Gli skidome sono la soluzione alla crisi dello sci in molte località montane?

[Immagine tratta da www.montagna.tv; fonte originaria Wikimedia Commons, @Snowticias.com.]
Per quanto mi riguarda, trovo l’idea degli skidome, le piste da sci indoor realizzate in grandi capannoni nei quali riprodurre il clima invernale per tutto l’anno, assolutamente idiota se pensata per la montagna.

La si sta ipotizzando a Cesana Torinese per sostituire la pista di bob delle Olimpiadi di Torino 2006 abbandonata e in degrado (la stessa fine che farà quella di Cortina, sia chiaro) che sarà smantellata. Costo previsto per tale skidome: 50 milioni di Euro, più 9 milioni per lo smantellamento della vecchia pista di bob. Cinquantanove milioni per sciare in una enorme scatola di cemento su una pista ridicola con un meraviglioso paesaggio montano al di fuori che, seppur ormai privo delle condizioni per praticare lo sci, riserva bellezze naturali e potenzialità turistiche a iosa. Ditemi voi se non è un’idiozia, questa.

[Due rendering dello skidome progettato a Cesana Torinese. Immagini tratte da www.valsusaoggi.it.]
A questo punto, se proprio si vogliono realizzare, perché gli skidome non si fanno in città? Lo sostenevo già più di due anni fa che nel caso ci sarebbero solo vantaggi: migliaia e migliaia di sciatori, che se sono disposti a sciare in uno skidome non saranno granché interessati al paesaggio montano, non dovrebbero fare centinaia di chilometri in auto – inquinando e generando traffico sulle strade in quota – per salire fino alle località montane e parimenti gli atleti, che in città avrebbero a disposizione altre strutture di allenamento migliori. Il paesaggio montano non verrebbe interessato da una struttura inevitabilmente impattante, anzi: gli skidome in città potrebbero rappresentare un buon motivo per smantellare molti impianti sciistici in montagna ormai prossimi alla chiusura, sia per ragioni climatiche che economiche; di contro le località di montagna, sgravate dall’ormai insostenibile eredità sciistica, potrebbero finalmente sviluppare una frequentazione turistica consona ai loro territori, alla realtà climatica e ambientale e alle reali potenzialità che offrono, così realmente rivitalizzando il tessuto socio-economico locale legato al turismo (e non solo quello) senza più essere soggetti alle traversie climatiche in divenire a tutto vantaggio del territorio e della sua comunità.

[La pista di bob abbandonata di Cesana Torinese. Immagine tratta da www.torinotoday.it.]
Insomma: tra idiozia e buon senso la distanza è breve solo se si sceglie di non pensare, vaneggiando “soluzioni” che inevitabilmente peggiorano i problemi che pretendono di risolvere. La montagna non abbisogna certo di capannoni refrigerati per sciare – sarebbe come andare in una città d’arte e ammirare i suoi monumenti sui maxischermi di uno spazio al chiuso – ma di essere frequentata, goduta e vissuta in tutto ciò che di meraviglioso sa offrire in ogni stagione, tanto più nella realtà climatica in divenire. Se non lo si capisce, be’, è un motivo ulteriore per restarsene in città; al sindaco di Cesana, invece, che dice cose a sostegno dello skidome francamente grottesche, consiglio di uscire dal proprio municipio, osservare il paesaggio intorno e pensare. Come una montagna (cit.), se ne è capace.

2 pensieri riguardo “Gli skidome sono la soluzione alla crisi dello sci in molte località montane?”

  1. Ciao Luca
    Ovviamente solo l’idea di uno skydome mi fa rabbrividire (ma non per la bassa temperatura): figurati, è anni che a Selvino, giusto dietro il Podona dove abito, ne parlano, ne progettano, ne decantano (per fortuna non hanno sufficienti soldi).
    Allora, come anche tu dici, fateli in città, come nel progetto che coinvolgeva l’ex Alfa Romeo di Arese.
    Ma pensare a uno skydome a Cesana, cioè in una stazione sciistica, è un’ulteriore confessione dell’impossibilità di gestire la neve artificiale, quanto meno sotto una certa quota, che ora è 1500-1600 e che andrà ad alzarsi. Perché fare la neve, anche con le tecnologie che consentono (in parte) di superare le alte temperature dell’aria (con raffreddamento garantito dell’espansione dell’aria compressa, oppure con il ghiaccio della “snow farm”) è possibile, a parte i costi. Ma il problema è MANTENERE LA PISTA, causa l’aria sopra lo zero, causa il terreno caldo, causa lo sbalzo termico giorno-notte. Lo skydome risolve questo problema, garantendo un volume con temperatura adeguata, ovviamente con risorse energetiche spropositate e relativi costi.
    Buon Rovereto e rivedi anche per me quel capolavoro di film Il vento fa il suo giro
    Angelo

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  2. Ciao Luca,

    leggendo le ultime notizie, soprattutto su “ildolomiti.it”, ho la brutta sensazione che sia in corso un vero e proprio assalto (mi scuso per l’utilizzo di questo termine in un periodo di “terza guerra mondiale a pezzi”, cit.) nei confronti dell’ecosistema montano. Il consiglio regionale del Veneto ha da poco approvato una legge che consente l’accesso e il transito senza limitazioni ai veicoli privati lungo le piste forestali; alcuni politici del consiglio regionale lombardo propongono il ridimensionamento del Parco dell’Adamello; il 14 e 15 giugno le Dolomiti Bellunesi saranno attraversate dalla “carovana di quad più in quota d’Italia” tra prati e sentieri silvopastorali con il patrocinio dei comuni della Valle del Biois per dare inizio alla stagione estiva. Queste sono solo le ultime scellerate iniziative a danno della montagna, senza ovviamente tralasciare gli innumerevoli scempi ambientali con sperpero di denaro che non doveva essere pubblico propedeutici alle sciagurate olimpiadi invernali prossime venture…Ciliegina sulla torta, la proposta di legge governativa sulla caccia che avrà un sicuro impatto anche sulle terre alte.

    Si dice che la speranza è l’ultima a morire ma di questo passo chi visse sperando morì…

    Grazie per l’attenzione e alla prossima.

    Simone

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