I libri che vivono sul presente non avranno mai un futuro (Harold Bloom dixit)

Per scegliere che cosa continuare a leggere e insegnare, mi attengo soltanto a tre criteri: lo splendore estetico, il vigore intellettuale e la saggezza. Le pressioni della società e le mode giornalistiche possono anche oscurare, per un certo tempo, questi criteri; ma appunto, si tratta sempre di periodi limitati, e alla fine le opere che non riescono a trascendere il loro particolare contesto storico sono destinate a non sopravvivere. La mente finisce sempre per tornare al suo bisogno di bellezza, di verità, di comprensione.

(Harold Bloom, “Sapienza” in La saggezza dei libri, trad. Daniele Didero, Collana “Saggi”, Rizzoli, 2004; Collana “Saggi”, BUR, Milano, 2007.)

Ecco, un’altra bella frase da incidere a caratteri cubitali sui muri delle redazioni di molte case editrici! Le quali invece hanno fatto in modo, negli ultimi tempi – non da sole, certo, ma senza dubbio senza troppo contrastare il fenomeno, quando non essendone parte primaria – che quel bisogno della mente di bellezza, di verità e di comprensione mutasse in disinteresse, se non in fastidio. Perché è ovvio, se la mente sa comprendere bellezza e verità, ancor più saprà riconoscere bruttezze e falsità, ovvero due delle peculiarità fondamentali con le quali si è voluto corrompere e plasmare il nostro mondo contemporaneo.