Dalle stalle alle stelle. La pittura è (quasi) morta, viva la Street Art!

Solo qualche anno fa, a sentir parlare di street art, a parecchia gente veniva il voltastomaco e tanta altra invocava all’istante retate di polizia e processi sommari – beh, anzi, pure di ‘sti tempi non sono pochi quelli convinti che ogni segno lasciato su un muro pubblico debba essere punito con frustate o altro del genere, facendo di tutta l’erba un fascio che, posto un tale atteggiamento, non è solo erboso ma pure altro, simbolicamente.
Ma, domenicali moralisti dell’arte (messa) a parte – quelli che “Duchamp? Certo che lo so! E’ quello che giocava nella Juve!” – oggi bisogna invece decisamente ammettere, o di più, sancire, che la street art è una delle primarie espressioni artistiche contemporanee, con una qualità e una vitalità che la pittura “classica” (in senso tecnico, tanto per dire d’un’arte ritenuta “alta” la quale, salvo rare eccezioni, è creativamente asfittica da generare inesorabili sgomenti, ormai) se le sogna…
Un po’ di esempi presi dal web in giro per il pianeta:

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Dalle stalle più infamanti alle stelle più fulgide, insomma: la via verso il podio più alto e più aureo dell’arte visiva contemporanea è ormai (meritoriamente) luminosa e ben spianata, per gli street artists. Mettete i quadri in cantina, comprate muri! E lasciateli tali, pubblici, che “l’arte non è un’attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi. L’arte è per tutti!” (Keith Haring)

P.S.: visto che l’Italia vanta molti ottimi e apprezzati street artists (e visto che di cose di cui vantarsi, da ‘ste parti, ve ne sono ormai meno che di dita sulle zampe dei camaleonti!) date un occhio a questa pagina di facebook oppure a quest’altra, che presentano e seguono la scena nostrana, e non solo.

Il bianco “pieno” tra le parole di Sabrina Mezzaqui

Che tu sia per me il coltello, 2014. Libro intagliato: David Grossman, "Che tu sia per me il coltello", ritagli arrotolati e infilati, colla, filo, dimensioni variabili. «Ho tagliato tutto il bianco tra le righe di questo romanzo, per sottolineare l’intensità, la densità, a volte quasi insopportabile, della scrittura…»
Che tu sia per me il coltello, 2014. Libro intagliato: David Grossman, “Che tu sia per me il
coltello”, ritagli arrotolati e infilati, colla, filo, dimensioni variabili. «Ho tagliato tutto il bianco tra
le righe di questo romanzo, per sottolineare l’intensità, la densità, a volte quasi insopportabile, della
scrittura. Ho poi arrotolato le striscioline del bianco tra le righe, ne ho fatto delle perline che ho infilato in una lunga collanina…»

Sono sempre molto attento a quelle ricerche artistiche che riescono ad unire arti visive e letteratura non solo con suggestione estetica ma anche, e soprattutto, con efficacia tematica, convinto che la letteratura debba recuperare quel titolo di arte a tutti gli effetti che invece i tempi moderni e le storture dell’editoria le hanno troppo spesso strappato via a forza, degradandola a mero bene di consumo e di intrattenimento “leggero”. Di contro, anche l’arte dovrebbe rivendicare il diritto di utilizzare la letteratura come proprio media – in forma e sostanza – naturale, così da intessere nuovamente e solidamente un legame imprescindibile e dal valore fondamentale.
Gli scrittori di frequente sembrano non capire quanto sopra, gli artisti invece pare lo comprendano maggiormente. Ad esempio Sabrina Mezzaqui, in mostra a Cesena fino al 2 Novembre con 4 opere parecchio significative di quanto ho sopra affermato, frutto peraltro di una ricerca artistica nella quale da sempre la letteratura è elemento privilegiato, sia come mezzo che come messaggio, ed il libro oggetto iconico e presenza visiva sovente necessaria – si vedano ad esempio molti dei suoi lavori, QUI (ed eccone uno, di seguito).
Sentinella, 2009, embroidered fabric book, 22x16x8 cm
Sentinella, 2009, embroidered fabric book, 22x16x8 cm

Se siete in zona Cesena entro il 02/11, passate a visitare l’esposizione: cliccate QUI per conoscere ogni dettaglio. Credo ne potrete rimanere facilmente affascinati.

