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Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.

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LUPI IN LOMBARDIA: PIÙ ESEMPLARI E PIÙ PREVENZIONE

Dal rapporto annuale sui “Grandi carnivori 2025” in Lombardia emerge un aumento della presenza del lupo in Lombardia ma anche dell’efficacia delle misure di prevenzione dai danni causati dai predatori. A fronte di un incremento dei primi (sono almeno 40 le unità riproduttive segnalate lo scorso anno, contro le 28 del 2024), e della presenza di 6 esemplari maschi di orso, sono stati 49 gli interventi a sostegno degli allevatori, inclusa la cessione in prestito gratuito di 29 recinti elettrificati. Da rimarcare che nell’83% dei casi di predazioni e danni da parte di grandi carnivori, non era presente alcuna misura di prevenzione dei capi di bestiame: a riprova di quale sia l’ambito sul quale lavorare maggiormente, invece che sugli abbattimenti.


COME GESTIRE AL MEGLIO L’ACQUA DI MONTAGNA NEL FUTURO?

Posta la realtà climatica e ambientale in divenire sulle montagne, tra fusione glaciale e siccità sempre più frequenti, senza dubbio la gestione futura della risorsa idrica montana diventa un aspetto sempre più fondamentale. Un innovativo studio sulla gestione integrata delle acque, iniziato dal Comune di Bregaglia (Canton Grigioni, Svizzera), analizza gli effetti del cambiamento climatico su prati, pascoli, alpeggi e risorse idriche sia per la produzione di energia e sia come bene essenziale. Lo studio esamina la disponibilità attuale e futura dell’acqua, il possibile fabbisogno agricolo e l’impatto del cambiamento climatico sugli alpeggi e sulla monticazione, presentandosi come uno strumento esemplare per simili analisi in molti altri territori montani.


CASA E COWORKING PER RIPOPOLARE UNA VALLE ALPINA

Ingria, Ronco Canavese e Valprato Soana, località della Valle Soana (provincia di Torino), hanno aperto le candidature per “VIHTA”, un progetto di residenza temporanea rivolto a professionisti, famiglie, ricercatori e studenti disposti a trasferirsi in montagna per un periodo di due o quattro settimane, tra il 20 settembre e il 18 ottobre 2026. Il nome scelto viene dal patois francoprovenzale locale: vihta significa “stai”. Non un weekend, non una vacanza, ma un tentativo vero e proprio di popolare di nuovo le terre alte del Parco Nazionale Gran Paradiso, dove lo spopolamento resta la sfida più concreta. Tentativo ammirevole e da considerare, senza dubbio: ma con la carenza di servizi di base della quale la montagna soffre, potrà avere veramente successo?


UN LAGO ALPINO A PAGAMENTO, PER CONTRASTARE L’OVERTOURISM

Anche in Svizzera si cominciano a imporre metodi “drastici” per combattere l’overtourism e i comportamenti inadeguati nei luoghi di montagna. Al Seewlisee, suggestivo laghetto alpino a 2000 metri di quota nel Canton Uri, negli ultimi anni diventato meta di un numero crescente di turisti e di campeggiatori che vi passano la notte con conseguente presenza di rifiuti, musica ad alto volume, molestie agli animali al pascolo ed altre mancanze di rispetto per il luogo, sarà imposto il divieto di campeggio ove non richiesto e autorizzato preventivamente, sarà contingentato e possibile solo in una determinata area e si dovrà pagare 20 franchi a notte, importo che sarà devoluto principalmente agli agricoltori alpini che si occupano della zona e vi lavorano.


UN NO SENZA SE E SENZA MA AL DDL SULLA CACCIA!

È sempre più ampio e trasversale all’intera società civile il fronte dei contrari al Disegno di Legge (DDL) sulla caccia, approvato il 23 giugno dal Senato e che la Camera ha iniziato a discutere la scorsa settimana. E non potrebbe essere altrimenti: chiunque manifesti una pur minima sensibilità nei confronti dell’ambiente naturale non può essere che contrario al una proposta di legge così antitetica alla più sensata tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali. Tutela rimarcata nell’articolo 9 della Costituzione Italiana oltre che da numerose normative comunitarie ma d’altro canto espressione di umanità in senso assoluto. È un disegno di legge assolutamente pericoloso che va fermato in ogni modo possibile, per il bene della Natura e, dunque, di tutti noi.

