico e commerciale che e’ arrivato ad avvolgerlo.

Scritto il 12 febbraio 201511 febbraio 2015Categorie (L.),Arte,OpinioniTag achromes,arte,articoli,biografia,Castellani,catalogo,Celant,citazione,Danimarca,fiato d'artista,genio,Gianluigi Melega,Herning,Il ribelle gentile,libri,linee,merda d'artista,mostra,opere,Piero Manzoni,Stampa Alternativa,testoLeave a comment on “I miei pensieri serviranno ai posteri per farne uso igienico” (Piero Manzoni dixit)
Blog su WordPress.com.
  • Abbonati Abbonato
    • lucarota.com
    • Unisciti ad altri 970 abbonati
    • Hai già un account WordPress.com? Accedi ora.
    • lucarota.com
    • Abbonati Abbonato
    • Registrati
    • Accedi
    • Segnala questo contenuto
    • Visualizza sito nel Reader
    • Gestisci gli abbonamenti
    • Riduci la barra
Caricamento commenti...