“Una finestra sul mondo” (dell’arte, e non solo!). Una mostra affascinante a Lugano, fino al 06/01/2013

Cerith Wyn Evans, “Think of this as a Window…”, 2005, scritta al neon 13x147x5 cm., Städtische Galerie im Lenbachhaus und Kunstbau, Monaco di Baviera.
Ho visitato a Lugano una mostra d’arte veramente bella e ben allestita: Una finestra sul mondo, da Dürer a Mondrian e oltre. Sguardi attraverso la finestra dell’arte dal Quattrocento ad oggi è un percorso lungo sei secoli di interpretazione di un oggetto/soggetto tra i più archetipici dell’arte di ogni tempo, la finestra appunto. Da “ovvia” apertura per osservare il mondo a mera cornice visuale, a confine tra intimità privata ed esteriorità mondana fino a simbolo di separazione, di distacco da quel mondo al di fuori di essa, gli artisti hanno utilizzato la finestra in modi molti diversi e spesso opposti, ma sempre lasciandosene affascinare in maniera profonda, quasi mistica a volte. Un tema, dunque, tanto interessante e intrigante quanto originale, e di valore assoluto ancora oggi del tutto attuale (mi vengono in ente le recenti e belle opere di Matteo Pericoli, giusto per citare il primo esempio che mi balza in mente…)
La mostra di Lugano accompagna i suoi visitatori nell’esplorazione artistica di questo oggetto così simbolico in un percorso la cui suddivisione obbligata (per la quantità di opere presentate) tra la sede del Museo d’Arte e quella del Museo Cantonale non ne inficia minimamente il fascino, anzi, se possibile lo accresce, quasi invitando il visitatore a percorrere il tragitto tra i due musei (15 minuti a piedi, suppergiù) riproducendo le sensazioni ricavate dalla visita nella propria osservazione del paesaggio luganese, facendo per così dire di sé stessi – o meglio, del proprio sguardo – una finestra personale e particolare sullo spazio-tempo attraversato – in fondo, le prime finestre dalle quali noi vediamo il mondo sono proprio i nostri occhi!
E’ opportuno cominciare la visita dal Museo d’Arte, che ospita opere dal Cinquecento fino alle prime Avanguardie novecentesche, spesso in dialogo tra di loro nella stessa sala con accostamenti temporali a volte arditi ma senza dubbio intriganti, con nomi anche parecchio grandi: da Dürer a Mondrian, Klee, Magritte, De Chirico, Monet – cito tra i tanti a caso… Si prosegue poi al Museo Cantonale, che invece ospita la parte più moderna e contemporanea dell’esposizione, pure qui con pezzi grossi quali Duchamp, Schifano, Rothko, e comunque con un livello generale delle opere e dello sviluppo del tema sempre di notevole valore.
Indubbiamente, per rappresentare una simbologia così diffusa e pregna di significati come quella della finestra nel mondo dell’arte, non sarebbero bastati 10 musei (forse nemmeno 100!), tuttavia, ribadisco, l’esposizione di Lugano offre un excursus espositivo ben fatto, dall’allestimento quasi ovunque curato in modo ottimale (forse da rivedere qualche illuminazione, a mio parere…), e certamente in grado di portare il visitatore a riflettere sul suo nucleo tematico fornendogli una cognizione di causa per quanto possibile completa e affascinante.
Insomma, una mostra che vale assolutamente la visita – avete tempo fino al 6 Gennaio 2013 – e che peraltro dimostra come una città quale Lugano, importante nel contesto svizzero ma in fondo assai piccola, spesso ben più che una città di provincia italiana, con le giuste sinergie di natura pubblica sappia offrire eventi culturali degni di una grande metropoli. Un modello di gestione della cultura e dell’arte senza dubbio da tenere ben presente e imitare, ove possibile.
Cliccate sull’immagine dell’opera per visitare il sito web ufficiale della mostra, e averne ogni dettaglio utile per la visita.

Il mondo contemporaneo riflesso nel video. “Reflections”, la mostra di Bill Viola a Villa Panza, Varese. Fino al 28 Ottobre.

Per chi non lo sapesse, per chi se lo fosse scordato o per chi non l’abbia ancora visitata, è d’uopo ricordare che fino al prossimo 28 Ottobre, Villa Panza di Varese ospita Reflections, la bellissima e affascinante mostra personale di Bill Viola, certamente uno degli artisti imprescindibili alla conoscenza dell’arte contemporanea e, ancor più, alla sua essenza.
Non solo Viola è una dei maestri indiscussi della videoarte, ma è anche colui che, forse più di ogni altro, ha saputo elevare una così moderna e tecnologica espressione artistica a vertici di fascino più propriamente tipici dell’arte antica e classica, coniugando estetica elettronica, profondità tematica e fruibilità di massa in opere che, appunto, fanno di diritto parte della storia dell’arte. E, a mio modo di vedere, non solo contemporanea, per come anche i suoi video più datati sembra non risentano dello scorrere del tempo.
Una mostra da non perdere, insomma, in una cornice peraltro mirabile quale è Villa Panza, bene FAI, circondata da uno dei più bei parchi d’Italia e sede di una notevole collezione d’arte contemporanea: tutti ottimi motivi per una visita, no?

