Jonathan Lethem, “L’Inferno comincia nel giardino”

Ho cominciato la lettura di Jonathan Lethem convinto di avere (un po’ ottusamente, lo ammetto) a che fare con uno scrittore alla Tom Robbins o alla Tom Sharpe, e invece… L’Inferno comincia nel giardino è una raccolta di racconti (edita da Minimum Fax, con la traduzione di Martina Testa) che appartengono al periodo d’esordio dello scrittore americano, per le cui narrazioni Lethem utilizza l’espediente dell’inserire, in una storia sostanzialmente normale, ovvero realistica e quotidiana, un elemento assurdo, surreale e irrazionale, che distorce quella sensazione di “normalità” altrimenti scaturente dalla lettura per porla in balìa di una dimensione piuttosto inquietante, tanto più perchè, appunto, presente in un ambito assolutamente quotidiano…

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Mark Twain, “Racconti contro Tutti”

Lodevole iniziativa di Stampa Alternativa, casa editrice il cui nome la dice lunga sulle proprie pubblicazioni, che con questo Racconti Contro Tutti ci fa conoscere il romanziere americano per eccellenza, Mark Twain, sotto una veste sorprendente e per certi versi sconcertante – in positivo, tuttavia… Il volumetto è una raccolta di racconti, frammenti di racconti, estratti “scartati” da opere pubblicate, micro-saggi nel quale il cantore di un’intera nazione in evoluzione – attraverso i suoi celeberrimi Tom Sawyer e Huckleberry Finn, considerati i romanzi “nazionali” della letteratura americana – sembra divertirsi a prendere a legnate, di quella nazione, quelle sue parti che all’evoluzione citata vi si oppongono con tutto il proprio conservatorismo reazionario, scrivendo con uno stile sarcastico e caustico che in effetti non ci si potrebbe aspettare dal personaggio Twain per come lo si conosce ordinariamente…

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Chuck Palahniuk, “Soffocare”

Soffocare, di Chuck Palahniuk (traduzione di Matteo Colombo): storia particolare di un tizio – tale Victor Mancini – assolutamente medio se non che soffre di sessodipendenza, ha una madre hippie ora vecchia e pazza chiusa in un istituto, un amico, Danny, squinternato e mezzo folle anch’egli, un lavoro piuttosto umiliante… Storia dai toni ironici in superficie, surreale spesso e volentieri, tuttavia dal clima cupo, quasi antropologicamente catastrofico per come Palahniuk narra delle vite e delle vicende dei suoi personaggi, icone “normali” di una società d’intorno in massima parte non certo migliore, dunque in fondo drammatica nel suo nucleo narrativo, e con un finale abbastanza tragico ancorché venato di umorismo – il tutto tra flashback verso l’infanzia e l’adolescenza con la madre “sballata” che entra ed esce di prigione così come dalla vita di Victor, tra la sua confusione mentale ed esistenziale (odia la madre ma vorrebbe salvarla, si arrabbia col mondo e lo combatte pensando di compiere azioni che Gesù Cristo, paradigma della bontà/normalità umana, non farebbe mai ma poi addirittura comincia a credere di essere la sua reincarnazione)…

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