Arto Paasilinna, “La fattoria dei malfattori”

COP_lafattoriadeimalfattoriHo avuto la fortuna, qualche anno fa, di scorrazzare in lungo e in largo per la Finlandia, da Helsinki lungo la parte centrale, l’ovest del paese e le rive del Golfo di Botnia su fino alla Lapponia e oltre il Circolo Polare Artico, per poi ridiscendere dalla parte orientale, quella confinante con la Russia, oltrepassando la Carelia per tornare a Helsinki. Ho attraversato città e villaggi meravigliosi, un’infinità di laghi, fiumi impetuosi, montagne antichissime e soprattutto foreste, foreste, foreste, foreste. E, andando sempre più verso Nord e il Circolo Polare Artico, foreste, foreste e foreste. “Un po’ monotono!” penserete forse voi: beh, anch’io lo credevo, prima di andarci, e l’ho pensato nel primo paio di giorni che ci stavo in mezzo. Poi, ho cominciato a percepire vividamente una sorta di aura spirituale scaturente da quel paesaggio, difficile da spiegare ma assolutamente intensa, e l’unico modo per non sentirsi persi, in quelle estensioni forestali infinite, era proprio quello di intercettare quell’aura, quell’ordine naturale ancestrale, e armonizzarsi ad esso. D’altro canto, mi è servito pure osservare come vivessero quella condizione i finlandesi stessi, gli abitanti di cittadine e villaggi sparsi in quel nulla arboreo e distanti decine e decine di chilometri gli uni dagli altri: una Natura così soverchiante si può percepire come non ostile solamente inglobandola nel proprio dna, nella propria essenza antropologica e sociologica. Di nuovo, per poter capire e comprendere la visione delle cose quotidiane e la cultura di fondo dei finlandesi – oltre che, non posso non ammetterlo, per trovare così affascinante un paesaggio che altri apprezzano per i primi 5 minuti e poi dal quale non vedono l’ora di fuggire, sentendosi totalmente smarriti e lontani dalla cosiddetta “civiltà” – è stata per fondamentale la lettura dei romanzi di Arto Paasilinna.
Ecco: ho voluto annoiarvi con questa lunga introduzione perché, letto pure La fattoria dei malfattori (Iperborea, 2013, pag.352, traduzione di Francesco Felici; orig. Hirttämättömien lurjusten yrttitarha, 1998) e sui libri di Paasilinna – che considero in assoluto il “caposcuola” del peculiare stile letterario scandinavo – avendo già scritto molto, m’è sorto il dubbio che dovendone scrivere ancora avrei finito per risultare ripetitivo…

Arto-Paasilinna_fotoLeggete la recensione completa di La fattoria dei malfattori cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

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3 pensieri riguardo “Arto Paasilinna, “La fattoria dei malfattori””

    1. Interessante lo spero – grazie per considerarla così, Orso! – necessaria certamente, visto che, come dire… Paasilinna è molto più “scrittore finlandese” che uno scrittore nostrano lo è italiano. Di contro, i suoi libri sono più apprezzabili, appunto, se si conosce direttamente anche il contesto geografico – e sociologico/antropologico – nel quale sono ambientati, e che è sempre fondamentale nelle sue storie, come anche, tipicamente, un po’ in tutta la letteratura scandinava.
      Grazie ancora! 😉

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