Ma guarda, gli animali sono intelligenti!

[Foto di erwin bosman da Pixabay.]
Compaiono di frequente sulla stampa notizie che riportano di nuove scoperte circa l’intelligenza e le capacità cognitive di molti animali, come questa su uno scimpanzé bonobo: notizie che vengono variamente definite “sorprendenti” ed è comprensibile, per certi aspetti.

Ma per altri aspetti è invece sorprendente che ancora noi umani ci si meravigli dell’intelligenza degli animali, in un modo che denota inevitabilmente la nostra pretesa superiorità su di essi. Ci sorprendiamo della loro intelligenza perché di norma li crediamo dotati di capacità cognitive molto inferiori alle nostre. Li riteniamo “stupidi”, insomma.

E chi l’ha detto, che le loro intelligenze siano inferiori alle nostre? Noi umani, ovviamente, parlandone come i tifosi d’una certa squadra costretti a fare qualche complimento alla squadra avversaria: «Sì, bravini… ma noi siamo comunque i migliori, i più bravi i più forti!». Intanto la nostra squadra, i “Sapiens”, in una cosa si è dimostrata sicuramente superiori a tutte le altre: a distruggere il mondo e noi stessi. Uuuh, complimenti eh!

E se invece considerassimo le intelligenze degli animali non “superiori” o “inferiori” ma diverse dalla nostra? In effetti quante cose ancora non sappiamo delle loro capacità intellettive e cognitive? Che ne sappiamo di cosa veramente sappiano fare, con la loro mente?

Sarebbe un pensiero più semplice, in fondo, eppure molto profondo e per tanti versi rivoluzionario.

Amalia Bastos, studiosa di psicologia comparata all’Università di St Andrews, in Scozia, e prima autrice dello studio sul bonobo che ho linkato lì sopra, ha detto: «Vivono vite mentali ricche, e forse meritano da noi più rispetto e più aiuto di quanto ne stiamo dando».

Forse, già. O siamo noi umani, forse, che meriteremmo un piedistallo ben più basso di quello su quale ci siamo issati per dominare il mondo.

Una foto struggente e un buon auspicio

Credo che la foto che vedete qui sopra – e che magari avrete già trovato, in giro per il web* – sia una delle più belle, nel suo essere così struggente e commovente, che abbia mai visto. In effetti non riesco a guardarla senza che mi si inumidiscano gli occhi. Ritrae Ndakasi, una gorilla di montagna orfana dei genitori prima di morire per malattia tra le braccia del suo custode e “padre adottivo” André Bauma il 26 settembre 2021, in un centro per gorilla rimasti orfani nel Parco Nazionale dei Virunga, Repubblica Democratica del Congo. Potete saperne di più sulla sua storia qui.

Negli occhi ormai quasi spenti di Ndakasi io ci vedo la coscienza primordiale e imperitura della Terra. Un pianeta dominato da un’altra razza che purtroppo troppo spesso gli ha dimostrato totale e scellerata incoscienza, e nei cui occhi – spiace dirlo, ma tant’è – non vedo una simile virtù assoluta e fondamentale.

Ma vorrei anche che questa foto dell’anno appena concluso risulti, a suo modo (che parrà “paradossale” ma forse non lo è affatto, anzi), di buon auspicio per un anno nuovo, e per un futuro in generale, prossimo o lontano, di maggiore armonia tra ogni creatura che vive su questo nostro pianeta, sia essa animale (dunque anche umana), vegetale, pluricellulari o unicellulari o di qualsiasi altra natura. Un’armonia come quella che Ndakasi e André Bauma hanno saputo intessere e rendere così emblematica.

Tutto ciò con un’eccezione: per quegli umani che cagionano morte e sofferenze in modi efferati e arbitrari ad altre creature viventi, come i bracconieri che uccisero i genitori di Ndakasi. Ad essi, e agli altri individui come loro, posso solo augurare una sorte assolutamente paritetica a quella delle loro vittime. La. Stessa. Sorte. Ecco.

*: la foto io l’ho tratta dalla pagina Facebook del Virunga National Park.