Andrea Camilleri, “La concessione del telefono”

Acquistai questo volume direttamente nello stand della Sellerio al salone del Libro di Torino, chiedendo espressamente alla gentile mia interlocutrice dell’editore palermitano di consigliarmi un’opera di Andrea Camilleri – che non fosse della saga del Commissario Montalbano: ciò per non farmi influenzare dalla celebrità di essa e dalle suggestioni televisive della bella serie con Luca Zingaretti – che mi potesse far appassionare allo stile di scrittura dell’autore siciliano…
Comprenderete, con ciò, che già manifestavo una certa positiva predisposizione al godimento della letteratura di Camilleri, personaggio squisito che è un piacere ascoltare ad ogni sua ospitata televisiva per la simpatia e l’intelligenza che dimostra…

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Giulia Martani, “Benzina”

Benzina: combustibile per autotrazione ad elevata infiammabilità, che ovviamente non necessita di ulteriori presentazioni per come oggi sia (nel bene e nel male, a mio parere molto più per il secondo che per il primo) indispensabile alla nostra civiltà presuntuosamente “avanzata”. Ma anche, benzina ovvero derivato del petrolio, quell’oro nero che ha fatto la fortuna di alcuni (pochi) e ha inquinato tutti gli altri, ovvero l’intero pianeta che della suddetta nostra civiltà è bistrattata casa.
Un agente altamente inquinante, appunto. In fondo, di un metaforicamente simile agente inquinante, che ha ammorbato la nostra civiltà intesa come comunità sociale e come base culturale su cui essa si costruisce, tratta Giulia Martani nel suo Benzina, primo romanzo dell’autrice mantovana (edito da Lettere Animate) dopo la raccolta di racconti noir Nero ma non troppo uscita lo scorso anno per Senso Inverso. Un agente nocivo che ha intaccato, e per certi aspetti ormai inquinato, appunto, uno degli elementi fondanti per qualsiasi società che si possa dire avanzata: la scuola, nella cui “anima”, ovvero nella filosofia morale propria del luogo scolastico, è penetrata spesso pesantemente tutta la decadenza che contraddistingue la civiltà contemporanea, portando con sé tutti quei valori distorti e “inumani” che ha maturato soprattutto negli ultimi decenni: il culto della persona, l’egotismo, la prevaricazione del più forte sul più debole, l’ignoranza delle norme del buon vivere comune, la prepotenza del denaro, l’appariscenza come rivendicazione di potere sociale…

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Eduardo Mendoza, “Il Tempio delle Signore”

Eduardo Mendoza è uno dei più rinomati e apprezzati scrittori spagnoli contemporanei, considerato una sorta di memoria critica della Spagna contemporanea ovvero dalla caduta della dittatura di Franco fino a oggi: e per questa visione della realtà iberica Mendoza ha sicuramente eletto la città di Barcellona come modello, facendola divenire lo sfondo di molte delle sue opere. Il Tempio delle Signore (Feltrinelli, traduzione di Michela Finassi Parolo), a sua volta, è piuttosto peculiare del suo modo di scrivere, che utilizza uno stile comico/ironico, a tratti surreale e strampalato, per evidenziare e acuire certe peculiarità della Spagna contemporanea, denunciandone certe ipocrisie e al contempo sbeffeggiandole con il citato umorismo fondante la sua scrittura…

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Arto Paasilinna, “L’allegra Apocalisse”

Certi romanzi, al di là della bontà letteraria che scaturisce dalla storia narrata e dallo stile con cui la narrano, accrescono il proprio valore anche sapendo prevedere certe cose del futuro prossimo al tempo narrativo, magari indirettamente ovvero senza avere tra i propri fini più o meno dichiarati quello della preveggenza. Il primo titolo del genere che mi balza in mente è 1984 di Orwell, ma sapete bene che se ne possono trovare a bizzeffe.
Bene: una delle prime cose che si potrebbero raccontare ovvero che balzano alla mente circa L’allegra Apocalisse, decimo romanzo dello scrittore finnico Arto Paasilinna pubblicato in Italia dalla insostituibile Iperborea (con traduzione di Nicola Rainò) è proprio questa: l’inopinata possibilità di leggere, nella trama assolutamente e classicamente paasilinniana del romanzo – un pentolone ribollente di umorismo, eventi bizzarri e surreali, personaggi eccentrici a dir poco, sguardi disincantati tanto quanto perspicaci sulle cose della quotidianità e molto altro – delle “profezie” che all’epoca della prima uscita del romanzo (1992) sembravano di certo ardite, ma che oggi risultano quasi prodigiose, e non poco inquietanti…

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Jørn Riel, “Una storia marittima”

Groenlandia, meraviglioso e desolato deserto di ghiaccio sferzato dai venti e spazzato dalle tempeste nevose, terra durissima nella quale la Natura pare dare il meglio di sé per imporre in modo incontrovertibile il proprio dominio sull’uomo, rendendo anche la più normale azione quotidiana una piccola/grande impresa, una prova di sopravvivenza da vincere a ogni costo. Bene: con chi lo visitereste un luogo del genere? Forse con una guida esperta, che vi garantisca sicurezza e competenza, forse con qualche indigeno, che vi assicuri di non smarrirvi tra i crepacci e il labirinto di fiordi… Per quanto mi riguarda, non vedrei invece l’ora di affidarmi a quella bizzarra, folle ma pure profondamente umana combriccola di cacciatori artici che anima le narrazioni di Una storia marittima, terzo volume (in ordine di pubblicazione in Italia ma pure di lettura dello scrivente) di una sorta di mini-serie ideata dallo scrittore danese Jørn Riel che comprende anche Safari Artico e La Vergine fredda, tutti quanti editi dalla (benemerita, lo dirò sempre!) Iperborea – nel caso del volume in esame con la traduzione di Maria Valeria D’Avino, che ne cura anche la postfazione…

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