Nutrirci di bellezza

[Il Monte Paterno e le Tre Cime di Lavaredo. Foto di Sebastian Knoll su Unsplash.]
Si discute spesso e a lungo dei numerosi problemi delle montagne, della salvaguardia dei suoi ambienti, della tutela dei paesaggi, del sostegno alle comunità, del contrasto a certi progetti assurdi eccetera, e ci si impegna di conseguenza a riflettere e elaborare soluzioni, idee, proposte, mozioni…

Poi io, a volte, mi fermo un attimo a pensare a tutto ciò e mi chiedo se il problema di fondo, il più grande, l’unico, sia che non siamo più capaci di nutrirci della bellezza delle montagne.

Molto semplicemente, altrettanto drammaticamente questo, e basta.

Lì c’è dentro tutto: la bellezza propriamente detta, la capacità di vivere in armonia con il territorio e l’ambiente naturale, la convivenza con le altre creature, la fonte primaria dell’identità e dell’alterità culturali, la coscienza di luogo, la relazione con il paesaggio e il senso dell’abitare, la manifestazione del Genius Loci, la consapevolezza del limite…

Tutto. Del quale però noi ormai sappiamo cogliere poco o nulla, privandoci dell’elemento fondamentale nell’interazione umana con le montagne. Alle quali riconosciamo solo una bellezza «da cartolina», come si diceva un tempo – «instagrammabile» si dice oggi – e ad essa non andiamo oltre. Ma questa in verità non è la “bellezza” delle montagne: è la semplice, futile, insensata proiezione dell’ego umano sulle morfologie montane.

Se invece sapessimo nutrirci di questa grande bellezza, appunto, molti di quei problemi, magari anche tutti – di sicuro la totalità dei suddetti progetti assurdi che ci tocca contrastare – e l’urgenza di dovervi elaborare delle buone risposte forse svanirebbero di colpo.

Scrivo forse, ma io ne sono convinto. Ecco.

[L’Alp Grindel, sopra Grindelwald, e l’Eiger. Foto di Frederik Mussler su Unsplash.]

Questa sera, a Castelletto Stura, per parlare di un prodigio inestimabile e a volte incompreso: l’acqua

L’acqua è una risorsa fondamentale per mille motivi, il primo dei quali è la vita che consente a ogni creatura del pianeta che abitiamo. Lo sappiamo tutti, sembra banale rimarcarlo: ma una tale ovvietà ci fa credere troppo facilmente che la presenza dell’acqua sia parimenti scontata, ancor più nella nostra parte di mondo e ai piedi delle Alpi. Ma si può ritenete “scontato” ciò che ci consente come nessun’altra cosa di vivere? Possiamo permettercelo, peraltro oggi che la crisi climatica in divenire sta modificando il nostro mondo in modi spesso impensabili (come per la siccità che ci ha riguardato solo tre/quattro anni fa)? E perché poi è così importante, l’acqua, non solo per le nostre vite? Cosa fa, cosa ci fa?

Questa sera, a Castelletto Stura (Cuneo), sarò ospite della “Festa dell’Acqua”, organizzata dal Comune locale con il sostegno della Pro Loco e del Consiglio Regionale del Piemonte, nell’evento di apertura “Acqua bene prezioso: risorsa ed energia”. Insieme a Simone Aime, ricercatore, storico dell’industria idroelettrica e autore di libri sulle dighe del cuneese, parleremo dei temi sopra accennati e di molte altre cose legate all’acqua, alla sua importanza fondamentale, alle peculiarità spesso sorprendenti, alla cultura che ne fluisce (letteralmente), ai paesaggi idrici e alla relazione con l’uomo che li abita.

Il tutto in un luogo, Castelletto Stura, che indica e manifesta nel proprio toponimo lo stretto legame con l’acqua e il fiume Stura di Demonte (lo vedete nelle immagini in testa al post), tra i più significativi delle Alpi orientali, negli anni Novanta incluso dalla CIPRA (la Commissione internazionale per la Protezione delle Alpi) tra i soli cinque corsi d’acqua dell’intero arco alpino con caratteristiche di integrità dal punto di vista naturalistico e oggi inserito nell’area protetta del Parco Fluviale Gesso e Stura.

Come potrete intuire, sarà una serata bella, intensa e interessante nonché coinvolgente – noi faremo di tutto affinché lo sia e possa lasciare in dote qualcosa di significativo a chi sarà presente. Trovate i dettagli dell’evento nella locandina sopra pubblicata.

Dunque, segnatevi l’appuntamento e, se potete e volete, ci vediamo stasera a Castelletto Stura!

Gente schifosa

[Immagine tratta da www.lav.it.]
Credo che chiunque abbandoni un animale sia una delle persone più schifose che esista.

Ora che arriva l’estate tale crimine tornerà ad aumentare: non esistono stime ufficiali sull’abbandono di animali ma si stima che lo scorso anno nel nostro Paese siano stati abbandonati circa 80mila cani, oltre a tutti gli altri animali domestici. Un atto che per giunta ha causato più di duemila incidenti stradali, con conseguenze spesso drammatiche sia per gli animali sia per gli automobilisti. E se è vero che il numero degli abbandoni è in diminuzione rispetto a qualche tempo fa, è di contro aumentata l’informazione e la sensibilizzazione al riguardo: per questo chi ancora oggi abbandona un animale è un individuo se possibile ancora più infame di prima.

