La ricerca imperitura della bellezza di Mihaela Noroc

Senza nome-True Color-04Due anni fa la fotografa rumena Mihaela Noroc ha deciso di lasciare il suo lavoro in Romania e iniziare un lungo viaggio. Noroc da allora ha girato 37 paesi, fotografando decine di ragazze della sua età, per “raccontare come la bellezza si trovi ovunque” e per dimostrare come sia proprio la diversità a rendere uniche le donne di tutto il mondo: da questo lungo viaggio è nato il progetto The Atlas of Beauty, che raccoglie i ritratti di decine di ragazze realizzati nei loro contesti quotidiani, dalla foresta amazzonica all’Etiopia, dall’Iran fino alle strade di New York.
Ora posso affermare che la bellezza è ovunque, e non è una questione di cosmetici, denaro, etnia o stato sociale, quanto dell’essere semplicemente se stessi. Le tendenze globali ci fanno sembrare simili e comportare allo stesso modo, ma siamo belli soprattutto perché siamo diversi. Alla fine la bellezza è negli occhi di chi guarda e chi guarda è sempre qualcun altro” ha affermato Noroc in merito alla sua ricerca.
Beh, nella sua semplicità un progetto molto interessante: troppo spesso leghiamo il concetto di “bellezza” a canoni meramente estetici e, cosa peggiore, a convenzioni e conformismi che hanno poco di che spartire con il senso originario – e antropologico, mi viene da dire – del concetto stesso. Se è dostoevskijanamente vero, come io credo fermamente sia vero, che la bellezza salverà il mondo, forse il mondo stesso non si sta esattamente salvando, al momento, proprio perché noi che lo abitiamo non sappiamo più cogliere la grande bellezza che abbiamo intorno, e che Mihaela Noroc ha voluto identificare con la parte umana femminile di esso (innegabilmente: noi uomini non sapremo mai rappresentare la bellezza come sanno fare le donne, in ogni contesto) ma che indubbiamente si può ritrovare in mille altre cose. Cose sovente ignorate dal modus vivendi che, volenti o nolenti, abbiamo assunto nella nostra quotidianità, e sovente sostituite da mille altre cose che di autenticamente bello nulla hanno ma che ci vengono imposte come tali, col risultato di un inesorabile degrado della nostra capacità di valutazione estetica, appunto.

P.S.: la fonte principale dalla quale ho tratto l’articolo è questa.

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