Ultrasuoni #3: Emperor, The Acclamation of Bonds

Ora, molti (eccetto quelli che non sanno nemmeno cosa sia, ovvio) storceranno il naso a leggere “black metal” e in certi casi avranno anche ragione, ma basti solo il seguente nomen omen: Emperor. “La” band black metal par excellence (e lo scrivo alla maniera nietzscheana non a caso), quella che ha elevato il genere – solo “casino”, per molti – al rango di autentica arte musicale, che ha fatto parlare alcuni di black metal operistico in forza della struttura di molti brani di palese derivazione classica, frutto della grande conoscenza musicale e culturale dei componenti del gruppo nonché della loro notevole perizia tecnica. Qualcuno addirittura si è spinto a definirli “gli eredi di Grieg”, altro sublime nume musicale nordico capace di tessere armonie tanto delicate, a volte, e tanto possenti in altre (Nell’Antro del Re della Montagna non è forse un brano di black metal ottocentesco?) e gli stessi Emperor probabilmente miravano a tanto, incidendo la loro musica negli studi discografici Grieghallen. Altri ancora hanno persino coniato, appositamente per loro e per certi loro brani dalla potenza sonora stellare e dalla profondità armonica siderale, la definizione di cosmic black metal. Come per The Acclamation of Bonds, uno dei migliori in assoluto della loro produzione, a mio parere: il suono di una possente astronave lanciata nello spaziotempo alla velocità della luce verso altri universi, altre dimensioni sonore, altre inopinate immensità oltre l’ordinario infinito.

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