Georges Simenon, “La camera azzurra”

cop_la-camera-azzurra-SimenonQuando ci si accosta all’opera di un (per concreti meriti artistici e per acclamazione popolare) “mostro sacro” della letteratura, soprattutto se moderna/contemporanea dunque le cui disquisizioni sull’opera stessa sono probabilmente ancora in corso, inevitabilmente si tende a formulare aspettative oltre la norma, nel bene e nel male: si pretende quasi il “capolavoro”, insomma, oppure si assume un atteggiamento ipercritico, che spesso sottintende una volontà di starsene (anche un po’ esibizionisticamente, credo) fuori dal coro acclamante per non mostrarsi banalmente concordi con l’ode generale, pur se già storicizzata. Ancor più questo discorso vale, a mio parere, quanto il “mostro sacro” in questione lega la propria celebrità a un personaggio tanto famoso da diventare, per così dire, luogo comune, letterario e non. In questi casi, mi viene spontaneo non cominciare la lettura dell’opera di tal autore dalla sua produzione più nota, proprio per evitare qualsiasi influenza – nel bene e nel male, sia chiaro – dal suddetto luogo comune, ed è proprio ciò che ho fatto con Georges Simenon, un autentico mostro sacro, senza dubbio, della letteratura europea del secondo Novecento – non solo di matrice giallistica – e creatore di quello che è forse il più popolare poliziotto di sempre – certo, Maigret, inutile dirlo.
Tuttavia, nel mio “piano di studio” del genere giallo intrapreso da qualche mese, ormai, e per quanto ho scritto poco sopra, ho scelto di iniziare l’esplorazione della vasta produzione narrativa di Simenon da un non Maigret (visto che, appunto, l’opera dello scrittore francese è grossolanamente ripartita tra i titoli con protagonista il celebre commissario e quelli che non lo vedono in azione), ovvero da La camera azzurra (Adelphi, 2003, traduzione di Marina Di Leo, 1a uscita originaria 1964), un romanzo che – lo posso dire fin da subito – risulta assolutamente illuminante sullo stile, compositivo, narrativo e tematico di Simenon, a partire dalla sua tipica profondità psicologica attraverso cui setaccia letteralmente i personaggi protagonisti delle storie narrate, costruendo e svolgendo quasi più in questo modo che con la narrazione vera e propria il dipanarsi della vicenda…

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Alberto Benini, “Casimiro Ferrari, l’ultimo Re della Patagonia”

copertina_casimiroIl mondo dell’alpinismo, inutile dirlo, è affascinante già di suo per le grandi imprese che ne contraddistinguono la storia, e che hanno da sempre rappresentato vere e proprie sfide ai limiti umani, vinte da intrepidi scalatori non solo per sé stessi ma, in un certo senso, a nome dell’umanità intera. Tuttavia, se possibile, c’è una peculiarità in più che rende quel mondo probabilmente unico nel panorama complessivo delle attività umane, oltre, appunto, il senso fisico/atletico e tecnico della salita e della conquista di una vetta, ed è il fatto di essere spesso animato da personaggi incredibili, dotati non solo di forza fisica eccezionale ma anche di pari spirito ed energia vitale, e dal carisma supremo – evidente riflesso sulla figura e sulla personalità di una tempra interiore fuori dal comune, proprio grazie alla quale hanno saputo compiere quelle imprese per cui hanno raggiunto la più o meno grande fama: veri e propri studenti-modello di quella “scuola di vita” che da più parti è ritenuta la montagna, ed esempi che certo farebbero assai bene alla società contemporanea ben più di tanti altri più famosi, mediaticamente, tanto quanto ben poco (o per nulla, anzi) meritevoli di tale notorietà.
E tra alpinisti ormai celebri come star del cinema e/o assurti al rango di vere e proprie icone – i vari Messner, Bonatti, Cassin, solo per fare qualche nome – ve ne sono altri la cui fama non ha oltrepassato di molto i confini del mondo alpinistico, pur a fronte di imprese a dir poco eccezionali, e di sicuro uno di questi è stato Casimiro Ferrari (1940-2001), forse il più grande alpinista italiano, se non del mondo, della generazione di mezzo tra quella di Bonatti e l’era moderna/contemporanea di Messner, alla cui vita purtroppo interrotta da un male incurabile Alberto Benini dedica Casimiro Ferrari, l’ultimo Re di Patagonia, edito da Baldini Castoldi Dalai, completa e strutturata biografia di un “personaggio” nel senso più pieno del termine, lecchese di nascita e di vita e patagonico d’adozione, da cui il sottotitolo del volume – e l’appellativo di “re di Patagonia” non appaia esagerato e limitato alle sole sue conquiste alpinistiche…

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“John Zorn. Musicista, compositore, esploratore”: il primo saggio al mondo dedicato a John Zorn

John Zorn, personaggio di punta della creativa scena jazz, è uno dei più prolifici e fantasiosi autori musicali del Novecento. Vanta una discografia di quasi 200 album (l’ultimo – uscito nel febbraio 2012 – si intitola “Mount Analogue” ed è dedicato all’eclettico Georges Ivanovič Gurdjieff), fa parte della cosiddetta downtown scene di New York City, la serra creativa di artisti e musicisti che, dagli anni settanta a oggi, hanno creato nuovi linguaggi espressivi ed hanno rinnovato completamente quelli esistenti.
Sassofonista e clarinettista, ma anche compositore spericolato, ha saputo fare della sua musica una miscela incandescente fatta di Jazz, melodie della tradizione ebraica, colonne sonore dei cartoni animati di cui è cultore e molto molto altro. Quasi impossibile riassumere gli infiniti percorsi da lui intrapresi, in una sorta di continua accelerazione sonora volta quasi a triturare linguaggi e stili. Uno specchio del mondo contemporaneo rimasto senza bussola tra i marosi incontrollati che lo caratterizzano.
Oggi Zorn continua a fare usciere un disco dopo l’altro (a dispetto della crisi che soffoca il mercato) e incoraggia, stimola, supporta artisti noti o emergenti.

John Zorn. Musicista, compositore, esploratore.
Il primo saggio al mondo dedicato alla biografia e all’opera omnia di John Zorn
Un libro di Maurizio Principato.
Auditorium Edizioni, collana “Rumori”
ISBN 97888-86784-83-2, 304 pp, formato cm.14×21, € 29,00

Finalmente edito anche in Italia un testo dedicato a uno dei più grandi e importanti artisti viventi, e uno dei rari musicisti per il quale possa essere speso non a sproposito il termine genio.
Maurizio Principato presenta un testo che analizza l’artista Zorn in molte delle sue sfaccettature, con approfondimenti sul suo lavoro e sugli innumerevoli riferimenti culturali che ne stanno alla base.
Un libro senza dubbio da leggere, perchè ad oggi conoscere John Zorn significa conoscere una delle punte più avanzate della produzione e della ricerca musicale contemporanea. Ovvero, è conoscere la “musica” nell’accezione più elevata e completa oggi possibile, quella che ancora si fregia pienamente di essere arte.
Cliccate sull’immagine della copertina del volume per visitare il sito web di Auditorium Edizioni, dal quale è possibile acquistarlo direttamente.