No, tranquilli, niente fattucchieri, ciarlatani, sensitivi cialtroni o che altro… E anche quella A nel titolo del post non è un errore, perché in effetti di una bella magia voglio qui disquisire, realizzata non da un magO o da una magA, ma dal MAGA, il Museo d’Arte di Gallarate, che per la prima volta ho visitato qualche giorno fa.
Un museo d’arte moderna e contemporanea “di provincia”, di una cittadina che certamente può essere ancora considerata parte del grande hinterland di Milano (pur essendo lì già in provincia di Varese) e influenzato da esso, eppure di sicuro piuttosto discosta dal “giro” artistico milanese: una “normale” cittadina come tante altre, con la sede museale un poco adombrata dai soliti, anonimi palazzoni residenziali che rischiano di sminuirne l’architettura invece pregevole, ben integrante la parte nuova con quella ricavata dal riuscito recupero di alcuni edifici industriali di inizio secolo scorso… Insomma, un luogo d’arte che certamente non gode della rinomanza di altri musei “di città” e che per visitare il quale ci devi andare un po’ per forza, eppure il MAGA offre ai suoi visitatori una piccola/grande magia, appunto: una collezione permanente succinta ma significativa, che copre bene il Novecento (con opere considerevoli soprattutto degli anni ‘50/’70) e l’inizio del nuovo secolo con lavori (nemmeno così secondari, in tanti casi) di grandi nomi dell’arte, soprattutto italiani e soprattutto provenienti dall’archivio del Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate, oltre che dal mecenatismo di alcuni industriali locali. Inoltre, una bella area dedicata a mostre temporanee, sovente di carattere “alternativo” e sperimentale, un simpatico bar, un piccolo bookshop… E, last but non least, la dimostrazione evidente di come si possano creare preziosi scrigni di arte di valore assoluto assai elevato pure fuori dalle grandi città, ovvero senza le spalle coperte dai potentati politici ed economici: un qualcosa che a mio parere ogni cittadina di una certa importanza dovrebbe e potrebbe fare, aprendo piccoli musei magari dedicati soprattutto alla produzione degli artisti locali (che non mancano dovunque, inutile dirlo) e assumendo così il ruolo fondamentale di volano per la cultura e la creatività dei dintorni, oltre che di laboratorio per lo sviluppo e il sostegno pratico delle pulsioni artistiche autoctone.
Certo, in Italia vi sono politici decerebrati che sostengono pubblicamente, a parole o con (non) fatti, che la cultura non dia da mangiare (il che sarebbe come se un emiro in Arabia affermasse che il petrolio non rende ricchi… Ogni commento è superfluo, certo più che qualche ottima imprecazione e altro di conseguente!), e il risultato, io credo, sono anche i 12/13 visitatori presenti al MAGA nel mentre che vi ero anch’io (ho contato “a memoria”, nel caso avrò sbagliato di un paio di unità, non di più). Ma forse sono solo un gran polemico pessimista…
Cliccate sulle immagini per visitare il sito web del MAGA e conoscerne ogni cosa. E visitatelo, poi! In fondo, da Milano ci arrivate in nemmeno mezz’ora di autostrada e, una volta dentro, converrete con me che sarete di fronte a una piccola/grande magia artistica.
