Venerdì scorso, 6 Giugno, alla Galleria Evvivanoé di Cherasco si è aperta una mostra parecchio particolare… La galleria infatti è diventata (e lo sarà fino al 2 Luglio) la prima Casa Adozioni di Robot da compagnia al mondo: qui trovano casa robottini orfani del progresso industriale, del consumismo, del merchandising, dei retro computer e della tecnologia in disuso.
Sono le creazioni di Massimo Sirelli, artista poliedrico nato a Catanzaro e che a Torino, nel cuore della città, ha scelto di installarsi e di dare vita a numerosi interessanti progetti. Per quest’ultimo, intitolato Adotta un Robot, ha creato personaggi vivi e pieni di sentimento, costruendoli pezzo per pezzo: una scatola di latta, il fanale di una bicicletta, una vecchia macchina fotografica… Se li si osserva bene già possiedono un qualche tratto “antropomorfo”. Lui riesce a vedere oltre, capisce l’anima degli oggetti e non riesce proprio a gettare via nulla: per tale motivo ha dotato le sue creature di un nome e una “carta di identità” con cui si possono presentare ai visitatori della mostra, che possono diventare i nuovi proprietari adottivi dei piccoli robot. «Sirelli si affeziona talmente alle sue creature» racconta Sara Merlino, direttrice artistica della galleria, «che poi non se ne separa facilmente. Vuole sapere dove andranno a vivere la loro nuova vita. E allora li da in adozione dai loro futuri proprietari. Perché vuole essere sicuro che i piccoli robots vengano accolti dal calore di una famiglia, in un luogo fatto per loro. Una sottile sfumatura forse che contiene in sé però tutta l’essenza del progetto “Adotta un Robot” e lo rende speciale e unico».
Una suggestiva commistione tra creazione artistica e consapevolezza ecologica, tanto semplice nella forma quanto significativa nella sostanza; inutile rimarcare l’importanza di una autentica presa di coscienza su quanto la nostra società produca e come sprechi cose la cui vita utile potrebbe ancora essere lunga. In fondo Sirelli va pure oltre a ciò, ridando vita a oggetti che sembrerebbero ormai privi di utilità e non solo, ma conferendo ad essi pure un valore artistico, dunque di senso superiore a quello di tante cose dotate di funzionalità quotidiana, con in più un quid di visione ludica che non guasta affatto, ma accresce la suggestione generale del progetto.
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