Senza tragedie, senza i cattivi non c’è storia. Prendi Tolstoi con Anna Karenina, una stupida, una puttana, lascia il bambino, lascia marito… Ma ti ci affezioni, la adori. Lo sapeva anche il padre eterno: quando si accorse che Adamo si annoiava gli creò la moglie, una rompicogliona, che però ha fatto andare avanti la storia. Nei romanzi ci vogliono i cattivi. La bisbetica quando è domata finisce la commedia.
(Paolo Poli, citato in Anna Benedettini, Teniamoci i cattivi movimentano la vita parola di Paolo Poli, La Repubblica, 27 novembre 2010.)
Così raccontava Paolo Poli, mancato pochi giorni fa, con quel suo inimitabile e illuminante stile fatto di ironia, sagacia, sarcastica franchezza e un meraviglioso tocco di cinismo. Purtroppo, anche senza personaggi come lui la storia non c’è, non la si fa. Qualcuno sul web, in occasione del suo decesso, ha scritto che è morta “la madre della Patria, il maestro Poli”. E’ vero, purtroppo: la nostra cultura è sempre un poco più sola, un po’ più debole e tutti noi più orfani di tali sublimi genitori. Ma la storia, che Poli e quelli come lui hanno fatto e hanno saputo così impreziosire della loro presenza e con la loro arte, li ha già resi immortali.
E non è nemmeno una magra consolazione, questa, se piuttosto di ignorare – come si viene portati a fare – sappiamo e sapremo ricordare tale immortalità culturale. Perché, appunto, è storia e cultura. Roba nostra, insomma.