La bellezza effimera

Non si dovrebbe mai dare per scontata la bellezza e, di contro, occorre restare sempre consapevoli di quanto possa essere effimera. D’altro canto la bellezza a volte non è tale in sé ma grazie alle circostanze del momento nel quale ne possiamo godere: bisogna saperlo cogliere e vivere aprendo la mente, il cuore e l’animo così da alimentarsi pienamente della sua energia possente e fugace, consci che quel momento non ha dimensione e può durare un istante oppure di più ma comunque, prima o poi, svanirà.

Una bellezza potente e effimera come quella generata da una nevicata novembrina, quanto mai rara in quest’epoca di clima deteriorato, l’opportunità straordinaria da cogliere per godere del paesaggio impreziosito dalla coltre scintillante, il momento da cogliere, da vivere pienamente e del quale alimentarsi per catturare almeno un poco di quella bellezza prima che tutto svanisca, senza dare per scontato che si manifesterà di nuovo. Ma restando sempre pronti a goderne ancora, nel caso: perché prima che la bellezza possa salvare il mondo, noi che lo abitiamo la dobbiamo preservare e dentro di noi, prima che fuori.

Così forse, io credo, sarà meno scontata ed effimera.

N.B.: le foto che vedete sono state scattate con uno smartphone da un non fotografo, cioè lo scrivente, dunque non sono sicuramente belle come quelle di chi sa veramente fotografare. Infatti qui non servono a fissare tanto la bellezza di una visione quanto la densità di un’emozione, per il cui fine, più che tecnicamente belle, devono essere narrativamente efficaci. Spero che lo siano sul serio, posto quanto appena affermato.

Summer Rewind #1 – Piccole magie, piccole poesie…

(Una selezione “agostana”, dunque random ma non troppo, di alcuni dei più apprezzati articoli apparsi in passato dal blog. Questo, pubblicato in origine il 21 novembre 2011.)

Sono uscito tardi a correre, ieri pomeriggio: nella luce radente che allungava le ombre delle piante sui prati, ho imboccato una ripida mulattiera che si infila nel bosco e sale in quota. Poco dopo mi sono voltato, guardandomi alle spalle, incuriosito da una variazione luminosa improvvisa: il Sole era tramontato dietro una coltre nuvolosa, e poco dopo sarebbe sceso anche oltre la linea montuosa che chiude l’orizzonte a occidente. Casa, laggiù in fondo, e l’intero paese erano ormai nell’ombra della sera imminente.

Allora, come spinto da una curiosità giocosa, fanciullesca, ho accelerato la corsa, salito ancora più velocemente, incurante dello sforzo intenso… Finché, raggiunta e superata una certa quota, sono riuscito a realizzare quel piccolo prodigio che mi era venuto in mente di tentare, poco prima: il Sole è rispuntato dalla coltre di nubi che più in basso lo aveva celato, la sua luce rossastra mi ha nuovamente illuminato. E, continuando lungo la salita, dunque contrastando col mio moto ascendente quello discendente del Sole, l’ho come bloccato, lì appena sopra le nubi, quasi che fossi riuscito a sospendere per qualche minuto il tempo, del quale il moto solare è uno dei più evidenti cronografi. Sospeso sul silenzio e sulla solitudine della mia corsa, lungo il sentiero ora ai margini del bosco, unico, io, a poter godere di quella magia.

Poi ho raggiunto la cima della salita, e ho cominciato la discesa. Il tempo si è subito rimesso in moto, il Sole ha rapidamente ripreso a scendere, a tramontare, e l’oscurità ad avanzare inesorabilmente, ma il mio piccolo, ingenuo prodigio è riuscito: in una mezz’ora ho visto tramontare il Sole, poi l’ho visto risorgere e nuovamente tramontare. Come se ci avessi giocato insieme, con lui e col tempo.

Una magia piccola, piccolissima, ma poetica, a mio modo di vedere, di quelle che la realtà regala senza sosta ma che purtroppo non siamo più abituati a vedere, a percepire, e a goderne.