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Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.

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PROSSIMI APPUNTAMENTI

Venerdì 20 marzo a Almenno San Bartolomeo:

Venerdì 20/03 sarò ad Almenno San Bartolomeo (Bergamo), presso la Sala Convegni dell’Antenna Europea del Romanico nei pressi della nota Rotonda di San Tomè, ospite del primo dei cinque incontri della Rassegna “Sistemi sociali antagonisti o solidali” promossa dal Centro Studi Valle Imagna in collaborazione con Molte fedi sotto lo stesso cielo, Noesis, Associazione Dorainpoi e la Bibliosteria di Cà Berizzi, per approfondire e riflettere sui alcuni dei principali fenomeni sociali che caratterizzano il nostro tempo. Parlerò di “Montagne di turismi. I territori montani sottoposti ai flussi turistici tra opportunità preziose, equilibri necessari e rischi potenziali per le comunità residenti”. A breve vi darò altri dettaglio ma nel frattempo save the date!


Sabato 21 marzo a Teglio:

Sabato 21/03 alle 14.30 sarò a Teglio, in Valtellina, nel meraviglioso contesto di Palazzo Besta, per partecipare all’incontro I territori alpini, tra grandi trasformazioni e incerte prospettive e dialogare al riguardo con Anna Maria Giorgi, direttrice del Polo UNIMONT/Università della Montagna di Edolo, sede d’eccellenza dell’Università degli Studi di Milano specializzato nella formazione, ricerca e valorizzazione dei territori montani. Quali adattamenti e quali resilienze devono attuare i territori montani in forza delle trasformazioni in corso? Come conciliare economia e ecologia, entrambi elementi necessari e essenziali per le terre alte? Quali forme di turismo possono essere contemplate e quali invece è giunta l’ora di abbandonare? Save the date e, per saperne di più, cliccate qui.

MONTAG/NEWS: Notizie interessanti e utili dalle terre alte


UN SONDAGGIO SULLA CONSIDERAZIONE DELLE OLIMPIADI

Anche la Sezione CAI di Bergamo ha prodotto un questionario aperto a tutti riguardante le ultime Olimpiadi invernali appena terminate, che vuole essere un modello base per analizzare a livello centrale il meccanismo proposto come “sostenibile” che avrebbe caratterizzato i Giochi. In concreto, il sondaggio vuole capire quanto i Soci hanno seguito l’evento, dal suo annuncio fino alla conclusione dei giochi; in che proporzione conoscono la posizione espressa in merito dal CAI Centrale; conoscerne l’opinione sulla realizzazione delle infrastrutture necessarie allo svolgimento dei giochi e sul loro impatto sui territori montani; capire in che proporzione i Soci sono a conoscenza delle linee guida contenute nel Bidecalogo. Il sondaggio lo trovate qui.


UN PREMIO A CHI CREA VALORE AGGIUNTO IN MONTAGNA

Dal 2011 in Svizzera il Prix Montagne/Premio Montagna viene assegnato a progetti di aziende, cooperative o associazioni che contribuiscono direttamente alla diversificazione economica e alla creazione di valore aggiunto nelle regioni di montagna. La condizione è che le iniziative abbiano successo economico da almeno tre anni. Insieme al Prix Montagne, dal 2017 viene conferito un ulteriore premio di 20’000 franchi stabilito da una giuria popolare. Per l’edizione 2026 le candidature possono essere inoltrate da subito al sito prixmontagne.ch. Il termine di invio è il 30 aprile prossimo, dopodiché la giuria sceglierà i sei finalisti. I nomi dei vincitori saranno resi noti in occasione della cerimonia di premiazione il 3 settembre a Berna.


IL DOSSIER “NEVE DIVERSA 2026” RACCONTATO BENE

Con un articolato editoriale su “Fatti di Montagna”, Luca Serenthà offre uno dei più completi resoconti sulla presentazione del dossier “Nevediversa 2026”, avvenuta mercoledì 11 scorso a Milano. Scrive Serenthà: «Se si considerano i dati non per difendere il “business as usual”, se si ragiona con le comunità, se ci si confronta con chi fa impresa in montagna, se la politica non guardasse solo all’orizzonte elettorale, allora si raccoglieranno elementi che possono aiutare a tracciare strade nuove che portino a migliorare la vita nelle terre alte, per chi già c’è e per chi vorrebbe tornare o arrivare. Oppure possiamo rimanere ancorati al “si è sempre fatto così”, pensare ostinatamente che all’industria dello sci non c’è alternativa e vedere che succede.»