I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

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Tag: tutela ambientale Natura protetta

La nuova, imbarazzante via ferrata “Compagnoni” in Valfurva

La nuova via ferrata ai Forni “Jacopo Compagnoni”, aperta nei pressi del Ghiacciaio dei Forni sopra Santa Caterina Valfurva, in pieno Parco Nazionale dello Stelvio, è un’opera veramente imbarazzante. Lo è per chi l’ha realizzata, innanzi tutto, e lo affermo con tutto il rispetto per il fine di commemorazione che le è stato conferito – Jacopo Compagnoni, guida alpina e fratello della pluricampionessa olimpica Deborah, scomparve travolto da una valanga proprio in Valfurva nel dicembre 2021.

Ribadito dunque il rispetto più assoluto per la rimembranza, non si può non restare basiti di fronte a un’opera del genere, e ciò per diversi motivi. Elenco di seguito i più lampanti:

1) Si realizza una nuova via ferrata in ambiente d’alta quota, dunque un importante segno antropico in un territorio naturale intatto, nel bel mezzo di un parco nazionale, area di massima tutela ambientale e naturalistica prevista dalle leggi nazionali vigenti, che «non nasce per moltiplicare le occasioni di consumo turistico della montagna ma per conservare gli ecosistemi, proteggere il paesaggio e limitare le trasformazioni antropiche. La sua funzione è rappresentare un limite alla continua artificializzazione del territorio, non esserne il laboratorio»[1]. Dunque come può essere ammissibile una nuova ferrata in quel sito protetto?

2) Vengono spese risorse pubbliche al riguardo il che evidenzia la molteplice ipocrisia di fondo dell’opera, che viene realizzata dove non si dovrebbe spendendo per essa soldi dei contribuenti che sarebbero da destinate ad altri scopi, innanzi tutto proprio al sostegno della tutela ambientale della zona, viste le sue riconosciute peculiarità, da parte degli stessi enti pubblici che invece decidono di spenderli in tal modo.

3) Si sostiene che la ferrata nasce per «rendere la montagna accessibile». A parte che accessibile la montagna lo è già in innumerevoli modi, ma si dimentica che la montagna è accessibile a chi è in grado di accedervi in forza delle proprie capacità e delle varie difficoltà da affrontare. Su un sentiero pianeggiante vi possono accedere tutti, su una parete verticale vi accede chi ha l’attrezzatura individuale e le capacità tecnico-atletiche per superarla. Il concetto di “montagna accessibile” è un mero inganno funzionale a infrastrutturare la montagna il più possibile – con ferrate, ciclovie, funivie e quanto altro di simile – che svilisce e degrada l’idea stessa di montagna e della sua frequentazione consapevole e intelligente.

4) Si sostiene che «questa ferrata rappresenterà un grande elemento di attrattività per i turisti e per gli amanti della natura»: ma, come già rimarcato, in un’area di tutela ambientale di interesse nazionale non vanno creati elementi di attrattività turistica, e gli “amanti della Natura” autentici non chiedono e non fruiscono di sicuro di un’infrastruttura artificiale come una via ferrata, elemento antitetico a qualsiasi amore per la Natura!

5) Si sostiene che la nuova via ferrata colma «un vuoto nell’offerta escursionistica locale e dotando il comprensorio di una struttura moderna e attrezzata»: ma, di nuovo, un parco nazionale in quanto area di tutela ambientale trova il proprio senso e il valore esattamente nei vuoti che invece altri territori privi di tutela non hanno, e non devono essere dotati di strutture ludico-ricreative di questo genere, perché se questo accade è il segnale che non si è capito nulla di ciò che è e che rappresenta un parco nazionale!

6) Il Club Alpino Italiano, massimo sodalizio di montagna nazionale, nel proprio “Bidecalogo” sulle vie ferrate parla chiaro, al punto 12: «Nel passato si è assistito alla proliferazione di sentieri attrezzati e vie ferrate che spesso perseguono obiettivi estranei a un corretto spirito sportivo nell’affrontare le difficoltà. Tuttora si deve costatare come in molte zone si continui ad attrezzare nuovi itinerari e/o nell’ampliamento di quelli esistenti. Ciò provoca grave danno all’ambiente di alta montagna, dove prevalentemente questi itinerari si collocano. Il CAI si pone sempre in un atteggiamento di confronto costruttivo con l’obiettivo di disincentivare i soggetti coinvolti e/o in procinto di realizzare nuove vie e/o percorsi attrezzati o di ampliarne uno esistente.» È bene aggiungere che l’Associazione Guide Alpine Italiane (AGAI) è una sezione nazionale del Club Alpino Italiano, la quale dunque dovrebbe osservare quanto prescritto dal sodalizio, non agire all’opposto.

