“Frames”, un corto di Paolo Cilfone, e una nuova opera compositiva di Tiziano Milani

Una notte Vera si sedette sul suo letto; spalle al muro e le gambe piegate verso il petto.
Vera sente per la prima volta che la vita le sta chiedendo altro.
Vera ha paura. Fa finta di nulla e dal giorno dopo martella ancora la sua esistenza.
Ma da quella notte Vera non è più la stessa.
La vita è fatta di segni e i suoi sono fatti di passati e di rimpianti che non torneranno indietro.
Vera è in trappola.
Vera è rinchiusa in una gabbia.
Indaga nei suoi giorni e scopre la sua solitudine: la vita che le scivola via i mille rumori sconnessi che la circondano i falsi amori che non si possono chiamar tali.
Vera non vuol arrendersi al destino.
La debolezza non li appartiene; e se deve combattere, accetterà la sfida.
E cosi sarà questa notte.

Frames è un cortometraggio di Paolo Cilfone, il primo capitolo della trilogia ” Dietro le parole”, che comprenderà anche Distorsioni e Sguardi.
Ma, musicalmente, è anche l’ultima opera compositiva di Tiziano Milani, il “socio” dello scrivente nel progetto The City of Simulation | La Città della Simulazione.
Cliccando QUI potrete visitare il sito web di Frames e del progetto “Dietro le parole”.
Da conoscere, senza alcun dubbio.

La recensione di “Cercasi la mia ragazza disperatamente” sul blog “Oasi del Libro”


Ecco la recensione di Cercasi la mia ragazza disperatamente pubblicata dal blog letterario Oasi del Libro – Diario di lettrici appassionate. Ringrazio molto Sharazad per aver letto e recensito il romanzo, nonché l’intero blog per l’ospitalità concessami.

Cliccate sulle immagini per leggere la recensione, oppure QUI per sapere ogni cosa sul libro, leggerne la rassegna stampa completa ed acquistarlo, su carta o come ebook.
Dunque, in un modo o nell’altro, buona lettura!

Quando c’è da dire, dire!

Se c’è una cosa che proprio mi fa’ incazzare, sono quelli che si incazzano per niente.
E non sopporto quegli imbecilli che insultano senza motivo il prossimo.
Detesto quelli che usano termini volgari come, ad esempio, “incazzare”.
Aborrisco chi non fa’ che lamentarsi. Che noia, che irritazione, mi danno il voltastomaco!
Ed esecro pure quelli che trovi la mattina e ti dicono: “Oh, sono di luna storta!”. Per favore! Non è giornata oggi, ok?
Depreco tutti quelli che intasano le strade con le proprie auto, come chi avevo davanti stamattina in tangenziale.
Ho in orrore chi passa le proprie vacanze al mare, in spiaggia a far nulla! Piuttosto che compiere un bel viaggio eccoli tutti lì, intorno al mio ombrellone!
Compatisco le cose melense e svenevoli – ne parlavo giusto ieri a casa col mio dolce tesorino…
E non capisco che senso abbia mettere al mondo dei figli – di questo parlavo con mia madre, che si è detta assolutamente d’accordo.
Stigmatizzo quelli che credono e pregano presunti esseri divini, dacché li ritengono esistenti: ma Sant’Iddio, come si fa’?
Disprezzo chi scrive nei blog, e ancor più chi scrive cose insulse.
Anzi, è tutto il web che mi fa’ schifo, non lo utilizzerò mai.
E giammai scriverò qualcosa utilizzando un computer!
Ed esecro quelli che si mettono a fare elenchi.
E odio chi odia.
Ecco.
Perché IO ho le idee chiare! Sappiatelo.
E le esprimo con la dovuta calma. IO.

Umpff, dove diavolo ho parcheggiato l’auto, ora?

(L.)

Tommy Wieringa, “Joe Speedboat”

Bello! Quando qualcosa si merita un apprezzamento, è bene manifestarlo subito… Tommy Wieringa è uno dei più noti scrittori nederlandesi, e questo suo Joe Speedboat credo sia al momento l’unica opera pubblicata in Italia: merito ancora una volta della “venerabile” Iperborea (con traduzione dal nederlandese e postfazione di Elisabetta Svaluto Moreolo), che regala dunque al pubblico italiano una storia tanto leggera quanto ricca di numerose sfaccettature tematiche, in grado di piacere di sicuro a tanti…

Leggete la recensione completa di Joe Speedboat cliccando sulla copertina qui sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie…

E la chiamano “democrazia”…

Siria, Grecia.
Sotto certi aspetti, due modi di uccidere un popolo. L’uno certamente più cruento, più efferato e disturbante, ma anche l’altro, per sua parte, alquanto feroce. A prescindere dalle cause scatenanti, ovviamente, dacché alla fine chi ne subisce le conseguenze è comunque la gente comune.
Due modi, in entrambi i casi, di uccidere la tanto meravigliosa e sempre più utopica “democrazia”.
Forse aveva proprio ragione quel vecchio porco ubriacone di Charles Bukowski, quando affermava che “la differenza tra la democrazia e la dittatura è che nella prima ti fanno votare poi ti danno ordini, mentre nella seconda non ti fanno perdere tempo a votare”…