Confini

Come pensi che cambieranno le nostre vite dopo questa esperienza? Quali saranno i nostri nuovi confini?
L.B.: Le popolazioni e i lavoratori sono isolati da giorni, tutti privi e privati di ogni iterazione e di contatto fisico, sottratti a tutti i riti che hanno accompagnato la nostra quotidianità per anni e che credevamo immutabili e perciò indispensabili. Prima di assumere dati e mezzi per ripartire e riorganizzare le attività, è necessario che ognuno si faccia una domanda che di per sé contiene già una parte di risposta: come cambierà la nostra percezione dello spazio comune dallo stato di sospensione casalinga e come vivremo i luoghi domani? E come verrà ridisegnata la geografia umana? Non ho risposta o meglio ne tento una, fissando il tempo ad oggi. Non mi interessano le fasi 2 o 3 ma questa fase l’attuale, l’unica che abbiamo, e raccolgo l’invito del mio amico scrittore e geopoeta Davide Sapienza che ci dice: che “questo dolore ci sarà utile: non possiamo più mentire”. Speriamo che al crescere delle procedure di distanziamento (e sanitarie) si annettano nuove saldature tra le persone e tra queste e una società “parallela” che sperabilmente è sorta in questi mesi di clausura.

Da una bella intervista dell’amico Luciano Bolzoni per Confini Art Project, l’instaproject creato con storie video inviate durante l’emergenza coronavirus e con altri materiali di dialogo e riflessione, in collaborazione con “Gli Stati Generali”. Confini Art Project è un progetto di Vera Pravda, artista visiva, in collaborazione con ViaFarini.org per generare comunità culturali, stratificazione visiva e vicinanze virtuali in questo tempo sospeso.

Potete leggere l’intervista nella sua interezza cliccando sull’immagine in testa al post.

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