Quando i libri diventano ispirazione per l’arte contemporanea, ed espressione profonda di essa

Un bellissimo progetto artistico che farà parte degli eventi collaterali della prossima 55a Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia e per il quale l’oggetto-libro è fondamentale sia in senso teorico che pratico è I libri d’acqua, presentato dall’artista napoletano Antonio Nocera con la curatela di Louis Godart e di Laura Fusco.

Leggendo dalla presentazione del progetto…:
Con il progetto “I libri d’acqua” l’artista focalizza l’attenzione sul tema della migrazione come fenomeno sociale totale. Al centro della sua riflessione è posta l’importanza della Antonio-Nocera_photomobilità umana come espressione di una libertà fondamentale di movimento e aspirazione all’emancipazione, che l’artista esprime simbolicamente attraverso il viaggio. Le opere di questo progetto sono dominate dalla presenza del mare, ora chiaro e limpido ora nero come il catrame, ora calmo e rasserenante ora impetuoso e angosciante. Su queste acque galleggiano nidi carichi di esserini che rimandano la memoria ai barconi di migranti che, in tutte le epoche, hanno solcato i mari in cerca di un luogo dove costruire una nuova casa.
Il progetto “I Libri d’acqua” rientra nella tematica sviluppata negli ultimi anni dall’artista con “Oltre il nido”, progetto nato dalla riflessione sul tema della casa come aspirazione primaria e diritto fondamentale dell’essere umano, simbolicamente rappresentato dal nido. (…) Per la realizzazione delle sue opere l’artista attinge dalla millenaria sapienza artigiana veneziana l’uso di materiali pregiati come il vetro e la carta. Per il progetto site specific al Monastero di S. Nicolò, Antonio Nocera realizzerà un grande libro da collocarsi nell’area centrale a cielo aperto del chiostro e l’opera sarà oggetto di donazione al Comune di Venezia nel corso della cerimonia di inaugurazione.
L’installazione principale verrà accompagnata da opere, dipinti e sculture, facenti parte del complesso progetto “I Libri d’acqua” oltre che da un video documentario sulla creazione dell’opera, arricchito da approfondimenti sui temi dell’esposizione con un particolare focus sull’art 13 della DUDU (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)

Trovo – ovviamente, mi verrebbe da dire – molto interessante la scelta di rappresentare il senso tematico del progetto artistico attraverso l’oggetto-libro, appunto: una sorta di (ri)affermazione della potenza di esso, e dell’insuperabile capacità che detiene nel portare il più rapidamente e il più chiaramente possibile un messaggio di valore quale è certamente, e tanto quello alla base del progetto di Nocera. Una facoltà che rende il libro la rappresentazione più vivida e immediata del termine “cultura”, che l’arte visiva contemporanea – a sua volta possente espressione culturale – riconosce (come già fatto spesso, in passato, e come farà ancora in futuro) tanto quanto, purtroppo, la letteratura invece non è più capace di testimoniare, paradossalmente, per proprio autolesionismo editoriale
Cliccate QUI o sull’immagine di Antonio Nocera per visitare il sito web del progetto I libri d’acqua, e conoscerne ogni altro dettaglio.

Del Titanic, o dell’apoteosi della sfiga

Oggi, cent’anni fa – ora più, ora meno – si inabissava il Titanic, nel modo che sapete bene e che ne ha generato il mito, oltre ad uno sterminato giro commerciale che appunto oggi, nel centenario della tragedia, raggiungerà certamente il culmine.
Fu un concatenamento di superficialità, decisioni errate e fatalità a mandare l’inaffondabile nave sul fondo dell’oceano: una sfiga di livello eccezionale, insomma. Ma, molto banalmente, provate a pensare se non fosse andata come è andata… Se il Titanic fosse stato in ritardo o in anticipo di qualche minuto, se l’iceberg l’avessero avvistato in tempo e in modo da farlo sfilare lontano dalla nave, o se avesse rallentato per qualche strano giro di correnti e, con la nebbia di quella notte, non venisse nemmeno avvistato dall’equipaggio… Il Titanic avrebbe continuato in tutta tranquillità il proprio viaggio e svolto un’onorata carriera di transatlantico sulla rotta Europa-America, per essere poi messo in ombra – magari solo pochi anni dopo, chissà – da un’altra e più bella e grande nave, diventando anoninamente uno dei tanti altri vascelli della sua categoria eppoi venendo dimenticato del tutto, con il secolo ormai trascorso, insieme a tutti gli altri suoi “colleghi” del tempo.
Invece no: l’iceberg lo centra, cola a picco, impressiona e sgomenta l’intero mondo di allora con una tragedia senza precedenti, dalla quale rapidamente si genera poi il mito, appunto.
Posto ciò, sotto certi aspetti e nel rispetto delle centinaia di persone che persero la vita, viene da meditare se non sarebbe stata una maggiore sfiga l’eventualità che il viaggio del Titanic fosse stato un successo. Ovvero, a pensarci bene, molto spesso i “miti” non sono altro che gigantesche sfighe alle quali il tempo e la storia hanno ribaltato il senso, determinandone un’inopinata apoteosi, per motivi più o meno giusti, più o meno leciti e sinceramente commemorativi.
Forse, come sostiene qualcuno (e pure prescindendo dal Titanic e dalla sua storia), a volte, di certi “miti”, effettivamente potremmo anche fare a meno.