Tornare in Italia

Tornare in Italia dopo aver trascorso un certo periodo (nemmeno troppo lungo all’estero), mi genera ogni volta di più l’impressione di rientrare in una stanza chiusa e dall’atmosfera pesante, umida, impolverata e parecchio disordinata, nella quale tuttavia si intravede la presenza di cose bellissime e trascuratissime, dimenticate o ignorate, sul cui fascino la polvere e la sporcizia s’accumula inesorabilmente. Una stanza che potrebbe essere (ovvero dovrebbe restare) una delle più stupefacenti wunderkammer del mondo, ancor più di quanto già non dimostri di essere nonostante la trascuratezza diffusa, e invece viene stoltamente trasformata in un malmesso sottoscala, uno sgabuzzino dall’aria venefica sempre più ricolmo di cose stupidi e inutili.

È una gran sciagura questa. Perché, appunto, vedere le meraviglie conservate in questa stanza via via nascoste, ottenebrate e insudiciate da tutto quel pattume stringe il cuore e deprime l’animo. C’è – ci sarebbe – da fare di tutto per recuperarne lo splendore assoluto, così da mostrarlo al mondo intero in tutta la potenziale sfavillante bellezza, ma se le figure deputate alla sua miglior conservazione sono da tempo le prime ad accentuarne la sporcizia e il degrado, per di più incensandosene e raccogliendo consensi, temo che da fare in verità ci sia – ci sarà, di questo passo – ben poco.

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