L’Italia è una repubblica fondata sui contenuti porno

È quasi inutile perdere tempo dietro statistiche accademiche ponderatissime e indagini demoscopiche professorali elaborate da chissà quali prestigiosi istituti di ricerche sociologiche: la rappresentazione analitica migliore in assoluto sullo stato del paese al solito la forniscono i dati annuali di navigazione dei più noti siti pornografici – perché serve ricordare che siano i siti porno, appunto, i più visitati e fruiti sul web, anzi, quelli che a ben vedere il web tutto lo “reggono” e alla grande? No, non serve.

Ad esempio, i dati sul traffico dell’anno 2018 pubblicati qualche giorno fa da Pornhub (che riprendo dall’articolo pubblicato su vice.com), alquanto dettagliati anche dal punto di vista geografico – su scala nazionale e locale – i quali denotano meravigliosamente bene come gli italiani, pure in chiave porno e salvo rare eccezioni, siano un popolo di (con tutto il rispetto) tradizionalisti, conservatori, xenofobi, moralisti, bigotti ergo ipocriti (si veda il dato dei contenuti transgender), maschilisti ovvero (pseudo)machisti, playboy a parole e non (più) nei fatti – gli uomini, ovviamente – dacché indefessi autoerotisti (forse per questo che tra le donne il termine “lesbian” è al primo posto delle preferenze di ricerca?), cornuti oltre che, pure qui, inesorabilmente divisi tra parte settentrionale e parte centro-meridionale d’un paese che resta sempre una mera espressione geografica ma pure, a quanto pare, una barzotta rappresentazione fallica di una società che passa ore e ore a guardare i porno (poi non legge libri perché dice che «non ha tempo»…) ma meno quando in TV gioca la nazionale o c’è la finale di Sanremo (!).
Col bene o col male che si possa pensare di ciò.

P.S.: comunque se Rocco Siffredi si candidasse alle prossime elezioni politiche come premier, facilmente prenderebbe il 90% dei voti. E forse sarebbe persino meno pornografico dei “politici” che si sono succeduti al governo del paese negli ultimi tempi.