A volte ci sono certi titoli – di libri, ovviamente intendo dire – che, chissà per quale motivo, risultano più intriganti e accattivanti di altri, e senza che queste finalità siano da essi direttamente ricercate, almeno non palesemente. Poi magari si acquista il libro relativo e si scopre che quel titolo nulla c’azzecca con i suoi contenuti – quante volte accade, eh?! – ma altre volte si comprende come il titolo stesso viceversa risulti parecchio azzeccato, per la storia che introduce e a cui fa riferimento – ancor più se inserito in una copertina altrettanto accattivante, poi.
In fondo Corpi estranei, romanzo d’esordio della scrittrice torinese Paola Ronco (PerdisaPop, collana “Corsari”) l’ho acquistato anche per i motivi appena citati – non solo, certo: i “promo” mi parevano interessanti e ne avevo pure sentito parlare bene sul web – e il mio attuale “studio” del genere giallo/noir ne ha reso la lettura un’attività assolutamente consona al momento. Anche se, bisogna precisare fin da subito, Corpi estranei non è un giallo (o un noir) propriamente detto, dacché mancante di buona parte delle classiche caratteristiche identificanti il genere e i suoi derivati. Di contro c’è – questo sì – uno spiccato mood da noir metropolitano, una tensione di fondo che illumina di una luce piuttosto oscura la narrazione, e una visione di matrice quasi sociologica delle vite quotidiane dei protagonisti – tre storie, tre diversi personaggi, tre esistenze che si sfiorano, si toccano appena senza mai realmente incrociarsi…
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