Se la missione del dotto è quella di analfabetizzare…

Diversi anni fa, tra le tantissime mie letture filosofiche, e tra quelle che più mi intrigarono, vi erano le Lezioni sulla missione del dotto di Johann Gottlieb Fichte. Nel loro essere certamente legate al tempo e alla società nella quale Fichte viveva e operava, di fondo esprimevano – ed esprimono – un’idea atemporale, dotata di un valore assoluto ovvero di una validità adattabile a ogni epoca e a ogni società che voglia dirsi avanzata, a mio parere…

Al dotto è affidata una missione: egli, che ha raggiunto il culmine della sapienza, è proprio per questo obbligato, moralmente e responsabilmente, poiché per la sua stessa perfezione culturale possiede maggior coscienza di sé, non solo a diffondere il suo sapere tra gli uomini indotti, ma a presentarsi come esempio vivente di razionalità e moralità per tutti gli uomini. La dottrina e la scienza costituiscono parte essenziale della società, sono esse stesse sociali e quindi il dotto acquista quasi naturalmente il ruolo di educatore degli uomini come magister communis (maestro sociale). (citazione tratta dall’articolo su Wikipedia).


Ora: lì sopra vedete un personaggio assai noto, dotato di una indubitabile sapienza – quanto meno nelle discipline di sua competenza, ma che sottintende una brillantezza intellettuale di sicuro sopra la media – fare qualcosa di assolutamente ridicolo, permettetemi questo giudizio. Un “dotto”, il quale nelle proprie cognizioni accademiche e culturali potrebbe potenzialmente ben rappresentare il soggetto descritto da Fichte, che decide di gettarle (e gettare il personaggio stesso) alle ortiche, persino diffondendo pubblicamente opinioni quanto meno antitetiche a tale sua potenzialità (e non me ne voglia il signor Marra, che non è il soggetto di questa mia disquisizione). Un dotto che diseduca e analfabetizza, in pratica!
Al di là che ciò di cui si assiste nel video può essere considerata cosa banale – e, appunto, peraltro tipica del personaggio protagonista – viene da chiedersi perché, oggi, siamo giunti al punto che certa cultura e molti suoi soggetti, accetti di essere trascinata tra i più biechi e luridi ingranaggi del mercato contemporaneo, costruito e corrotto sul/dal consumismo più sregolato e sfrenato, sul “tutto deve avere un prezzo” (dunque generare un guadagno) e “tutto è oggetto vendibile”.
Visto che il video qui sopra mostra soltanto uno dei più lampanti tra i tantissimi esempi dello stesso genere constatabili, mi chiedo perché la cultura debba avere bisogno di abbassarsi a tanto – più o meno ridicolizzandosi – e di vendersi in questo modo… Ovvero, mi chiedo se anche la cultura, per poter restare in qualche modo davanti agli occhi e all’attenzione del pubblico, sia costretta ad assoggettarsi alle suddette, infime regole del sistema; se effettivamente non riesca più a illuminarsi di luce propria ma i suoi soggetti, quelli che sui media ci dovrebbe andare sì, e spesso, ma per diffonderla, siano costretti invece ad andarci soltanto a fare i buffoni – almeno di fronte al grande pubblico, quello che d’altronde avrebbe maggiormente bisogno della missione del dotto fichtiana.
La mia paura – il terrore, oserei dire! – è che il distorto sistema che, con l’azione dei poteri che lo determinano e dominano, sta mandando alla malora la nostra società, stia per intaccare e degradare in modo sempre più irreversibile anche il mondo della cultura – unico e ultimo argine, forse, alla decadenza generale. E dicendo “la cultura” dico anche il sapere, la conoscenza, l’intelligenza che è sempre sintomo di brio intellettuale, il quale è sempre segno di libertà di pensiero: guarda caso, uno degli elementi più avversati da qualsivoglia sistema di potere a fini dominanti. Da soggetto attivo e il più possibile attento del panorama letterario, devo purtroppo denotare come la personale impressione che quel degradamento, nel mondo della letteratura e dell’editoria, sia già parecchio avanzato, è sempre più forte… Sono sotto gli occhi di tutti certi casi di imposizione bell’e buona di prodotti (termine non casuale!) editoriali palesemente dettati da mere convenienze commerciali, che di letterario e culturale non hanno nulla di nulla, in tal modo contribuendo a diseducare sempre più il pubblico al valore autentico della buona lettura, e a quanto di fruttuoso da essa giunge.
Ripeto ancora: il personaggio preso qui a esempio lampante e grossolano, lo sto usando (tanto, merce per merce!) solo per evidenziare il più possibile un problema che è ben più serio di quel ridicolo video: anche la cultura, per farsi vedere dal grande pubblico, ha bisogno di partecipare al gran teatro delle marionette. Un segno assai grave di quanto sia fondo il barile nel quale la società nostrana sta raschiando, una situazione assolutamente da ribaltare e risolvere al più presto. Se certi soggetti culturali scelgono di fare i guitti in TV, lo facciano pure, ma che il loro ruolo sia quello e stop! La vera e buona cultura è altrove e, io credo, dobbiamo fare di tutto affinché questa evidenza diventi realtà diffusa e accettata.
D’altro canto, l’alternativa è lo sfascio più assoluto, sia chiaro! E se consideriamo che l’Italia, sul suo immenso e prezioso patrimonio culturale, potrebbe vivere e prosperare (economicamente, socialmente, intellettualmente, moralmente… Insomma, in ogni modo!), quando invece ha sempre più le pezze sul sedere – e, aggiungo io, sulla mente