UN SITO PREISTORICO A OLTRE TREMILA METRI DI QUOTA

Nel 2017, durante un’ordinaria escursione in quota, un escursionista che si trovava a camminare ai piedi del ghiacciaio del Pizzo Tresero, in comune di Valfurva nel Parco Nazionale dello Stelvio, notò qualcosa di insolito sulla superficie di una roccia levigata dal ghiaccio. Non si trattava di una semplice frattura o di un segno naturale: erano figure antropomorfe, zoomorfe e di genere rituale di chiara fattura umana. Fu scoperto così il sito di incisioni rupestri del Pizzo Tresero, la cui quota di oltre 3000 metri lo rende il più elevato d’Europa mai identificato, ufficialmente reso pubblico solo nel novembre 2024 dopo sette anni di studi, analisi e verifiche scientifiche che lo hanno datato a circa 3500 anni fa attestandone tanto l’eccezionalità quanto i numerosi “misteri”.


BUON LAVORO, GIAN LUCA GASCA!

Faccio i migliori auguri di ottimo e proficuo lavoro a Gian Luca Gasca, che da pochi giorni ha assunto la direzione editoriale di “Montagna.tv” e, con l’occasione, scrive: «Le montagne sono fatte di persone. Altrimenti sarebbero solo mucchi di sassi. Lo scriveva, in un altro tempo e con altre parole, Walter Bonatti. Non parlava solo di alpinismo. Parlava di responsabilità. Di scelte. Di vita. Le montagne sono fatte di persone perché senza le loro storie, i loro conflitti, i loro ritorni e le loro partenze, resterebbero paesaggio. Bellissimo, ma muto. Se le montagne sono fatte di persone, allora anche Montagna.tv deve essere fatta di persone. Non solo di imprese, ma di conseguenze. Non solo di performance, ma di vite. Non solo di vette, ma di comunità.» Insomma, ribadisco: buon lavoro Gian Luca!

I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

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Articoli più recenti

  • Di quale turismo hanno bisogno le montagne, e di quale no? Ne parliamo domani sera ad Almenno San Bartolomeo
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Tag: Staid recensione

Un’opera d’arte vivente

[Foto di 🌼Christel🌼 da Pixabay.]

Pensare l’ambiente come un territorio di relazioni e non come qualcosa da dominare è la grande sfida del futuro. Credo che sia importante pensare al paesaggio come a un’opera d’arte vivente, intendendo per “arte” un modo di organizzare lo spazio, di trasmettere il sapere, una sorta di registro di significazione e una costruzione del sistema simbolico condiviso. Se l’ambiente diventasse per noi un’opera d’arte vivente, un’entità complessa da considerare fisicamente, ecologicamente e cognitivamente, potremmo percepirlo come un bene comune da condividere con gli altri animali e con le piante, ma soprattutto diventeremmo finalmente consapevoli del fatto che ce ne dobbiamo prendere cura con rispetto e dedizione.

[Andrea Staid, Essere Natura, Utet, 2022, pagg.83-84. Qui trovate la mia recensione al libro.]

Alle considerazioni di Staid ne aggiungo una io, banale: se il paesaggio è un’opera d’arte – d’altro canto proprio l’arte, in primis con le opere dei pittori fiamminghi del Cinquecento, ha “inventato” il concetto di «paesaggio» – e se a nessuno sano di mente verrebbe di distruggere un capolavoro pittorico o una scultura oppure qualsiasi altra cosa riconoscibile come artistica, perché invece lo facciamo con il paesaggio e con la “tela” che lo raffigura, cioè il territorio naturale?

Ammiriamo estasiati le tele dei più grandi artisti paesaggisti e poi devastiamo ciò che li ha ispirati e hanno preso a modello di bellezza. No, c’è qualcosa che ancora non va nel nostro rapporto con il paesaggio. Cioè che non va in noi stessi, decisamente.

