Gianni Rodari e il grembiule a scuola

Secondo me una classe non è veramente disciplinata quanto ascolta immobile e impassibile le spiegazioni del maestro, pena un brutto voto in condotta, ma quando sta facendo una cosa interessante, così interessante che a nessuno viene in mente di guardare dalla finestra, o di tirare le trecce alle bambine, o di leggere un fumetto sotto il banco.

(Gianni Rodari su Il Corriere dei Piccoli, 1968.)

Già: se all’indossare o meno un grembiule a scuola si associa un concetto di “ordine” (o meno), allora quel grembiule diventa una mera “uniforme”. Che uniforma, appunto: omologa, normalizza, massifica. Quando invece l’ordine, in una scuola, è una virtù culturale in quanto frutto della qualità del suo lavoro didattico: che non massifica mai, anzi, che esalta le doti individuali degli alunni aiutandoli a trovare per ciascuno la propria strada – accademica, professionale, specialistica, creativa… – nel futuro. Vestiti come si vuole: con gusto, ovviamente, ma come si vuole. Ecco.

4 pensieri su “Gianni Rodari e il grembiule a scuola”

  1. Ci si può emozionare leggendo ancheun articolo inerente a questi argomenti solo se a scriverlo è stato lui! Lo adoro, lo adoro, lo adoro. Adoro tutta quella roba e tutta quella fantasia che occupava la sua grande testa. Per me è un mito, un genio, un amico, un maestro. È un personaggio fantastico, e una guida per la Libertà, quella morale.

    1. Vero, Milady, hai detto tutto. Insostituibile, Rodari. E pensare che così tanta gente lo pensa SOLO un “autore per ragazzi”…
      Grazie per questa tua appassionata chiosa! 🙂

  2. Grembiule… Lo odiavo perché era nero, l’ho sopportato per anni alle elementari ed alle medie. Ai miei tempi (😪) era obbligatorio pure alle superiori, ma insofferente com’ero lo tenevo sempre slacciato, beccandomi non so quante note 😂. Mi chiedevo perché fosse obbligatorio solo per le ragazze, mentre i maschi già alle medie non lo portavano 😠.

    1. Be’, Loredana, mi viene da pensare che questa grembiulistica differenza di genere che subivi alle superiori dimostrasse – e dimostra tutt’oggi – come la divisa scolastica avesse e abbia ormai perso la sua valenza referenziale, a cui rimanda anche l’eventuale esigenza di “ordine” che gli viene collegata – ma rappresenta(sse) solo un’ennesima imposizione di natura strumentale. Insomma: la scuola è fatta per insegnare ed educare, non per vestire in un modo o nell’altro. Semmai proprio per la sua missione principale diventa una fonte di “ordine civile”, anche nell’abbigliamento. Tanto, l’abito il monaco non l’ha mai fatto e non lo farai mai, è sempre avvenuto il contrario.
      Comunque ti immagino a quei tempi, ragazzina ribelle ma per questo brillante e capace di farsi… nota-re! 😀 😉

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