P.S.: sappiate che in questo blog, nel quale pure mi occupo del bello e del brutto della letteratura, credo proprio non troverete alcun articolo dedicato ai libri di Alfonso Luigi Marra. Semplicemente perché non li leggerò, e se anche avevo qualche intenzione di farlo, quel video le ha efficacemente dissolte. Amen.

Il mondo contemporaneo riflesso nel video. “Reflections”, la mostra di Bill Viola a Villa Panza, Varese. Fino al 28 Ottobre.

Per chi non lo sapesse, per chi se lo fosse scordato o per chi non l’abbia ancora visitata, è d’uopo ricordare che fino al prossimo 28 Ottobre, Villa Panza di Varese ospita Reflections, la bellissima e affascinante mostra personale di Bill Viola, certamente uno degli artisti imprescindibili alla conoscenza dell’arte contemporanea e, ancor più, alla sua essenza.
Non solo Viola è una dei maestri indiscussi della videoarte, ma è anche colui che, forse più di ogni altro, ha saputo elevare una così moderna e tecnologica espressione artistica a vertici di fascino più propriamente tipici dell’arte antica e classica, coniugando estetica elettronica, profondità tematica e fruibilità di massa in opere che, appunto, fanno di diritto parte della storia dell’arte. E, a mio modo di vedere, non solo contemporanea, per come anche i suoi video più datati sembra non risentano dello scorrere del tempo.
Una mostra da non perdere, insomma, in una cornice peraltro mirabile quale è Villa Panza, bene FAI, circondata da uno dei più bei parchi d’Italia e sede di una notevole collezione d’arte contemporanea: tutti ottimi motivi per una visita, no?

Bill Viola, simbolo della video arte, ha realizzato per Villa Panza la mostra Reflections. Sono esposte undici installazioni che definiscono i temi centrali del suo lavoro dagli anni ’70 ad oggi, scelte e pensate appositamente dall’artista americano in dialogo con l’architettura del luogo. Le opere creano un viaggio di spiritualità e di energia dal quale il visitatore uscirà completamente trasformato.
Nelle Scuderie della Villa è esposto il sorprendente Nantes Triptych (1992) che documenta la ricerca di Bill Viola attraverso concetti esistenziali quali la nascita, la morte e la trascendenza. Nell’installazione Reflecting Pool (1977-79) l’artista disamina i temi della purificazione, della dissoluzione e della rinascita. Il percorso continua nell’ala padronale con The Darker Side of Dawn (2005) dove la natura è protagonista con il suo solenne e impercettibile movimento e dove l’artista ha voluto creare un’eco al parco di Villa Panza.
La mostra prosegue con i lavori figurativi della serie Trasfigurations (2007-08) in cui l’acqua diventa il simbolo di transizione tra la vita e la morte. Tra le opere è presente anche Emergence (2002), uno dei capolavori di Bill Viola noto per il riferimento al patrimonio figurativo del passato, ed esposto per l’occasione a Villa Panza come omaggio al territorio di Varese, al suo Sacro Monte e agli affreschi di Masolino da Panicale nella Collegiata di Castiglione Olona.
La mostra è a cura di Kira Perov.

Cliccate sull’immagine per visitare le pagine dedicate alla mostra nel sito web del FAI. Reflections, lo ricordo ancora, è aperta fino al 28 Ottobre 2012.