Quando non è bello solo cosa si legge, ma anche dove si legge…

E’ la biblioteca di bordo di qualche grossa astronave interstellare! – vi verrà forse da dire, osservando l’immagine qui sopra… E invece è la nuova biblioteca di Vennesla, una piccola cittadina del sud della Norvegia, circa la quale il celebre huffingtonpost.com, in questo articolo, non esita a chiedersi se non sia la più bella biblioteca del mondo.
Che lo sia o non lo sia, con il suo ultramoderno e minimalista design tipicamente scandinavo ad alta efficienza energetica, di sicuro non è che una tra le tante belle biblioteche che si possono trovare in Norvegia e in Scandinavia in generale: probabilmente la zona del pianeta nella quale la gente legge di più.
E non è certo un caso, questo. Non è certo casuale che le biblioteche al servizio di una società dove si legga molto siano più belle, ovvero che in un posto dove le biblioteche siano più belle la gente legga di più. E dunque che l’amministrazione pubblica investa molto in queste strutture e nella cultura in generale, sia per stimolare la diffusione di essa, sia perché tale diffusione stimola a sua volta le amministrazioni a investire proprio lì, in quelle cose, piuttosto che in altre magari meno utili socialmente, per non dire più futili (sì, ammetto di stare a guardarmi qui intorno…).
E non è certo casuale, a compendio di ciò, che quella parte di mondo dove la gente legge parecchio e dove lo può fare in luoghi tanto belli e pubblicamente curati, vi siano le società certamente più avanzate del mondo stesso. Le più emancipate, le più libere, le più floride, quelle in testa a tutte le classifiche relative al benessere e alla qualità di vita.
Qui, invece, non solo le biblioteche quasi sempre non hanno fondi per potersi rinnovare, abbellire, ingrandire, ma è già tanto se hanno la possibilità economica di acquistare almeno qualche volume per integrare il proprio patrimonio librario. Risultato: due terzi della popolazione, qui, non legge nemmeno un libro. Forse non è un caso, dunque, se poi ci si guarda intorno, e si vede quanto ci tocca vedere…

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Erlend Loe, “Volvo”

Una arzilla novantenne che fuma hashish e frequenta concerti reggae, innamorandosi del suo spacciatore africano, un vecchio discepolo di Robert Baden-Powell e della sua ideologia scout, un uomo benestante e dalla vita cui apparentemente nulla manca che di colpo decide di fuggire dalla “buona” società nella quale vive… Dove ambientereste una storia con personaggi del genere, di primo acchito? In qualche sobborgo di una città occidentale, magari, Londra, New York o altra simile – forse anche in una località più mediterranea, vicina al nostro vivere quotidiano…
Potrebbe ben essere, sarebbero scenografie piuttosto funzionali all’agire dei suddetti personaggi. Ma date il controllo d’una tale storia nelle mani (e nella mente) d’uno scrittore norvegese, ed eccoci tutti quanti nel Värmland, selvaggia terra di confine a cavallo di Svezia e Norvegia, tra foreste a perdita d’occhio e bizzarri personaggi che di “perso” hanno, a quanto pare, il contatto con il presente – e non è assolutamente detto che ciò sia una cosa negativa, eh!…

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Erlend Loe, “Doppler, vita con l’alce”

Chi conosce anche solo minimamente il mondo letterario scandinavo (magari se lo ha fatto seguendo i tanti post che questo blog sta dedicando ad opere di autori nordici) saprà che il principale esponente di questo mondo è certamente Arto Paasilinna, non solo per quantità di copie vendute ma anche per la capacità dimostrata di compendiare nel proprio stile, nella maniera più piena e letterariamente fruttuosa, le principali peculiarità del modo di scrivere scandinavo… Bene, detto ciò, posso ora aggiungere che Erlend Loe, autore di un’altra opera abbastanza nota quale è Naif.Super (seppur la “notorietà” dei libri scandinavi è comunque caratteristica che resta ben compresa nella cerchia comunque ancora “underground” dei suoi lettori, e grazie soprattutto alla meritoria opera della casa editrice Iperborea, per la quale escono quasi tutti i suddetti libri), con questo suo Doppler, vita con l’alce, si è abbastanza paasilinnizzato, pur mantenendo connotati propri di temi e di stile, piuttosto simile a quello ritrovabile nel citato Naif.Super

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