Scritto il 9 marzo 20258 marzo 2025Categorie Dixit,OpinioniTag Alpi bavaresi,ambientalismo,ambiente naturale,Andrea Staid,Antropocene,antropocentrismo,antropologia,antropologia culturale,antropologo,Baviera,Berchtesgaden,biodiversità,civiltà umana,ecologia,ecosistema,ecosistemi,Essere Natura,Essere natura recensione,futuro,genere umano,Germania,Homo Sapiens,libri belli,libri consigliati,libro,libro consigliato,libro da leggere,Natura,paesaggio,recensione,recensione libro,saggistica,salvaguardia ambientale,sapiens,Staid recensione,umanità,UTET,WatzmannLeave a comment on Un’opera d’arte vivente

Andrea Staid, “Essere Natura”

Alla civiltà umana, e al progresso che ne ha contraddistinto fino a oggi la presenza al mondo, si possono ascrivere – come sorta di macro-comportamenti – un grande merito e una grande colpa. Il merito è quello di aver contribuito in molti casi a rendere più bello il mondo, grazie all’intelligenza che l’evoluzione naturale ha donato al genere umano; la colpa è quella di aver contribuito in altrettanti casi (non faccio qui graduatorie su quali siano preponderanti rispetto agli altri) a danneggiarlo, in forza di un comportamento che si è posto al di fuori di quella stessa evoluzione naturale e non solo nella sua manifestazione intellettuale.

Per entrambi i comportamenti, come è evidente, la natura rappresenta l’ambito fondamentale e non solo per ovvie ragioni biologiche e evolutive. C’è una questione culturale parimenti importante da considerare – tanto più in quanto siamo esseri dotati di intelligenza, appunto: ogni volta che l’uomo ha agito consapevolmente o meno in armonia con la natura, ha realizzato cose belle; ogni altra volta in cui invece ha voluto ignorare, trascurare o rompere tale armonia primigenia, ha finito per provocare dei gran danni e non solo al pianeta ma pure a se stesso. In pratica, ciò è accaduto e accade quando l’uomo dimentica di essere natura e la considera come “altro da sé” e rispetto al proprio mondo, il che è a tutti gli effetti un’enorme insensatezza ovvero una inopinata mancanza d’intelligenza. Forse ci disturba ricordare di essere animali, considerandoci così intelligenti e progrediti rispetto a qualsiasi altra razza vivente che abita con noi il pianeta al punto da chiamarsi fuori dalla sua realtà naturale (addirittura, inventando i culti religiosi, autoproclamandoci “figli di dio” proprio per giustificare e rafforzare la nostra arroganza): invece animali lo restiamo in tutto e per tutto, e pensarci fuori dalla natura pretendendo di contro di dominarla rappresenta una sorta di disagio psicologico e antropologico, un’alienazione bella e buona. Una bestialità, ma nel senso più negativo del termine.

Da questo assunto fondamentale e di valore culturale multiplo si articola la riflessione dell’antropologo Andrea Staid in Essere Natura (Utet, 2022), volume dal sottotitolo già assolutamente programmatico: «Uno sguardo antropologico per cambiare il nostro rapporto con l’ambiente». Cambiare, già: qualcosa di assolutamente, palesemente necessario da fare e al più presto, vista la realtà planetaria in divenire, ma che invece riusciamo solo a concepire parzialmente come idea, ancora meno a elaborare come strategia e quasi nulla a mettere in atto come azione concreta, se non in piccole cose certamente importanti ma dagli effetti concreti troppo trascurabili […]


(Potete leggere la recensione completa di 
Essere Natura cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Scritto il 14 gennaio 202513 gennaio 2025Categorie Letture,LibriTag ambientalismo,ambiente naturale,Andrea Staid,Antropocene,antropocentrismo,antropologia,antropologia culturale,antropologo,biodiversità,civiltà umana,ecologia,ecosistema,ecosistemi,Essere Natura,Essere natura recensione,futuro,genere umano,Homo Sapiens,libri belli,libri consigliati,libro,libro consigliato,libro da leggere,Natura,paesaggio,recensione,recensione libro,saggistica,salvaguardia ambientale,sapiens,Staid recensione,umanità,UTET1 commento su Andrea Staid, “Essere Natura”
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