Un biglietto d’ingresso alle mete turistiche montane: giusto o sbagliato?

[Panoramica invernale del centro di Zermatt. Foto di The 414 Company su Unsplash.]
Sulla scia di molte grandi città meta del turismo di massa, sempre più località di montagna in balìa di crescenti fenomeni di sovraffollamento turistico – l’overtourism, sì – stanno pensando di introdurre non solo tasse di soggiorno per i villeggianti ma pure biglietti di ingresso per le visite di breve durata (quello che viene sovente definito turismo mordi-e-fuggi), nel tentativo di arginare una pressione che produce effetti inesorabilmente stressanti per i territori, le comunità residenti e in generale degradanti per i luoghi coinvolti. Riassume la questione un ottimo articolo di qualche giorno fa su “Swissinfo.ch”, dal punto di vista elvetico (perché sono soprattutto alcune rinomate località svizzere a pensare quanto sopra) ma ma non solo.

[Affollamento di turisti al Gornergrat, sopra Zermatt. Foto di rhysara da Pixabay.]
Che ne pensate? Può rappresentare un metodo efficace per contrastare l’overtourism e salvaguardare i luoghi, oppure è qualcosa di inutile e magari pure controproducente per le località stesse?

N.B.: di tale questione in relazione a un’altra rinomata località turistica svizzera, ne ho scritto già qui.

4 pensieri riguardo “Un biglietto d’ingresso alle mete turistiche montane: giusto o sbagliato?”

  1. buongiorno Luca

    sono stato recentemente alle tre cime di Lavaredo

    pagato pedaggio pagato posteggio pagato di tutto insomma per avere di ritorno un formicaio di essere umani di tutti i tipi e qualità

    io “montanaro” cercavo ben altro tranquillità panorama silenzio paesaggio qualche buona foto con la mia reflex

    colpia mia chiaramente magari ci tornerò ma non certo a Luglio

    Ritengo che facciano bene queste realtà a far pagare quelle persone che comunque vogliono andarci al di là di tutto

    per me però la Montagna è altra cosa

    un saluto cordiale

    Giulio

    1. Grazie Giulio per questa sua testimonianza. Ecco, le Tre Cime di Lavaredo sono ormai diventate uno degli esempi più citati di luogo meraviglioso rovinato dal sovraffollamento turistico. Eppure non sembra che ci sia tutta questa volontà, da parte dei locali, di diminuire la pressione turistica sulla località, sulla quale d’altro fanno affari. In tal senso, la questione del pagamento o no di un biglietto non appare solo commerciale o ambientale ma ben più politica e etica, e si lega a una domanda fondamentale: cosa vogliamo farne delle Tre Cime, quale futuro vogliamo che abbiano? Non mi sembra che vi siano risposte importanti al riguardo, per ora.

  2. Ciao Luca, in teoria sarei d’accordo, in pratica non sono sicura che la selezione economica serva a selezionare solo chi ha rispetto. Difficile domanda la tua, attuale anche per altre situazioni che conosco meglio (Portofino, 5 Terre)

    1. Esatto Paola, citi giustamente le Cinque Terre in quanto modello prodromico sia dell’overtourism in Italia che dei tentativi di contenerlo. Anch’io nutro molti dubbi su tali “biglietti d’ingresso” e temo abbiano ragione quelli che ritengono siano solo un modo per le amministrazioni locali di fare cassa fingendo di fare qualcosa per la salvaguardia dei propri luoghi. Forse se fissassero il costo di questi biglietti a 50 Euro al giorno diventerebbero inesorabilmente efficaci, altrimenti non credo proprio. E in ogni caso danneggiano il turismo domestico: l’americano che già paga 4/5000 Euro per un “Italian Tour” che tra le tante mete comprende pure una di queste località nemmeno se ne accorge di pagare 10 Euro (o 100) in più. Senza contare la questione della qualità del turismo cioè del rispetto verso i luoghi, altra cosa che fai benissimo a citare e che, per quanto sembra, resta irrisolta.

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