Dunque, augurando tutto il male possibile a chi si macchia di questo ignobile reato (per il quale le pene previste non saranno mai sufficienti a sancire un’autentica retribuzione, tanto giuridica quanto civica, morale ed etica), spero che ogni altra persona di ben altro valore umano, se sia testimone di un abbandono, lo denunci immediatamente alle autorità competenti. Contribuire alla condanna e alla punizione di una persona così indegna è un’azione bellissima e penso sia uno dei più grandi e soddisfacenti piaceri che si possano vivere, oltre che un modo sicuro di fare del bene al nostro mondo – e a noi stessi. Ecco.

La crudeltà nei confronti degli animali non è conciliabile né con una vera cultura né con una vera erudizione. Essa è una dei vizi caratteristici di un popolo rozzo e ignobile.

[Alexander von Humboldt]

Chi chiamare per segnalare/denunciare un abbandono:

  • Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente, segnalazione di emergenze legate ad abbandoni o maltrattamenti di animali: 800-253608, email cctass@carabinieri.it;
  • Numeri di emergenza nazionale: 112, 113, 115 e 118;
  • Le Polizie Locali.

Livigno, feel the…?

Beh… di quest’immagine mi perdonino (se si sentono offesi) gli amici livignaschi, abitanti di uno dei territori più belli delle nostre Alpi, un piccolo prodigio geografico, etnologico, culturale e a lungo anche antropologico (al quale sono affettivamente molto legato) ma oggi, e sempre di più, soprattutto un fenomeno consumistico, il che rende inevitabile l’ironia dell’immagine lì sopra.

Non più “sentire le Alpi” ma feel the cement, «sentire il cemento» (lo capisce anche chi sappia ben poco di inglese), elemento che a Livigno in maniera crescente si sta sostituendo all’erba dei prati e agli alberi dei boschi. E pure feel the noise, feel the traffic, feel the smog, feel the chaos… eccetera.

Già.

Ormai trasformata buona parte dell’abitato in una sorta di «centro commerciale all’aperto» (definizione non mia e assai citata da chi frequenta – o frequentava – il “piccolo Tibet”: si veda questo articolo molto eloquente) e le zone appena circostanti in un unico, enorme parcheggio con strade di collegamento perennemente trafficate, ora la turistificazione estrema di Livigno si espande sui versanti dei monti ove corrono gli impianti di risalita e le piste da sci, sempre più escavati, modificati, adattati e artificializzati al fine di far crescere gli affari turistici oltre ogni limite.

Il limite, appunto: forse, di questo passo, “il” limite – quello principale per un luogo turistico, oltre il quale la “valorizzazione” comincia a diventare degradazione – è ormai prossimo. Sempre che non sia già stato superato.

I livignaschi possono credere di avere il diritto di fare ciò che vogliono delle loro montagne, tanto più visto che tale diritto viene alimentato dai finanziamenti di certi enti pubblici interessati agli affari suddetti a fini di propaganda, ma non devono credere di poter sfuggire ai doveri, agli oneri e alle responsabilità che derivano dalla gestione delle loro montagne, quand’essa non sia virtuosa come dovrebbe essere in una località montana posta a oltre 1800 metri di quota e di tale pregio.

Sono doveri, oneri e responsabilità il cui portato eventualmente negativo, è noto, non si manifesta subito ma dopo qualche tempo; a volte in principio si crede di aver generato solo vantaggi, solo più tardi scaturiscono criticità, problemi, danni, magari nel frattempo divenuti già irreversibili. Sono dinamiche in fondo comuni sulle montagne turistificate dal secondo Novecento in poi, ma che tanti preferiscono ancora sottovalutare, trascurare, ignorare.

Come a Livigno, a quanto sembrerebbe.

Che ne sarà della località, passata la sbornia olimpica montante e evolutasi la realtà ambientale (Livigno è fortunata più di altri al riguardo, ma fino a quando?) e socio-economica in corso? Riuscirà a diventare una delle mete più “in” se non di lusso del turismo alpino, oppure la sua bolla turistica sempre più gonfia prima o poi scoppierà con gran fragore e altrettanto grandi danni per la sua comunità, dopo quelli per il suo ambiente naturale?

P.S.: qui trovate gli articoli che nel tempo ho dedicato al “fenomeno-Livigno”.

Questa sera a Milano da “Rob de Matt” non potete mancare, anzi, dovete esserci!

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Raggiungerci stasera al Ristorante/Bistrot “Rob De Matt”, in via Butti 18 a Milano, è facile: ad esempio, dalla Valle Maira sono circa 48 ore di cammino, con poca salita e molta discesa, dai Piani Resinelli sono meno di 15 ore quasi tutte in discesa, mentre da Milano ve la cavate al massimo in un paio d’ore con solo pochi metri di dislivello complessivo oppure, per farla ancora più semplice, in 15 minuti dalla fermata più vicina della metropolitana. Ovvio poi che se avete un buon passo ve la cavate in modo anche più rapido!

Insomma, non potete mancare, questa sera da “Rob de Matt” per parlare di “Montagne in transizione”, anzi, dovete esserci: per ascoltare, partecipare alla discussione, dire la vostra, fare rete, contribuire a immaginare il miglior futuro prossimo possibile per le nostre montagne – da Milano, già, in perfetto stile metromontano.

Certo, poi a fine incontro dovrete tornare a casa a piedi, se così siete arrivati. Ma ciò di bello e importante che scaturirà dal talk, ne sono certo, vi renderà il percorso più facile e piacevole da camminare.

Dunque, ci vediamo stasera a Milano. Non mancate!

Per saperne di più sull’incontro, date un occhio qui.