[Il post pubblicato su Facebook dall’Assessore alla Montagna di Regione Lombardia,]
7) Comunque, a riguardo del fine commemorativo della nuova ferrata, come evidenzia bene Mountain Wilderness Italia in questo articolo sulla questione, «La memoria di una persona non si onora perforando una parete di un Parco nazionale per installare decine di metri di cavo d’acciaio, staffe e ancoraggi. La memoria vive nelle opere, nell’esempio, nella cultura, nella trasmissione dei valori. Se ogni alpinista, guida o amministratore che ha lasciato un segno dovesse essere ricordato con una nuova infrastruttura, le Alpi diventerebbero un immenso museo di ferraglia. Esistono molti modi per ricordare una persona: sostenere la formazione delle giovani guide, finanziare progetti di ricerca, restaurare sentieri storici, promuovere iniziative educative, pubblicare studi e testimonianze. Tutti strumenti che lasciano crescere la cultura della montagna senza impoverire la montagna stessa.»

8) Dunque un’opera del genere che “idea” elabora della montagna? Di un luogo selvaggio ma che l’uomo può addomesticare quanto e come vuole, che la si può rendere artificiale pur di concedere a chiunque di fare ciò che altrimenti non saprebbe e potrebbe fare, che non conta più la volontà di elaborare le capacità tecniche e atletiche – ovvero alpinistiche qui – per salire dove altrimenti non si riuscirebbe perché tanto con cavi e pioli lo si può fare comunque, che anche le tutele legali e giuridiche di un’area montana compresa in un parco nazionale non contano nulla, che pure la crescente sensibilità diffusa per l’eccessiva invasività antropica nei territori naturali e la necessità di elaborare il può logico “senso del limite” in ambiti così meravigliosi e delicati non conta nulla. E che una tal degradata “idea” di montagna sia «pienamente condivisa» e dunque sostenuta tanto dalla politica locale quanto dalle guide alpine, con il solito silenzio-assenso del Parco Nazionale dello Stelvio è una delle cose in assoluto più imbarazzanti della questione.

[Il Ghiacciaio dei Forni nell’agosto 2015. Foto di Vanderlei Bissiato, CC BY-SA 3.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Ecco. Potrei andare avanti ancora, ma credo che quanto avete letto fino a qui sia già ampiamente sufficiente a provare perché la nuova via ferrata della Valfurva sia talmente imbarazzante e parimenti sia utile al vostro parere personale al riguardo.

[1] La citazione è tratta da questo articolo pubblicato sul sito di Mountain Wilderness Italia; è linkato anche in un altro dei miei punti.

Scritto il 10 luglio 20269 luglio 2026Categorie Battaglie,Magazzino,Montagne,OpinioniTag AGAI,Alta Valtellina,aree protette,basta ferrate,Bidecalogo,Bormio,Cai valtellinese,Club Alpino Italiano,Comitato Glaciologico Italiano,Deborah Compagnoni,distruzione delle montagne,Ferrata ai Forni,Ferrata Compagnoni,ghiacciaio dei Forni,Gran Zebrù,Gran Zembrù,guide alpine,Jacopo Compagnoni,kit da ferrata,Lago Bianco,Livigno,montagna svenduta,montagna svilita,Monte Cevedale,Mountain Wilderness International,Mountain Wilderness Italia,Ortles Cevedale,Parco dello Stelvio,Parco Nazionale dello Stelvio,Passo di Gavia,politica locale,progressione in ferrata,Regione Lombardia,Rifugio Branca,Rifugio Casati,Rifugio dei Forni,Rifugio Pizzini,Santa caterina Valfurva,senso del limite,sentiero glaciologico,Servizio Glaciologico Lombardo,Tredici cime,turisti in montagna,turistificazione,tutela ambientale Natura protetta,Valfurva,Valtellina,via ferrata1 commento su La nuova, imbarazzante via ferrata “Compagnoni” in Valfurva
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