Le buche nelle strade, un orgoglio italiano

A pensarci bene, le buche nelle strade italiane – quelle che costellano quasi ogni carrozzabile – le eccezioni sono veramente poche – da nord a sud del paese e che puntualmente si moltiplicano solo dopo qualche ora di pioggia un po’ più intensa del normale, rappresentano un’ottima metafora di come è andata l’Italia negli ultimi decenni e fino a oggi.

In principio la strada è bella e ben fatta, l’asfalto liscio e regolare. Dopo qualche tempo comincia a deteriorarsi e dunque viene riasfaltata e più volte negli anni successivi da diverse imprese, tuttavia ogni volta la qualità del lavoro svolto è sempre più bassa. Compaiono le prime grosse buche ma, a differenza di prima, la strada non viene più risistemata per l’intero tratto dissestato ma soltanto nella zona rovinata, e con pezze d’asfalto sempre più ridotte in estensione e in spessore. Purtroppo con il tempo le piogge si fanno sovente violente nel mentre che il traffico sulla strada aumenta: così le buche si formano in gran quantità e con frequenza sempre maggiore e nonostante ciò vengono ormai riparate solo quelle più ampie e profonde, a volte dopo parecchi giorni da quando sono comparse e per di più non si tratta di una vera e propria riparazione, semmai di una sistemazione fatta alla bell’e meglio, un po’ di asfalto a grana grossa buttato nella buca, livellato a colpi di badile e amen. Magari qualche amministratore si vanta pure del lavoro svolto a beneficio degli automobilisti che percorrono la strada; peccato che un tale lavoro così raffazzonato al successivo acquazzone puntualmente si sbriciola, la buca ricompare più grande di prima e, in aggiunta, la strada viene resa ancora più sconnessa (e deprecabile) dai frammenti di asfalto sgretolati che si spargono sulla carreggiata. Finché di lì a qualche ora – a volte giorni, appunto – un nuovo rabbercio compare a cercare di nascondere la buca, fino alla prossima pioggia che farà ripartire la manfrina e riaprire la buca.

Già.

Talmente diffuse, le buche nelle strade italiane, da essere sul serio un inopinato tanto quanto innegabile elemento identitario del paese, ormai. Soprattutto chi giunge dai paesi confinanti mitteleuropei sa di essere entrato in Italia non più per il transito in dogana, oggi molto più aleatorio di un tempo, ma per come la sua auto cominci a sobbalzare e caracollare. Per fortuna le auto e gli pneumatici odierni sono più performanti rispetto a qualche lustro fa, ma non è raro che qualche povero automobilista ci si giochi le gomme o gli ammortizzatori, in un di quelle innumerevoli voragini.

Sono identitarie, le buche italiane, al punto che si potrebbero citare persino nella Costituzione, tipo così: «L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e sfondata sulle buche stradali». Ecco.

P.S.: a meno che tutte quelle buche non siano un’astutissima strategia messo in atto dagli amministratori pubblici italiani per disincentivare l’uso degli automezzi privati e accrescere quello dei trasporti pubblici, a fini ecologici, ambientali, sociali, culturali, eccetera. Tuttavia, non so come mai, seppur affascinante questa mi pare un’ipotesi piuttosto astratta.

“Geomantica”: Dacia Manto a Corbetta dal 16/06 al 15/07/12, by Galleria Brera1

Nella pratica artistica di Dacia Manto il disegno è l’elemento naturale di un’azione che riflette sul momento generativo dell’atto artistico: un laboratorio aperto, un cantiere mutevole, un rifugio precario, uno spazio intimo e un luogo libero del divenire. Un gesto critico, potenzialmente sovversivo, da cui prendono origine e forza anche le installazioni, i video e le sculture dell’artista. (…)
In tutti i suoi lavori Dacia Manto dona vita ad una realtà al limite dell’artificiale, frutto di uno studio approfondito sulla natura esternamente percepita, ma intimamente esperita. Si può parlare di una ecologia del segno e del disegno, non solo nel senso del soggetto, ma anche per la scelta dell’artista di utilizzare e reinterpretare materiali semplici, poveri e immediati: la carta, la grafite, reperti o altri materiali scovati in natura.
Il disegno è spesso il tentativo di rappresentare, mappare, misurare lo spazio, in tutti i casi il modo di pensare e costruire un luogo libero, aperto, mutevole, di radicale autonomia. Costruire un luogo, infine, è anche fare scultura. Geomantica è una sorta di tana che prende forma lentamente sotto gli occhi dello spettatore. Una scultura in perenne trasformazione, in cui i dettagli, sempre mutevoli, fioriscono sulla superficie come muschi o licheni.

(Dal sito web della Paolo Maria Deanesi Gallery, Rovereto. www.paolomariadeanesi.it)

Galleria Brera1, Corbetta, presenta: Dacia Manto, Geomantica. Sala delle Colonne, Palazzo Comunale di Corbetta, Milano.
Inaugurazione sabato 16 giugno 2012, ore 18.00. La mostra resterà aperta dal 16 Giugno al 15 Luglio 2012.
Cliccate sull’immagine dell’opera per visitare il sito web della Galleria Brera1 e conoscere ogni informazione utile sulla mostra, o scrivete a info@galleriabrera1.com
Dacia Manto sul web: www.daciamanto.it

“Marshmallow”: De Francesco, Gobbetto, Gonzato, Manto, Rahimi, by Brera1 Arte Contemporanea. Corbetta, 05-16/05/12


Galleria Brera1 Arte Contemporanea presenta Marshmallow, mostra collettiva con Giovanni De Francesco, Nicola Gobbetto, Paolo Gonzato, Dacia Manto, Farid Rahimi. A cura di Paolo Gonzato.
Inaugurazione: sabato 5 Maggio, ore 18.00, Corbetta, Sala delle Colonne – Palazzo Comunale. La mostra resterà aperta fino al 16 Maggio 2012.
Cliccate sull’immagine per visitare il sito web della Galleria Brera1 e avere ogni utile informazione sull’evento.