Bill Viola, simbolo della video arte, ha realizzato per Villa Panza la mostra Reflections. Sono esposte undici installazioni che definiscono i temi centrali del suo lavoro dagli anni ’70 ad oggi, scelte e pensate appositamente dall’artista americano in dialogo con l’architettura del luogo. Le opere creano un viaggio di spiritualità e di energia dal quale il visitatore uscirà completamente trasformato.
Nelle Scuderie della Villa è esposto il sorprendente Nantes Triptych (1992) che documenta la ricerca di Bill Viola attraverso concetti esistenziali quali la nascita, la morte e la trascendenza. Nell’installazione Reflecting Pool (1977-79) l’artista disamina i temi della purificazione, della dissoluzione e della rinascita. Il percorso continua nell’ala padronale con The Darker Side of Dawn (2005) dove la natura è protagonista con il suo solenne e impercettibile movimento e dove l’artista ha voluto creare un’eco al parco di Villa Panza.
La mostra prosegue con i lavori figurativi della serie Trasfigurations (2007-08) in cui l’acqua diventa il simbolo di transizione tra la vita e la morte. Tra le opere è presente anche Emergence (2002), uno dei capolavori di Bill Viola noto per il riferimento al patrimonio figurativo del passato, ed esposto per l’occasione a Villa Panza come omaggio al territorio di Varese, al suo Sacro Monte e agli affreschi di Masolino da Panicale nella Collegiata di Castiglione Olona.
La mostra è a cura di Kira Perov.

Cliccate sull’immagine per visitare le pagine dedicate alla mostra nel sito web del FAI. Reflections, lo ricordo ancora, è aperta fino al 28 Ottobre 2012.

“Memoria. Presente. Possibile.”: Susanna Alberti alla Traffic Gallery, Bergamo, fino al 26/07.

I lavori di Susanna Alberti sono frammenti autonomi che, tornando nella realtà da cui hanno avuto origine, divengono nuovi elementi di essa. Ciò che più interessa all’artista è la possibilità che tali immagini create dalla mente attraverso molteplici e libere stratificazioni possano entrare con l’individuo in un nuovo rapporto di dialogo percettivo, in modo che inedite analogie e diverse affinità possano essere composte e ricomposte in maniera del tutto personale. Ciò che l’artista tenta di raggiungere attraverso i propri lavori e i diversi mezzi esplorativi usati per dare loro vita è un ritorno alle potenzialità percettive del corpo. Un corpo – il corpo di ognuno di noi – costantemente travolto da ciò che possiamo definire con la locuzione “protesi tecnologiche”, un corpo allontanato dal luogo in cui vive e risiede, un corpo terribilmente distratto dal flusso incessante e continuo di informazioni che lo investono.
Susanna Alberti attraverso la sua ricerca ci insegna a vivere ogni momento nel pieno delle sue potenzialità, a cogliere ogni stimolo che esso ci può offrire, a sentirci travolti dalla “sinfonia.
(dal testo critico della mostra)

Susanna Alberti è l’artista vincitrice del premio speciale del concorso “Amica Acqua: Valore Etico ed Estetico” 2011: un progetto ideato dal Consorzio di Bonifica della Media Pianura Bergamasca a partire dal 2009 con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani sul tema dell’acqua, bene prezioso, per un utilizzo responsabile e corretto. Il bando di concorso aperto a tutti i residenti nella provincia di Bergamo ha visto nella prima fase un’apposita commissione selezionatrice costituita da Alessandra Pioselli (Direttrice Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo), Sara Mazzocchi (Curatrice GAMeC Cinema), Francesco Pedrini (Professore Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo e Artista) e Roberto Ratti (Direttore Traffic Gallery). I lavori dei venti finalisti selezionati sono stati esposti all’interno dell’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo dove sono stati decretati i vincitori e il premio speciale all’artista Susanna Alberti, invitata a realizzare una mostra personale presso gli spazi di Traffic Gallery con il sostegno del Consorzio di Bonifica della Media Pianura Bergamasca.
Ed è molto bello, aggiungo io, che sia un’artista assai giovane (la Alberti è del 1988) a offrirci ottimi spunti di riflessione, partendo appunto dal tema dell’acqua (elemento riflettente, guarda caso!), sul nostro vivere contemporaneo e sull’importanza per esso della memoria e del suo valore, non come mero ricordo oggettivo, immutabile e indiscutibile, ma come “punto di transito” (ovvero come infiniti punti del genere) attraverso i quali percorrere una necessaria e costante evoluzione, propulsa e sospinta in avanti da quelle capacità percettive citate dalla Alberti (e che personalmente vorrei intendere anche come prove di consapevolezza vitale oggi latenti in tanti, mi pare) fondamentali per non restare in balìa del tempo – esso sì incessante nella sua corsa verso il futuro.

Cliccate sull’immagine dell’opera (Souvenir #2, 2012) per visitare il sito web di Traffic Gallery e conoscere ogni informazione utile per la visita – della mostra, e della galleria. “Memoria. Presente. Possibile.”, di Susanna Alberti, resterà visibile presso Traffic Gallery fino al 26 Luglio prossimo.