Di editori che non potrebbero (o non dovrebbero) più guardarsi allo specchio, al mattino… (Björn Larsson dixit #1)

Se una casa editrice paga un anticipo di mezzo milione di corone per un libro, è ovvio che poi è costretta a dar fiato alle trombe del marketing. Qualsiasi critico che ne parli bene viene citato come arbitro del gusto, di lunga e consolidata esperienza. In certi paesi si arriva perfino a pagare le librerie perché espongano il volume in vetrina: tutto per recuperare le spese sostenute. Ma non è quello il vero pericolo: è se mai il rischio di deludere i lettori. Pubblicare in pompa magna libri che poi non mantengono le promesse è come minare la fiducia nella letteratura. E alla lunga equivale a scavarsi la fossa con le proprie mani.
(…)
Dico solo che dobbiamo fare il possibile per pubblicare il meglio di ogni genere. Dobbiamo imitare i produttori di vini e investire sulla qualità, perché è una scelta che paga. Chi produce più ormai quei vinacci acidi in bottiglioni con il tappo a vite? Nessuno. Perfino i vini bag-in-box sono migliori della feccia a buon mercato di una volta. E perché? Perché i consumatori hanno imparato che ci guadagnano di più a bere vini buoni che cattivi, indipendentemente che si tratti di rossi o bianchi, di Bordeaux o vini del Rodano, di vini tedeschi o bulgari. Perché il mercato editoriale dovrebbe essere diverso? (…) Dobbiamo comunque fare del nostro meglio. Giusto per potersi guardare allo specchio quando ci si alza al mattino.
(Björn Larsson, I poeti morti non scrivono gialli, Iperborea 2011, pagg.10-11)

foto_bjorn_larsson_1Scusi, lei, illustrissimo Björn Larsson: com’è che conosce così bene il panorama editoriale italiano?
Ah, no, un attimo… Forse non si sta riferendo direttamente alla situazione italiana. Qui ormai è da tempo che non si pubblica più il meglio di ogni genere, e che sempre di più i libri si vendono non per la loro bontà letteraria ma per il più tambureggiante marketing, e addirittura che le librerie legate ai grandi gruppi editoriali fanno pagare gli autori che vogliano esporre i propri libri in vetrina… Già, qui la situazione è anche peggiore di quella descritta da Larsson: mi auguro veramente di sbagliare, ma temo che la fossa scavati sia già piuttosto profonda…