Simone Fanni, “Sguardo da mucca”

Da bravo appassionato di letteratura e lettura – oltre che, ovviamente, da diretto interessato ma comunque sempre con la passione come mio “motore” principale – giro spesso per fiere e rassegne letterarie, e più lo faccio più constato come nella piccola e media editoria si pubblichino libri di altissima qualità, che invece nella grande editoria trovo sempre meno – anche proporzionalmente al preteso valore degli autori di essa e a quanto vengano mediaticamente strombazzati… D’altro canto è vero che, con la “moda” del fare gli scrittori così in voga oggi, e così tanto alimentata da certi editori nostrani non troppo onesti e cristallini nonché da quanto offre nel merito la tecnologia contemporanea (e mi riferisco al self publishing, al print on demand e altro di simile e di deleterio, se posso permettermi), può capitare che arrivino alle stampe e vengano diffusi testi francamente imbarazzanti, di autori ai quali si dovrebbero indicare con una certa fermezza altri modi per guadagnarsi la (da essi, a quanto pare) agognata celebrità!
Poi ci si ritrova di fronte un libro come Sguardo da Mucca, dello scrittore veneto (ma di origini sarde) Simone Fanni (Senso Inverso Edizioni), e si ha la piacevole impressione che, nonostante le suddette imbarazzanti uscite editoriali di altri, la qualità letteraria può ancora contare su validi difensori…

Leggete la recensione completa di Sguardo da mucca cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Jørn Riel, “La Vergine Fredda”

Jørn Riel viene considerato da molti l’Arto Paasilinna danese, per aver scritto molte storie di tipo assimilabile a quelle del più celebre autore finnico, e in effetti i due hanno condiviso anche un’esistenza particolare, con esperienze che, leggendone i libri, risultano certamente importanti per la creazione degli stessi: Paasilinna è stato guardiaboschi, mentre Riel ha fatto il cacciatore in Groenlandia, e infatti è questo lo scenario delle storie di La Vergine Fredda (Iperborea, con traduzione di S.L.Convertini), che comprende otto racconti narranti episodi di “vita quotidiana” di un gruppo di cacciatori artici dispersi in diverse stazioni sulla costa nord-orientale della Groenlandia, i quali diventano di questo e di molti altri volumi di Riel i personaggi fissi di una specie (mooolto particolare) di “telenovela artica”, divisa in tanti episodi, appunto, di forma letteraria che in Scandinavia viene chiamata skrøne

Leggete la recensione completa di La vergine fredda cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Haruki Murakami, “L’elefante scomparso e altri racconti”

Certamente ora sto per scrivere una banalità, o per altri versi una ovvietà che è tale ogni qual volta venga espressa per qualcosa di artistico, letterario, culturale o altro di “non superficiale” che venga dall’Oriente, d’altro canto non saprei come meglio e più rapidamente esprimere ciò che voglio esprimere, ovvero che Haruki Murakami – o, per meglio dire, la scrittura di Haruki Murakami, è assolutamente Zen. E una sorta di breviario di quotidiani esercizi di disciplina zen postmoderna, materializzati nella forma letteraria, mi sembra L’elefante scomparso e altri racconti, opera “secondaria”, per così dire, del grande autore nipponico (Einaudi, con traduzione di Antonietta Pastore) del quale si ricorda di più, appunto, la produzione più prettamente romanzesca…

Leggete la recensione completa di L’elefante scomparso e altri racconti cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Jonathan Lethem, “L’Inferno comincia nel giardino”

Ho cominciato la lettura di Jonathan Lethem convinto di avere (un po’ ottusamente, lo ammetto) a che fare con uno scrittore alla Tom Robbins o alla Tom Sharpe, e invece… L’Inferno comincia nel giardino è una raccolta di racconti (edita da Minimum Fax, con la traduzione di Martina Testa) che appartengono al periodo d’esordio dello scrittore americano, per le cui narrazioni Lethem utilizza l’espediente dell’inserire, in una storia sostanzialmente normale, ovvero realistica e quotidiana, un elemento assurdo, surreale e irrazionale, che distorce quella sensazione di “normalità” altrimenti scaturente dalla lettura per porla in balìa di una dimensione piuttosto inquietante, tanto più perchè, appunto, presente in un ambito assolutamente quotidiano…

Leggete la recensione completa di L’inferno comincia nel giardino cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!