Quando una civiltà finisce per archiviare sé stessa (Nicolas Dickner dixit)

Mettendo piede alla biblioteca municipale, Hope lanciò un’occhiata diffidente al banco dei prestiti, dove due vecchie bibliotecarie classificavano delle schede. Secondo lei una civiltà che si preoccupava così tanto di archiviare era, e non c’era dubbio, una civiltà in declino.

(Nicolas Dickner, Apocalisse per principianti, Keller Editore, 2012, traduzione di Silvia Turato, p.67)

nicolas-dicknerBeh, in tema di biblioteche non so se quanto afferma Hope Randall, la protagonista del romanzo di Nicolas Dickner, possa essere realmente condivisibile. D’altro canto è vero: una civiltà che manifesta una evidente compulsione archivistica non ha timore di poter dimenticare il passato, come potrebbe sembrare di primo acchito, ma ha soprattutto paura di affrontare il futuro. Paura di non saper fronteggiare ciò che il futuro le offrirà, così da rifugiarsi per istinto nell’adorazione conservatorista di ciò che è conosciuto e che è parte del passato, appunto.
Un segno evidente di debolezza, insomma. Accresciuto dal fatto poi che sovente, a furia di archiviare, si finisce per accantonare. Che è ancora peggio.

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3 pensieri riguardo “Quando una civiltà finisce per archiviare sé stessa (Nicolas Dickner dixit)”

  1. Credo si tratti di capire in che modo si archivia. Non ritengo negativa l’archiviazione: se si archivia ordinatamente, con rispetto di ciò che è passato, credo che sia un aspetto positivo. L’archiviazione non comporta necessariamente un non guardare al futuro, anzi, può essere proprio un buon modo per mettere da parte ciò che è stato, magari tirandolo fuori al momento opportuno e soprattutto se questo passato possa essere in qualche modo educativo.
    Chi come me ha vissuto in Cina sa che l’archiviazione lì significa distruzione. E questo ha necessariamente comportato la perdita del passato, soprattutto da un punto di vista culturale. E la storia di un popolo è l’elemento basilare del suo futuro.

    1. Buongiorno, Stefano!
      Hai centrato perfettamente il nocciolo della questione: c’è un esercizio di archiviazione positivo, quando esso conserva il passato per farne preziosa esperienza per il presente e il futuro, e ce n’è uno che invece ha il solo scopo di nasconderlo, il passato. Con conseguenze culturali (e non solo) deleterie, appunto.
      Da questo punto di vista, mi interesserebbe parecchio approfondire la tua esperienza cinese, che credo emblematica sotto molti aspetti anche per noi occidentali… Che ne dici?
      Comunque per ora, e come sempre, grazie di cuore!

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