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“Non ti muovere”: Franco Fausone alla Galleria Evvivanoè di Cherasco, fino al 01/07
“Franco Fausone nasce a Santo Stefano Belbo nel 1950. I suoi primi lavori sulla langa risalgono ai primi anni ’70. In quelle opere l’artista sceglie di raffigurare la sua terra natia e di trasferire sulle tele di quegli anni tutte le emozioni, le sensazioni, i profumi di quei luoghi. Verso la fine di quel decennio si trasferisce per un pò a Parigi ed è proprio in quel periodo che, presso la galleria di Claude Bernard, entra in contatto con Francis Bacon. Ovviamente questo incontro sarà frutto di una riflessione su un qualcosa che va aldilà della pittura da lui fino a quel momento sperimentata. Significherà una meditazione del tutto nuova sull’esistenza e sulla condizione umana da un punto di vista più profondo. Supporto prediletto per i suoi lavori, tele di stoffe, le quali diventano parte integrante dell’opera d’arte. Questo percorso iniziato con quel mitico incontro lo porta oggi a riprendere le immagini più semplici del quotidianità che riguarda un pò tutti noi. Bellissime figure femminili, volti affascinanti, scene di vita assolutamente attuali e attinte alla vita di cui siamo un pò tutti protagonisti. La luce fredda e “di perla” di giornate piovose o luminosa e gialla delle spiagge affollate d’agosto è l’altra grande protagonista delle tele odierne.“
Quando si dice nella botte piccola c’è il vino buono… A Cherasco, piccolo (e assai caratteristico) centro delle Langhe, c’è una galleria d’arte che sa proporre artisti e mostre sempre interessanti e, sovente, affascinanti, in un certo senso fedele al proprio nome: “evvivanoè!“, antico grido beneaugurante un tempo scambiato tra i cheraschesi, di cui parla Gina Lagorio nel suo libro Tra le mura stellate, definendolo «la benedizione sottointesa per tutto l’anno». Una benedizione artistica, di sicuro, capace di effondere bellezza negli occhi e nell’animo di chi visita la galleria e conosce i suoi artisti. E la mostra di Franco Fausone è certamente un buon motivo per fare ciò.
Non ti muovere, mostra personale di Franco Fausone, resterà aperta da Evvivanoè Esposizioni d’Arte dal 6 Giugno al 1 Luglio. Cliccate sull’immagine dell’opera per visitare il sito web di Evvivanoè e conoscere ogni utile dettaglio sulla mostra e sulla galleria.
Il podcast della puntata #16 di RADIO THULE 2011/2012
Ecco qui, come tradizione del giorno successivo a quello della diretta, il file in podcast della puntata #16 di RADIO THULE 2011/2012 di lunedì 4 Giugno 2012, intitolata Il lavoro è un’arte e dedicata all’artista Francesco Lussana e alla sua originale e intrigante ricerca artistica. Arte tecnologica, industriale, contemporanea nel senso più pieno del termine, ma anche profondamente sociale e perfettamente dialogante con il nostro tempo e con noi stessi. Perchè se il lavoro può ancora nobilitare l’uomo, e creare quella bellezza che potrà salvare il mondo, Lussana è in grado di indicarci un modo affinché ciò possa avvenire…
Cliccate sulla radio qui sopra per ascoltare e scaricare il file, oppure visitate la pagina del blog dedicata al programma con tutto l’archivio delle puntate di questa e delle stagioni precedenti.
N.B.: il podcast di RADIO THULE è supportato da MediaFire, uno dei migliori servizi di hosting e file clouding del web. Basta cliccare sulla radio, come appena spiegato, e dalla pagina relativa su MediaFire attivare il download, seguendone le semplicissime istruzioni.
Prossimo appuntamento con RADIO THULE, lunedì 18 Giugno 2012 – ultima puntata della stagione 2011/2012! Save the date e, per ora, buon ascolto!
RADIO THULE #16-11/12, lunedì 4 Giugno, ore 21, live su RCI Radio!
Lunedì 04/06, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming:
RADIO THULE, anno VIII, puntata #16:
“Il lavoro è un’arte“
Ovvero: può un macchinario industriale “rozzo” come una pressa diventare una fonte di arte? Può una fabbrica metalmeccanica divenire un originale e particolare “atelier” artistico? E può il lavoro, per di più con la valenza che assume oggi, in questi tempi di crisi e di precarietà, generare bellezza e senso estetico come appunto solo (o quasi) l’arte può fare? Francesco Lussana è la risposta a queste domande! In questa puntata Radio Thule ospita l’artista bergamasco, e accompagna i propri ascoltatori a conoscere la sua personalissima carriera artistica: arte tecnologica, industriale, contemporanea nel senso più pieno del termine, ma anche profondamente sociale e perfettamente dialogante con il nostro tempo e con noi stessi. Perchè il lavoro può ancora nobilitare l’uomo, e creare quella bellezza che potrà salvare il mondo…
Per ascoltare RADIO THULE in streaming dal tuo pc clicca QUI, oppure QUI per lo streaming in HD. E dal giorno successivo, qua sul blog, il podcast della puntata! Quindi, in un modo o nell’altro: stay tuned!
