Paolo Nori, “Siamo buoni se siamo buoni”

cop_siamo-buoniPaolo Nori ha uno dei più bei siti web “da scrittori” che ci siano. “Embè?”, direte voi. Embè, dico io, è soprattutto da lì, oltre che da qualche amicizia comune, che in origine ho conosciuto lo scrittore parmense, prima che le sue opere edite. Il suo sito – più un blog, a dire il vero – è semplice, lineare, quasi minimale, eppure sempre arricchito (dallo stesso Nori, ovviamente) di cose interessanti e mai banali. Non è poco, e ancor più è alquanto significativo nonché, se così posso dire, identificante di quel piccolo/grande mondo a sé che, a ben vedere, Paolo Nori è.
O Ermanno Baistrocchi, è… ovvero il protagonista di Siamo buoni se siamo buoni (Marcos y Marcos, Milano, 2014), romanzo nel quale Nori si trasfigura (ma nemmeno troppo, mi pare di capire) in quel protagonista, che è un ex editore che scrive un libro intitolato La banda del formaggio (in verità è un altro romanzo di Nori) da pubblicare solo dopo il suo eventuale decesso ma che poi subisce un grave incidente (come Nori nella realtà, guarda caso!) così che tale Salvarani, che compra la casa editrice del suddetto Baistrocchi, pubblica il libro sotto altro nome dato che l’autore è dato ormai per morto e ne ricava un gran successo, senonché l’autore stesso inaspettatamente si risveglia e…

(Photo courtesy: Manuela Bersotti)
(Photo courtesy: Manuela Bersotti)
Leggete la recensione completa di Siamo buoni se siamo buoni cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Giovanni Civa, “La ragione va agli asini e secondo me cio’ ragione”

cop_laragionevaagliasiniNON.
Premetto: questa recensione è sostanzialmente basata sull’avverbio NON, e dunque NON sarà “normale” come le altre – sempre che questi miei scritti possano essere definiti “recensioni”, dacché ci tengo sempre a rimarcare che a mio modo di vedere NON lo sono, semmai sono impressioni di lettura intendendo con quel termine “impressioni” un qualcosa che alla fine viene più dall’istinto che dalla ragione, anche se poi questa inevitabilmente media e plasma il risultato finale.
E uso “ragione” NON a caso, visto che è parte integrante del titolo del libro di cui vi sto per dire, La ragione va agli asini e secondo me cio’ ragione, opera prima del parmigiano (o parmense, l’autore ha NON pochi dubbi in merito) Giovanni Civa (Senso Inverso Edizioni, 2013) la quale, lo capirete bene fin dalla lettura di quel titolo così particolare, NON è un libro “normale” – ergo, tale testo vi si adatta di conseguenza, come accennavo poco fa. E appena dopo il titolo, pure l’incipit ci si mette di suo per confermare questa impressione di non convenzionalità: “Questo è un libro talmente brutto che non ha una fine, cioè tu ci arrivi in fondo e ti chiedi “ah, e finito?” (…) E adesso che ci pensi, questo libro non aveva neanche un inizio, cioè la prima pagina, quella che leggi e ti fa dire “’spetta che un libro così me lo compro” non ce l’aveva, e ti chiedi “ma perché allora l’ho comprato?”…

civa-3
Leggete la recensione completa di La ragione va agli asini e secondo me cio’ ragione cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!