Resistete molto, obbedite poco, se volete restare liberi (Walt Whitman dixit)

Agli Stati, a ciascuno di essi, a ogni città degli Stati: “Resistete molto, obbedite poco”, | basta obbedire ciecamente una volta, per esser in pieno asserviti, | e una volta asserviti, nessun popolo, o stato, o città di questa terra può riconquistare la libertà.

(Walt Whitman, Foglie d’erba. Agli Stati, p. 15, 1° ed. 1855)
Walt+Whitman
Resistete molto, obbedite poco. In quante cose un (meraviglioso) principio del genere sarebbe oggi da mettere in atto? Whitman, fedele alla propria celeberrima visione armonica dell’universo naturale, aveva compreso perfettamente che qualsiasi sovrastruttura umana di natura politico-amministrativa, se costruita male ovvero non per i suoi scopi filosofici ordinari, avrebbe finito per rivoltarsi contro l’uomo stesso. D’altro canto, a mio modo di vedere, tale principio whitmaniano può e deve fare il paio con quello altrettanto celebre (e da tantissimi incompreso), “il governo migliore è quello che non governa affatto”, formulato dal mai troppo osannabile H.D.Thoreau, il cui pensiero non a caso si lega a doppio filo, sotto molti aspetto, a quello di Whitman.
A fronte di una società civile contemporanea che invece pare pedissequamente resistere poco e obbedire molto a qualsiasi cosa, e soprattutto a quelle che più le sono civicamente avverse, principi come quelli sopra riportati sarebbero fondamentali, per la salvezza della stessa società.
Sarebbero, già. Da mettere in pratica, sarebbero.
Se si fosse ancora capaci di farlo.

3 pensieri riguardo “Resistete molto, obbedite poco, se volete restare liberi (Walt Whitman dixit)”

  1. Ma guarda un po’, questo sarebbe anche il mio motto… non sapevo l’avesse detto Whitman. Già lo strillavo a sei anni quando imbrattavo con i colori a cera i muri della casa. Poi erano sculaccioni, ma questo è un altro discorso.
    Comunque è come dici, purtroppo, oggi si resiste poco e si obbedisce molto, soprattutto di fronte alle ingiustizie sempre più dilaganti, che ormai invadono qualsiasi anfratto della vita pubblica e politica. Spesso mi sento un’aliena, per di più spiazzata e impotente, quando vedo quello che fa certa gente, quando sento in giro certi discorsi.

    1. Ciao Ale!!! 🙂
      Come stai? Spero benisssssssssssimo!
      Concordo con te, purtroppo da ‘ste parti basta essere una persona onesta e dotata di un poco di senso civico per sentirsi un’estranea. E la sensazione (beh, dico così, ma è ovviamente ben di più che una mera sensazione) che qualsiasi cosa si tocchi di pubblico/istituzionale sia una sorta di vaso di Pandora di malefatte varie e assortite temo rappresenti una condanna più o meno inappellabile, per questo paese. Però l’impotenza che tu citi è a volte indotta dallo stato di fatto delle cose… Non so, ma a volte penso che il sistema ci abbia fin troppo bene convinti di non poter fare nulla contro quelle malefatte, e resi schiavi dei suoi meccanismi: in fondo, se fin da subito tutti avessero risposto “no!” alle proposte di un corruttore, forse il problema non si porrebbe. Di contro, ne basta uno, il primo che dice “sì!” che, ovviamente, scatta il meccanismo del “beh, ma allora pure io!”. Insomma, se questa nostra vita contemporanea si basasse su valori diversi rispetto a quelli che vengono ritenuti importanti e che ci sono stati imposti come tali… Ma, ecco, da qui in poi comincia l’utopia, purtroppo. UN’utopia che non abbiamo la forza di trasformare in realtà effettiva. E questa è la nostra condanna.
      Per la serie: ottimismo a vagonate il sabato mattina!!! 😀 🙂

      1. Luca, non potevi spiegare con parole più chiare e convincenti questo infido meccanismo in cui siamo, purtroppo, tutti immersi. Qualcuno sguazzandoci furbescamente, molti altri – troppi – patendoci dentro senza alcuna speranza. Quoto parola per parola 😉

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