Brand New Gallery, Milano: “Changing states of matter” / Cristina Lei Rodriguez “Recover”, dal 31/05 al 28/07
“La collettiva Changing states of matter è una mostra pensata per svelare i processi della creazione artistica, che si svolgono attraverso una “produzione ipotetica” del reale, portata al limite estremo dell’esperienza sensoriale. Attraverso la frammentazione del lavoro iniziale, questo gruppo di artisti indaga la materia per rivelarne nuove forme e sembianze, dando vita a mondi misteriosi ottenuti sovvertendo le tecniche artistiche tradizionali. Ognuno degli artisti inclusi in questa group show sceglie il mezzo espressivo in base alla propria esperienza della materia tangibile e dell’intimità della memoria. La materia diviene quindi metafora delle strutture sociali e delle realtà che ci circondano, e la sua aggressione diviene pratica utile ad esplorare il rapporto con l’alterità ed il reciproco scambio che costantemente avviene tra le persone e gli oggetti.
Sebbene alcune delle opere proposte in questa mostra possono sembrare, nei termini canonici della storia dell’arte, molto tradizionali, la differenza è apportata dalla sovversione dei luoghi comuni ereditati e connessi con il genere. Esse svelano una tensione evidente tra il pensiero ed il processo costitutivo, che consente di concepire una nuova modalità scultorea offrendo una visione caleidoscopica di spazi indefiniti.“
“Le forme scultoree elaborate da Cristina Lei Rodriguez sono conglomerati astratti provenienti da un’era post atomica, di cui narrano le vicende di decadenza e rovina. Sebbene i processi naturali di crescita e declino siano stati una tematica che ha ispirato gran parte del suo lavoro, recentemente l’artista ha deviato lo sguardo lontano dalla natura, per rivolgerlo verso costruzioni culturali di incertezza ed instabilità. Nei suoi ultimi lavori, la materia è sagomata con sensibilità critica nei confronti della voracità bulimica e del glamour impenitente che accompagnano il capitalismo contemporaneo, dell’accumulazione della ricchezza che va di pari passo con la minaccia di un collasso sistemico totale.
Per realizzare le sue sculture, Cristina Lei Rodriguez adotta una sorta di ready-made ottenuto impiegando una molteplicità di materiali come plastica, resine, reti metalliche, gesso, vernice e detriti, modellati attraverso un’estetica gestuale di distruzione e decomposizione, grazie a cui essi si schiacciano, si accartocciano, si ritorcono su se stessi o sporgono grevemente verso l’esterno, colando una folta pittura materica sui piedistalli da cui si elevano.“
Giovedì 31 Maggio Brand New Gallery, una delle gallerie più cool* di Milano, inaugura due nuove mostre: in galleria 1 la collettiva Changing states of matter, con opere di Aaron Angell, Bianca Beck, Lynda Benglis, Steve Bishop, Kadar Brock, Matthew Chambers, Folkert de Jong, Nicolas Deshayes, Sam Falls, Ryan Foerster, Antonia Gurkovska, Gabriel Hartley, Jessica Jackson Hutchins, Mai Thu Perret, Rona Pondick, Ry Rocklen, Analia Saban, Ivan Seal, Molly Zuckerman-Hartung.
In galleria 2 Recover, prima mostra personale in Italia dell’americana Cristina Lei Rodriguez.
Cliccate sulle immagini per visitare le pagine nel sito web di Brand New Gallery dedicate alle due mostre.
*: lo so, lo so. “Cool” è diventato uno degli anglicismi più usati qui da noi spesso con assoluta banalità e inutilità, e quasi sempre perché fa’ figo usarlo. Ma credo che, per Brand New Gallery, l’accezione resti ben salda in un ambito virtuoso, anche per come la galleria milanese sappia andare oltre la mera opera di esposizione d’arte contemporanea per diventare un centro di promozione della cultura, e un supporto pratico per chi di “buona” cultura ne abbia da offrire.
Ecco. Visitatela, e capirete cosa intendo.